L’arresto del rapper Pablo Hasel divide la Spagna
Il cantante, 33 anni, è stato preso in custodia in mattinata nel rettorato dell’Università di Lleida, in Catalogna. “Non ci zittiranno mai, morte allo Stato fascista”, ha detto il rapper
di Keystone-ATS
L’arresto del rapper Pablo Hasel divide la Spagna

“Non ci zittiranno mai, morte allo Stato fascista”. Queste le parole che il rapper catalano Pablo Hasél, al secolo Pablo Rivadulla Duro, ha rivolto agli agenti al momento dell’arresto, nel nordest della Spagna, dopo la condanna di un tribunale a nove mesi di carcere per “apologia di terrorismo” e “vilipendio della monarchia e delle istituzioni dello Stato”

Il cantante, 33 anni, è stato preso in custodia in mattinata nel rettorato dell’Università di Lleida, in Catalogna. Si era barricato lì il giorno prima, protetto da un gruppo di simpatizzanti, nel tentativo di non farsi catturare. Le autorità giudiziarie avevano emesso nei suoi confronti un ordine di ingresso volontario in carcere valido per dieci giorni, con scadenza fissata lo scorso venerdì. Hasél ha disatteso questa disposizione, sostenendo che sarebbe stata “un’umiliazione” consegnarsi spontaneamente. La polizia catalana, che stamattina ha dispiegato decine di agenti per arrestarlo, lo ha arrestato poco dopo le 8.30 del mattino e trasferito in un carcere di Lleida. Il rapper era stato condannato dal tribunale dell’Audiencia Nacional nel 2018 per alcuni tweet e in un video su Youtube. Tra le fasi contestate ce ne sono alcune che inneggiano a gruppi terroristi, come gli indipendentisti baschi dell’ETA. Altre attaccano la monarchia spagnola (l’ex re Juan Carlos viene definito come “un boss mafioso”) e incitano a compiere azioni violente contro membri di due storiche formazioni politiche, il Partito Popolare e il Partito Socialista. Per i magistrati, questi contenuti rappresentavano un’azione “diretta contro l’Autorità dello Stato nelle sue diverse forme, che le disprezza e sminuisce, alludendo alla necessità di andare oltre con comportamenti violenti, senza esclusione del ricorso al terrorismo”, secondo la sentenza citata all’epoca dal quotidiano El País.

In un primo momento la condanna prevedeva una pena di due anni e un giorno di carcere, più una multa di 24.000 euro. Nel settembre dello stesso anno, una sala d’appello dello stesso tribunale l’ha ridotta a nove mesi, dopo aver concluso che i messaggi del rapper non comportavano “un rischio reale” per le persone: pena poi ratificata nel 2020 dal Tribunale Supremo. Hasél ha alcuni precedenti penali, tra cui una condanna a due anni per motivi simili a quelli che l’hanno condotto in carcere nella giornata di oggi. Il caso Hasél ha incendiato in Spagna il dibattito sui limiti della libertà d’espressione. La scorsa settimana centinaia di artisti, tra cui il regista Pedro Almodóvar, hanno firmato un manifesto in favore della sua libertà. La portavoce del Governo, la socialista María Jesús Montero, ha sostenuto come la condanna mancasse di “proporzionalità”. Forti critiche sono arrivate anche da Podemos, l’altra formazione della coalizione di sinistra al potere in Spagna.

Oggi, su Twitter, il partito ha ripreso una frase pronunciata la settimana scorsa dal suo leader Pablo Iglesias, attualmente vice presidente dell’esecutivo di Pedro Sanchez, con la quale sosteneva che nel paese “non c’è piena normalità democratica”, in riferimento ai leader indipendentisti catalani condannati alla prigione e a quelli che sono all’estero con ordini d’arresto dettati nei loro confronti in Spagna, a cominciare dall’ex presidente catalano Carles Puidgemont. Podemos ha quindi chiesto l’indulto per Hasél e ha presentato una proposta di riforma della legge sulla libertà d’espressione.

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