
«Groenlandia e Stati Uniti hanno una storia condivisa». Così, il presidente americano Donald Trump ha provato a spiegare al WEF di Davos la sua visione del passato in comune fra l’isola più grande del mondo e gli USA. Nonostante le molte imprecisioni nelle sue dichiarazioni, risulta invece vero il fatto che negli ultimi duecento anni gli Stati Uniti hanno più volte pianificato di acquistarla. Il tycoon ha inoltre sottolineato come gli Stati Uniti abbiano impedito che la Groenlandia finisse sotto dominio nazista durante la Seconda Guerra Mondiale, assumendosi di fatto la responsabilità della difesa dell’isola poiché la Danimarca (Stato sovrano di riferimento) era sotto il controllo della Germania nazista.
Un doppio fine
L’interesse statunitense nei confronti dell’isola, tuttavia, aveva un obiettivo preciso: impedire che la Groenlandia finisse in mani tedesche in quanto importante punto di rifornimento per l’aviazione nordamericana diretta in Europa. In questo senso, l’affermazione di Trump «la Groenlandia è solo ghiaccio e difficilmente può essere definita un Paese» appare decisamente contradditoria, in particolare per il fatto che il tycoon ha definito «stupido» il ritorno dell’isola in mani danesi dopo la fine della guerra. Ma la Groenlandia è della Danimarca, non degli Stati Uniti, anche se concesse agli USA ampi diritti sull’isola nel 1951, permettendo la costruzione di basi militari. Un trattato ad oggi ancora in vigore.
«La Groenlandia è in Nord America»
Il tycoon ha poi rincarato la dose, dichiarando che la Groenlandia fa parte del Nord America e segna il confine settentrionale dell’emisfero occidentale. «Questo è il nostro territorio», ha dichiarato il presidente. Ebbene, l’isola di ghiaccio si trova effettivamente in Nord America, ma non è per niente ovvio che sia un territorio statunitense. Sono infatti quasi 200 anni che gli Stati Uniti stanno provando a metterci mano, con il primo tentativo nel 1867 dopo l’acquisizione dell’Alaska dalla Russia per 7,2 milioni di dollari.
Un po' di storia
1721 e 1868
Nel 1721, la Danimarca colonizzò la Groenlandia. In seguito
al Trattato di Kiel del 1814, la Groenlandia divenne ufficialmente una colonia
del Regno di Danimarca. Dopo l’acquisto dell’Alaska, una buona parte di membri
dell’amministrazione presidenziale USA volevano impadronirsi anche della Groenlandia,
definita in un rapporto del 1868 come una terra dalle risorse naturali inesauribili.
Un piano tuttavia ostacolato da più parti, opinione pubblica compresa che aveva
già definito l’acquisto dell’Alaska una follia.
1910
Nel 1910 spunta un nuovo piano di acquisto: la Danimarca avrebbe ceduto la
Groenlandia e le Indie Occidentali danesi nei Caraibi agli Stati Uniti in
cambio di diverse isole filippine. Il regno avrebbe poi scambiato queste isole
con la Germania, che si stava espandendo in Estremo Oriente, in cambio dello
Schleswig settentrionale, che aveva perso nel 1864. La proposta non ebbe
seguito. E con la sconfitta della Germania nella Prima Guerra Mondiale, la
Danimarca riconquistò lo Schleswig settentrionale senza un accordo.
1917
La Danimarca dimostra di non escludere la cessione di
territori: durante la Prima guerra mondiale vende agli Stati Uniti le
Indie Occidentali Danesi (oggi Isole Vergini Americane) per 25 milioni di
dollari in oro, per evitare un possibile controllo tedesco.
1941
Con la Danimarca occupata dai nazisti, gli USA ottengono il
diritto di installare basi militari in Groenlandia grazie a un accordo
firmato dall’ambasciatore danese a Washington. L’isola diventa un hub
strategico per gli Alleati.
1946
All’inizio della Guerra fredda, il presidente Harry S.
Truman offre 100 milioni di dollari in oro per acquistare l’intera
Groenlandia. Copenaghen rifiuta. L’offerta sarà resa pubblica solo nel 1991.
1951
USA e Danimarca firmano un trattato di difesa che
garantisce ampia libertà operativa americana in Groenlandia. La base di Thule
diventa centrale durante la Guerra fredda.
2019
Donald Trump parla per la prima volta pubblicamente
dell’acquisto della Groenlandia. Danimarca e Groenlandia rispondono: «Non è in
vendita».
2024–2026
Dopo la rielezione, Trump rilancia l’idea, definendola
necessaria per la sicurezza globale, ribadendola anche al World Economic
Forum, senza però minacciare l’uso della forza.

