Putin prepara il suo 9 maggio, cosa succederà?
«Vinceremo come nel 1945», annuncia lo «Zar» russo alla vigilia della commemorazione della vittoria nella Seconda guerra mondiale. Si teme che la parata sarà l’occasione per lanciare una nuova escalation, forse addirittura la mobilitazione totale, anche se qualcuno spera che dovrà fare i conti con le perdite subite
di Keystone-ATS/MJ
Putin prepara il suo 9 maggio, cosa succederà?
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«I nostri militari, proprio come i loro antenati, stanno combattendo insieme per liberare la loro terra natale dalla feccia nazista. E come nel 1945, vinceremo». Con questo messaggio, inviato ai leader delle autoproclamate repubbliche di Donetsk e Lugansk, Vladimir Putin si prepara a celebrare con il popolo russo il Giorno della vittoria contro il nazismo, domani sulla Piazza Rossa. E cresce l’attesa sul messaggio che lo zar vorrà dare al mondo, durante la parata dei gioielli del suo arsenale militare per le strade di Mosca.

Migliaia di soldati in marcia
Nel centro della capitale tutto è pronto per commemorare i 77 anni dalla sconfitta della Germania di Hitler per mano dell’Armata Rossa. Uno spettacolo in scena dalle 9 del mattino sulla televisione di Stato, uno degli appuntamenti più seguiti dell’anno dai russi, quest’anno ovviamente ancora di più.

In parata sfileranno migliaia soldati e circa 130 mezzi, anche i più moderni, come un caccia di quinta generazione, bombardieri a lungo raggio ed il più grande elicottero da trasporto al mondo, l’Mi-2. Per la prima volta otto jet sorvoleranno la Piazza Rossa schierati a «Z», in onore dei militari impegnati in Ucraina. E dopo 12 anni riapparirà l’enorme Il-80, noto come il «Cremlino Volante», destinato ad ospitare il comando russo in caso di guerra nucleare.

«Liberare il Paese dai nazisti»
Accanto a questa coreografia di potenza il pezzo forte, naturalmente, sarà il discorso alla nazione - e all’Occidente - del comandante in capo. Alla vigilia della cerimonia, Putin ha espresso gli stessi concetti con cui ha giustificato l’avvio della cosiddetta «operazione militare speciale» in Ucraina, il 24 febbraio: ossia «liberare» il Paese «dalla morsa del fascismo», che costituisce una «minaccia per la Russia e la minoranza di lingua russa nell’est». E rivolgendosi proprio ai separatisti del Donbass, il presidente russo ha aggiunto che «purtroppo oggi il nazismo sta alzando la testa ancora una volta ed è nostro dovere prevenirne la rinascita».

Sarà guerra totale?
Questa retorica potrebbe preludere all’annuncio di un’ulteriore escalation da parte di Putin. Una delle ipotesi su cui ragionano analisti e governi, inclusa Kiev, è che lo zar sia pronto ad una dichiarazione di guerra totale all’Ucraina, con un maggior coinvolgimento di uomini, mezzi e sostegno da parte degli alleati. Uno scenario plausibile, nella misura in cui nemmeno l’obiettivo minimo della campagna militare, la completa conquista del Donbass, è stato ancora raggiunto. Nel peggiore dei casi, Putin potrebbe persino tornare ad evocare lo spettro della guerra nucleare, come sfida alla Nato.

Si spera in un passo indietro
C’è invece chi ritiene che il leader del Cremlino dovrà fare i conti con le importanti perdite subite finora in Ucraina, almeno 20’000 soldati uccisi (5000 in più rispetto alle perdite in Afghanistan in 10 anni), e con il dramma delle loro famiglie. Così potrebbe limitarsi a celebrare una piccola vittoria, rivendicando i territori strappati a Kiev. A partire da Mariupol, culla del battaglione Azov, che per Putin è sinonimo di nazisti. In questo modo lo zar darebbe comunque al Giorno della Vittoria un’enfasi patriottica, proiettando (almeno per i russi) un senso di invincibilità e fiducia nella potenza di Mosca. E lanciare così un altro avvertimento agli Usa e ai loro alleati a non mettersi sulla sua strada.

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