Estero
“Spero che l’Italia trovi la via per un governo stabile”
Redazione
2 anni fa
È l’auspicio espresso dal professor Alfonso Celotto dopo la notizia delle dimissioni di Mario Draghi. “Vogliamo un esecutivo che decida e faccia le cose”

“La politica italiana ha una durata media dei governi di 14-15 mesi e una luna di miele con i leader di un anno circa. Guardando indietro, difficilmente troviamo un governo che è piaciuto a tutti”. Così si è espresso Alfonso Celotto, professore ordinario di diritto costituzionale, nel commentare l’attuale situazione della politica italiana, risalendo con la memoria addirittura fino ad Alcide De Gasperi nel dopoguerra. Da lì in poi si è governato all’insegna dell’ingovernabilità. E sempre con lo spettro di una nuova crisi, come quella attuale, con le dimissioni di Mario Draghi. “Essere in democrazia è bellissimo, si dice, perché si può parlare male dei capi. Ma al di là di questo, noi che cosa vogliamo? Desideriamo un governo che decida e faccia le cose, nel quale ci sentiamo partecipi per non cadere nell’indifferenza della politica”. Il governo di coalizione, in queste strutture, “riesce a decidere poco e male. Per questo c’è il grande dibattito di passare al presidenzialismo, perché un sistema presidenziale come quello francese o statunitense potrebbe dare più governabilità”.

Di nuovo alle urne
Intanto oggi è stata una giornata di trattative, di veti incrociati e critiche. Se qualche settimana fa lo scenario delle elezioni sembrava remoto, tra circa due mesi gli italiani torneranno alle urne. “Bisogna sperare di andare verso un governo più stabile”, continua Celotto. “In questo momento è difficile dire chi abbia vinto. Noi dobbiamo sperare nel bene del paese”. Se si andrà in campagna elettorale “sarà una grande campagna, bisognerà vedere come gli schieramenti si contrapporranno”. In ogni caso, “secondo me, se guardiamo da qui a 10 anni, l’Italia molto probabilmente sarà governata da partiti che non esistono ancora. Partiti che riusciranno a intercettare la volontà popolare, convogliandola spero non solo nella protesta, bensì creando una struttura più partecipata democraticamente, che coinvolga maggiormente le persone. Noi oggi ci sentiamo molto lontani dai partiti”.

La tecnologia come strumento
Da una parte partiti che non esistono ancora. Dall’altra il grande tema per il futuro della partecipazione dei cittadini nelle scelte politiche con l’utilizzo della tecnologia. “Un uso del metaverso, degli strumenti digitali, consente sia di fare riunioni virtuali, che sono molto più semplici, ma anche di allargare la platea, perché si possono avere milioni di persone in una chat che discutono”. Ovviamente “occorre utilizzare bene questi strumenti, trovare delle regole, però secondo me il futuro è lì. Oppure nella tecnocrazia, ovvero: alla fine decide un algoritmo. Ma spero che ci sia una democrazia partecipativa diretta elettronica”, conclude Celotto.

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