Polonia antisovranista in piazza a difesa dell’Ue
Il promotore dell’iniziativa Donald Tusk: ‘Vogliamo una Polonia indipendente, europea, democratica, rispettosa della legge e giusta’
di Keystone-ATS
Polonia antisovranista in piazza a difesa dell’Ue
Rivoluzione Liberal Popolare/Twitter

La Polonia che non vuole sentire parlare di un’uscita dall’Ue ha riempito oggi le piazze in diverse città.

Il motivo? Protestare contro la brusca virata nazionalista impressa dalla Corte Costituzionale e cavalcata dal governo conservatore, sempre più in rotta di collisione con Bruxelles.

Parte tutto da una sentenza
Varsavia negli ultimi giorni l’atmosfera è diventata elettrica dopo la sentenza senza precedenti dell’Alta Corte, che ha sancito il primato delle leggi polacche su quelle comunitarie. Lo schiaffo ai trattati ha provocato la reazione preoccupata della Commissione, esacerbando lo scontro sullo stato di diritto con i populisti che governano la Polonia dal 2015.

Ed il primo ministro Mateusz Morawiecki ha tenuto il punto, affermando che «il ruolo dell’Ue è sostenere lo sviluppo dei Paesi, non di imporre idee contrarie alla loro storia e identità e soluzioni legali incompatibili con il loro ordinamento giuridico».

La reazione
Questa volta però l’opposizione ha deciso di dare un segnale chiamando i cittadini pro-europeisti a manifestare contro la deriva sovranista. «Io resto nell’Ue», è stato uno dei principali slogan scanditi nelle piazze gremite di Varsavia e di 30 altre città.

«Vogliamo una Polonia indipendente, europea, democratica, rispettosa della legge e giusta. Questi principi sono oggi schiacciati da un potere privo di coscienza e moralità», ha scandito il promotore dell’iniziativa Donald Tusk. «Vogliono uscire dall’Ue, violare i diritti dei cittadini», è stato il duro attacco d’accusa dell’ex presidente del Consiglio europeo e leader di Piattaforma Civica nei confronti del governo del partito Diritto e Giustizia, espressione del potente leader sovranista Jarosław Kaczynski.

Mentre in Polonia si confrontano le anime pro e contro l’Ue, la Repubblica Ceca resta sospesa dopo le elezioni che hanno visto il premier populista Andrej Babis sconfitto, ma ancora in gioco.

Situazione incerta
Nelle ore successive al voto c’è stata un’evoluzione drammatica con il ricovero in terapia intensiva del presidente Milos Zeman, che deve conferire l’incarico di governo. Il 77enne capo dello Stato, che soffre da tempo di diabete e neuropatia, in serata si è stabilizzato, ma dovrebbe restare in ospedale per almeno tre settimane.

A questo punto la tempistica per la formazione del nuovo governo è quanto mai incerta. Se Zeman non sarà in grado di dare l’incarico, questo potere sarà affidato al nuovo presidente della Camera, che dovrebbe essere espressione delle due coalizioni pro-europeiste che hanno vinto le elezioni. La legislatura scade ufficialmente tra 10 giorni. Troppo poco per Babis, che contava proprio sulla vicinanza a Zeman per riavere l’incarico.

La coalizione tripartita di centrodestra (Insieme), che ha avuto più consensi, si è già accordata con i centristi e il movimento dei Pirati per costituire una nuova maggioranza che cambierebbe l’orientamento della politica nazionale in senso filo-Ue. Con queste premesse il leader di Insieme, Petr Fiala, ha chiesto il mandato per governare.

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