Sciopero della fame per sostenere i migranti a Calais
Gli scioperanti denunciano le insopportabili condizioni di vita degli esiliati sul posto e il dialogo di sordi tra lo Stato e le associazioni umanitarie sulla questione migratoria
Redazione
Sciopero della fame per sostenere i migranti a Calais
Immagine Shutterstock

Uno sciopero della fame a sostegno dei migranti. Accade in Francia, a Calais, dove gli scioperanti denunciano le insopportabili condizioni di vita degli esiliati sul posto e il dialogo di sordi tra lo Stato e le associazioni umanitarie sulla questione migratoria. Sistemati da ieri con i letti da campo nella Chiesa Saint-Pierre de Calais, in place Crèvecœur, i tre promotori della protesta pacifica sono Philippe Demeestere, cappellano del Secours catholique, Anaïs Vogel e Ludovic Holbein, una coppia di trentenni mobilitati da diversi mesi a sostegno dei migranti.

Per loro è la prima volta, scrive Le Monde, ricordando che l’ultimo sciopero della fame risale al 2016, quando diversi iraniani si cucirono letteralmente la bocca e e cessarono di alimentarsi per denunciare le condizioni di vita nella cosiddetta ‘Giungla’ di Calais, nel frattempo smantellata, anche se i problemi restano. I tre scioperanti inviano allo Stato tre richieste fondamentali: che cessi lo sgombero quotidiano degli accampamenti, almeno per i mesi invernali, come anche la confisca degli effetti personali e delle tende. Chiedono infine che si possa ripristinare il dialogo tra le autorità ed associazioni per definire gli spazi di intervento umanitario.

“Espulsioni quotidiane, tende lacerate, beni confiscati”: il 7 ottobre scorso, Human Rights Watch (HRW) denunciava in un rapporto la cosiddetta “politica di dissuasione” attuata dallo Stato francese nei confronti dei migranti che sognano di raggiungere la Gran Bretagna da Calais, con “umiliazioni e persecuzioni quotidiane”. In particolare, l’Ong scrive che a Calais, Grande-Synthe e dintorni, la polizia attua “periodiche espulsioni di massa”, con “operazioni di routine”; che inducono gli esiliati a spostarsi continuamente, mentre “gli agenti confiscano le tende che non possono portare con loro, spesso tagliuzzandole affinché non siano più utilizzabili, come anche altri effetti personali abbandonati”.

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