
Gli Stati Uniti vogliono la Groenlandia. Lo ha ribadito ieri al Wef, il Forum economico mondiale di Davos, il presidente Donald Trump: «Chiedo solo un pezzo di ghiaccio», ha affermato nel suo intervento, specificando che «l’isola artica è ricca di terre rare e ha un’importante valore strategico sulla scacchiera mondiale». L’Isola, basta guardare un mappamondo, si trova all’incrocio tra Nord America e Europa, tra Oceano Atlantico e Mare Glaciale Artico. Anche per questo si parla della rotta commerciale artica, il collegamento più breve tra l’Europa settentrionale e l’Asia Orientale con un notevole risparmio rispetto al transito attraverso il Canale di Suez. «Si pensa alla rotta Artica come a un peso commerciale, ma questo è falso», ci spiega il giornalista Bruno Dardani, specializzato su temi come commerci via mare e logistica. «Una nave portacontainer», aggiunge, «nel suo viaggio dall’estremo oriente all’Europa fa almeno 15 scali in diversi porti, non carica tutto prima di partire e scarica la merce all’arrivo». Inoltre, in Groenlandia «mancano le infrastrutture per pianificare qualche sosta».
La Groenlandia? «Una sorta di parafulmine»
E quindi cosa può rappresentare la Groenlandia per Trump? «La Groenlandia è una rotta strategica a livello militare, per la difesa, e per il trasporto di energia, come il petrolio ad esempio, per approvvigionare un’eventuale flotta stanziale in area Artica», continua il nostro interlocutore. Ma perché si è tornati a parlare così tanto di quest’isola? «Perché concentrandosi su un tema, non si parla di altro. Penso che lo scontro strategico tra le grandi potenze sia, in questo momento, polarizzato tra le altre aree e non sulla rotta artica». Qui gli esempi sono diversi, dalla guerra in Ucraina a quella in Medio Oriente, passando per i conflitti presenti in Africa e la situazione in Sudamerica. Insomma, conclude Dardani, «sono argomenti di distrazione di massa».

