Kamala Harris: “Non venite negli Usa”
È già polemica in Usa per il monito lanciato agli immigrati centroamericani da Kamala Harris in Guatemala nel suo primo viaggio all’estero, proseguito oggi in Messico
Redazione
Kamala Harris: “Non venite negli Usa”

“Non venite negli Stati Uniti, noi continueremo ad applicare le nostre leggi e a difendere i nostri confini. Se venite sarete respinti”: è già polemica in Usa per il monito lanciato agli immigrati centroamericani da Kamala Harris in Guatemala nel suo primo viaggio all’estero, proseguito oggi in Messico. Un tour che si inscrive nella promessa di Joe Biden di adottare una politica migratoria “più umana” di quella del suo predecessore Donald Trump, affidando alla propria vice il compito di affrontare alle radici le cause del fenomeno.

Ma quelle parole, estrapolate un po’ dal contesto, hanno suscitato critiche a sinistra e sarcasmi a destra, mettendo in difficoltà l’ambiziosa Kamala che, dopo aver rotto il soffitto di cristallo come prima vicepresidente donna (e di colore), stenta ad uscire dall’ombra del boss nonostante il crescente numero di deleghe.

Tra i progressisti si sono levate voci di protesta, come quella di Alexandria Ocasio-Cortez, la pasionaria democratica: “Primo, cercare asilo in qualsiasi punto del confine Usa è un metodo legale di arrivo al 100%”, ha twittato. “Secondo, gli Usa hanno speso decenni contribuendo al cambio di regimi e a destabilizzare l’America latina. Non possiamo incendiare la casa di qualcuno e poi incolparlo perché fugge”, ha aggiunto.

Alcuni repubblicani hanno letto l’appello di Harris come una conferma e una continuità della linea di Donald Trump. In realtà il monito di Harris, anche se con sfumature più dure, è in linea con il messaggio di Biden: “Non venite. Non lasciate le vostre città, le vostre comunità, gli aiuti stanno arrivando”, disse il presidente a metà marzo per fermare le ondate di immigrati in viaggio, speranzosi per il cambio della guardia alla Casa Bianca.

La vicepresidente ha riconosciuto che molte persone sono costrette ad abbandonare il posto dove sono cresciute per sfuggire alla violenza, alla povertà, alla corruzione, ai disastri naturali. “Ma dobbiamo dare un senso di speranza che gli aiuti sono in arrivo, che c’è un motivo di essere fiduciosi nel loro futuro e in quello dei loro figli”, ha spiegato Harris, illustrando gli impegni dell’amministrazione Usa per “lavorare insieme” ai Paesi del centro America e trovare soluzioni a “problemi di lungo termine”. “Non ci sarà una soluzione rapida, non vedremo un ritorno immediato ma vedremo progressi”, ha ammesso la numero due di Biden, criticata dai repubblicani per non essere ancora andata al confine col Messico a toccare con mano quella che definiscono una “crisi”: il mese di aprile ha registrato l’arrivo, senza precedenti in 15 anni, di oltre 178 mila immigrati, di cui più del 40% dal Triangolo nord formato da Guatemala, Honduras e El Salvador.

Biden ha messo sul piatto 4 miliardi di dollari per aiutare i Paesi centro americani a creare sviluppo e lavoro, ma il Congresso non ha ancora approvato la prima tranche di 861 milioni. Intanto la sua vice tesse la tela della cooperazione, firmando accordi anche con il presidente messicano Andrés Manuel Lopez Obrador. Ma perdura lo scetticismo sulla capacità di creare occupazione ed estirpare la dilagante corruzione. E restano tensioni diplomatiche o aperti conflitti con il presidente dell’Honduras, El Salvador e Nicaragua, tre Paesi chiave per fermare i flussi migratori verso gli Usa.

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