Stazione di Bologna, i giudici: “Fu strage di Stato”
Lo dichiara il Presidente della Corte d’Assise nella sentenza di uno degli attentatori, con contatti anche in Svizzera. I gruppi di estrema destra avrebbero agito in collaborazione con i Servizi segreti per “destabilizzare l’ordine democratico”
di Keystone-ATS/MJ
Stazione di Bologna, i giudici: “Fu strage di Stato”
Foto di Wikipedia

“Il dilemma se la strage alla stazione di Bologna sia stata una strage ‘comune’ o una strage ‘politica’ non esiste. Non esiste in radice, perché si è trattato di una strage politica, o, più esattamente di una strage di Stato”.

Ad un anno dalla condanna dell’ex Nar (Nuclei armati rivoluzionari) Gilberto Cavallini come ‘quarto uomo’ della strage del 2 agosto 1980, che fece 85 morti e oltre 200 feriti, le motivazioni di quella sentenza, scritte dal presidente della Corte d’Assise Michele Leoni, aggiungono altri tasselli alla ricerca della completa verità sulla storia ‘infinita’ dell’attentato alla stazione di Bologna, il più sanguinoso della storia del Dopoguerra italiano.

Le colpe di Cavallini
Cavallini è colpevole “anche nella sola ipotesi ‘minimale’ del contributo logistico e agevolatore dato dall’ospitalità da lui concessa al duo Mambro-Fioravanti”, che insieme a Ciavardini sono già stati ritenuti responsabili, in via definitiva, dell’attentato.

Per il giudice “il fatto che a 37 anni di distanza l’imputazione per la strage di Bologna sia di nuovo ‘implosa’ in un’ottica minimalista e ‘spontaneista’ che riconduce tutto alla dimensione autarchica di quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo (con le bombe, ma anche con il solito corteo di coperture e depistaggi) lascia perplessi, anche perché non si sa attraverso quale percorso istruttorio e/o processuale si sia approdati a ciò”.

“Terrorismo e istituzioni deviate”
Una lettura, questa, che va a braccetto con l’impostazione portata avanti dalla Procura generale di Bologna nel chiedere il rinvio a giudizio, come quinto esecutore della strage, dell’ex Avanguardia nazionale Paolo Bellini, e che vede non solo i Nar, ma tutta la destra eversiva dell’epoca, legata ai Servizi, impegnata in un’opera di destabilizzazione dell’ordine democratico.

Cavallini, si legge nelle 2.118 pagine di una sentenza-trattato, “era tutt’altro che uno ‘spontaneista’ confinato in una cellula terroristica autonoma”, scrive la Corte. E ancora: “Risulta chiaro che, con i suoi ‘collegamenti’, era pienamente consapevole dei disegni eversivi che coinvolgevano il terrorismo e le istituzioni deviate”.

Alibi “illogici e paradossali”, critiche alla Procura
Dalle motivazioni, che smontano gli alibi degli ex Nar definendoli “illogici”, “contraddittori”, “paradossali”, emerge anche una dura critica all’impostazione della Procura di Bologna proprio legata all’inserzione del termine ‘spontaneista’ nel capo d’imputazione, che per Leoni ha “funzionato come clausola di sbarramento per una pronuncia di colpevolezza di Cavallini per strage politica o di Stato”.

La sentenza, smonta anche il giallo dell’86/a vittima, sbandierato dalla difesa dell’imputato dopo che la perizia sui resti di Maria Fresu, una delle vittime della strage, ha dimostrato che i tre Dna repertati dopo la riesumazione non appartengono alla 24enne di Montespertoli (Firenze).

“L’unica spiegazione razionalmente formulabile è che la Fresu sia stata altresì investita da massicci crolli di strutture - scrive la Corte - con l’effetto che il suo corpo sia stato smembrato e frammentato in maniera tale da non rendere più assimilabili i suoi resti, che possono essere andati a finire in contenitori residuali, poi dispersi”.

L’attentatore “protetto anche in Svizzera”
Nella sentenza emerge pure che Cavallini “poteva contare su appoggi e protezioni consistenti anche in Svizzera” e “aveva entrate forse nell’ordine di milioni di dollari, che non derivavano certo dalle rapinette del ‘Nucleo Zeppelin’, dalla ricettazione del ricavato della rapina in danno di Mardochai Fadlun (i cui proventi doveva dividere con Giuliani e Fachini), o dagli omicidi o dalle stragi (a meno che per queste cose non fosse lautamente pagato da qualcuno). Né dai traffici di armi (le armi le vendeva, ma doveva anche comprarle per l’attività criminale sua e del gruppo), né dal traffico di droga (non stiamo parlando di Pablo Escobar)”.

Infine, sintomatico che la vicenda della strage sia destinata a tenere ancora impegnati gli uffici giudiziari, è il fatto che la Corte indichi ai pm di perseguire una serie di reati emersi nel processo, dalla falsa testimonianza alla calunnia, dei quali sarebbero responsabili, tra gli altri, Fioravanti, Ciavardini, l’ex compagna di Cavallini Flavia Sbrojavacca, il generale Mario Mori e Vincenzo Vinciguerra.

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