
Lo ha indicato il suo consigliere Dmytro Lytvyn, senza fornire dettagli su un possibile incontro con il suo omologo statunitense Donald Trump – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è in viaggio per Davos. Lo ha indicato il suo consigliere Dmytro Lytvyn, senza fornire dettagli su un possibile incontro con il suo omologo statunitense Donald Trump. Ieri, lo stesso Trump aveva annunciato che avrebbe incontrato oggi il leader ucraino.
Secondo il quotidiano britannico Financial Times, Zelensky avrà un incontro con Trump intorno alle 13.00. L'attesa per Zelensky era firmare un "piano di prosperità" da 800 miliardi di dollari tra Ucraina, Stati Uniti ed Europa.
Al momento non sarebbe però prevista alcuna firma ufficiale, con la questione della Groenlandia e quella del "Consiglio di Pace" ancora in sospeso. Un altro fattore che avrebbe portato alla decisione di non procedere con il piano per Kiev sarebbe il rifiuto della Russia, finora, di dare disponibilità ad accettare il più ampio piano di pace in 20 punti elaborato dagli Stati Uniti con il contributo di Ucraina ed Europa, scrive il quotidiano.
La Danimarca desidera perseguire «un dialogo costruttivo con i suoi alleati» sulla sicurezza della Groenlandia e dell'Artico, ma nel rispetto della sua «integrità territoriale». Lo ha detto la prima ministra danese Mette Frederiksen.
«Possiamo negoziare tutti gli aspetti politici: sicurezza, investimenti, economia. Ma non possiamo negoziare la nostra sovranità. Sono stato informata che non è stato così», ha dichiarato la premier in una dichiarazione, in seguito all'annuncio del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di una bozza di accordo sulla Groenlandia con il segretario generale della Nato Mark Rutte.
La questione della sovranità non è stata sollevata, ha confermato, in seguito all'annuncio del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di una bozza di accordo con il segretario Generale della Nato Mark Rutte. Anche il capo della Nato ha affermato che il tema della sovranità della Groenlandia non era stato discusso durante i colloqui con Trump.
La prima ministra danese ha sottolineato di aver «coordinato i suoi sforzi» con il governo groenlandese durante tutto il processo di discussione. «Abbiamo mantenuto uno stretto dialogo con la Nato e io stessa ho parlato regolarmente con il segretario generale della Nato Mark Rutte, in particolare prima e dopo il suo incontro con il presidente Trump a Davos», ha spiegato. «Il Regno di Danimarca desidera continuare un dialogo costruttivo con i suoi alleati sulle modalità per rafforzare la sicurezza nell'Artico, incluso il Golden Dome statunitense, a condizione che ciò avvenga nel rispetto della nostra integrità territoriale», ha ribadito.
L'accordo raggiunto sulla Groenlandia prevederebbe la cessione agli Stati Uniti della sovranità su piccole porzioni di territorio groenlandese, dove gli Usa potrebbero costruire basi militari.
Lo rivelano tre alti funzionari al New York Times paragonando la situazione a quella delle basi della Gran Bretagna a Cipro, considerate territorio britannico.
L'idea, hanno riferito i funzionari, è stata del segretario generale della Nato Mark Rutte, che «ci stava lavorando da un po'». Si tratterebbe di un compromesso che la Danimarca è disposta ad accettare.
Lo stesso Rutte ha detto però all'Afp che resta ancora molto lavoro da fare sulla Groenlandia, dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato un accordo quadro per disinnescare le tensioni a seguito dei colloqui. «Penso che ci sia stato un incontro molto positivo», ha comunque commentato l'olandese ieri sera dal Forum economico mondiale di Davos (GR).
Alla domanda di Fox News se la Groenlandia rimarrà sotto la sovranità danese in base al futuro accordo, Rutte ha risposto che l'argomento «non è stato discusso» con Trump. «È concentrato su ciò che dobbiamo fare per proteggere questa vasta regione artica, dove sono in atto cambiamenti e dove cinesi e russi stanno diventando sempre più attivi», ha aggiunto.
Dal canto suo, la Casa Bianca ha confermato che i dettagli dell'accordo quadro devono ancora essere definiti «da tutte le parti coinvolte» e che verranno resi noti in seguito.
«Se questo accordo andrà in porto, e il presidente è molto fiducioso che accadrà, gli Stati Uniti raggiungeranno tutti i loro obiettivi strategici in relazione alla Groenlandia, a costi molto contenuti e per sempre», ha affermato la portavoce Karoline Leavitt.
Il presidente statunitense Donald Trump sarà di nuovo il protagonista della giornata al Forum economico mondiale (WEF) di Davos (GR). Oggi si terrà la prima riunione del suo «Consiglio di Pace», con la partecipazione di almeno una decina fra capi di Stato e ministri.
Alla seduta sono attesi ad esempio il presidente argentino Javier Milei, quello azero Ilham Aliyev e quella kosovara Vjosa Osmani. Per gli USA, saranno presenti anche il segretario di Stato Marco Rubio, l'inviato speciale Steve Witkoff e il genero del presidente Jared Kushner.
Il consiglio, inizialmente concepito per promuovere il piano di pace a Gaza, negli ultimi giorni ha assunto l'aspetto di un concorrente privato delle Nazioni Unite nella risoluzione dei conflitti in tutto il mondo. Dallo scorso fine settimana, diverse decine di Paesi hanno indicato di aver ricevuto inviti a partecipare, tra cui Svizzera, Francia, Germania, Canada, Russia e Cina. La Confederazione sta ancora valutando la questione e per ora non vi prenderà parte, mentre dall'Eliseo, come ad esempio da Svezia e Norvegia, è già giunto un no.
L'incontro avviene mentre Trump sta esercitando pressioni sull'Europa per ottenere la Groenlandia. Ha ribadito le sue intenzioni ieri da Davos durante un lungo e attesissimo discorso, prima di annunciare sul suo social, Truth, che avrebbe ritirato le minacce di nuovi dazi contro otto Paesi europei se il territorio autonomo danese non gli fosse stato ceduto.
L'inquilino della Casa Bianca ha pure rilasciato dichiarazioni sulla Svizzera, che hanno sollevato preoccupazioni riguardo a un ritorno di dazi elevati. Il presidente della Confederazione Guy Parmelin, che ieri si è brevemente intrattenuto con il tycoon, si è tuttavia detto ottimista sul fatto che le tariffe resteranno al 15%, come negoziato a novembre.
Parmelin e il ministro degli esteri Ignazio Cassis stileranno un bilancio della settimana nella giornata odierna. Nel programma ufficiale di oggi del WEF figurano gli interventi di ospiti quali il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il presidente israeliano Isaac Herzog, mentre non si accenna al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il cui potenziale arrivo nei Grigioni resta pertanto avvolto nel mistero.
Il segretario generale della Nato Mark Rutte ha affermato che la questione della sovranità della Groenlandia non è stata sollevata durante il suo faccia a faccia con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
Alla domanda di Fox News se la Groenlandia rimarrà sotto la sovranità danese in base al futuro accordo, ha risposto che l'argomento «non è stato discusso con il presidente».
«È concentrato su ciò che dobbiamo fare per proteggere questa vasta regione artica, dove sono in atto cambiamenti e dove cinesi e russi stanno diventando sempre più attivi», ha aggiunto Rutte.
Non solo. Rutte, ha dichiarato all'AFP che resta ancora molto lavoro da fare sulla Groenlandia, dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato un accordo quadro per disinnescare le tensioni a seguito dei colloqui. «Penso che stasera ci sia stato un incontro molto positivo. Ma c'è ancora molto lavoro da fare», ha dichiarato Rutte al World Economic Forum di Davos.
Rimanendo sul tema, secondo quanto emerso nelle scorse ore, l'accordo raggiunto sulla Groenlandia prevederebbe la cessione agli Stati Uniti della sovranità su piccole porzioni di territorio groenlandese, dove gli Stati Uniti potrebbero costruire basi militari. Lo rivelano tre alti funzionari al New York Times paragonando la situazione a quella delle basi della Gran Bretagna a Cipro, considerate territorio britannico. L'idea, hanno riferito i funzionari, è stata del segretario generale della Nato Mark Rutte che «ci stava lavorando da un po'». Si tratterebbe di un compromesso che la Danimarca è disposta ad accettare.