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Iran, «Forse più di 30mila i morti in 48 ore di repressione»
©Leo Correa
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Le autorità stanno anche perlustrando le rovine per escludere la presenza di persone intrappolate nell'incendio. Non si hanno notizie sulla possibile causa. – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
2 ore fa
Iran, «Almeno 36.500 le persone uccise in Iran»

Potrebbero essere almeno 36.500 i morti nella repressione delle proteste in Iran: lo scrive Iran International, citando due fonti informate del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale della Repubblica islamica.

In due recenti rapporti dell'intelligence dei Pasdaran- scrive il media di opposizione - datati 22 e 24 gennaio, il numero dei morti era indicato rispettivamente come superiore a 33.000 e a 36.500. I rapporti del Ministero dell'Interno affermano che le forze di sicurezza hanno affrontato i manifestanti in più di 400 città e paesi, con oltre 4.000 scontri segnalati in tutto il Paese. In precedenza, Time aveva riferito di oltre 30mila uccisi solo nelle proteste dell'8 e 9 gennaio citando fonti del ministero della Salute iraniano.

4 ore fa
Iran, «Forse più di 30mila i morti in 48 ore di repressione»

Solo nell'arco delle due giornate dell'8 e 9 gennaio "potrebbero essere state uccise nelle strade dell'Iran oltre 30.000 persone": lo scrive la rivista Time, citando due alti funzionari del Ministero della Salute iraniano coperti da anonimato.

Le fonti hanno riferito che in quei due giorni, un giovedì e un venerdì, le scorte di sacchi per cadaveri sono esaurite e le ambulanze sono state sostituite da autoarticolati a diciotto ruote. La stima di 30.304 morti, scrive Time, non tiene poi conto dei feriti ricoverati negli ospedali militari deceduti successivamente, o delle vittime in aree dove non sono stati forniti bilanci.

Secondo quanto ricostruito da Time nel corso delle ultime settimane, i testimoni riferiscono che milioni di persone erano in strada quando le autorità hanno bloccato Internet e tutte le altre comunicazioni con il mondo esterno. I testimoni oculari e filmati girati con i cellulari, mostrano cecchini appostati sui tetti e camion muniti di mitragliatrici pesanti che hanno aperto il fuoco. Venerdì 9 gennaio, un funzionario dei Pasdaran aveva avvertito sulla tv di Stato chiunque si fosse avventurato in strada che "se un proiettile vi colpisce, non lamentatevi".

Le giornate di protesta dell'8 e del 9 hanno visto una impennata delle manifestazioni, anche a seguito della presa di posizione del presidente Usa Donald Trump, che nei giorni precedenti aveva minacciato il regime iraniano di intervenire militarmente se avesse continuato nella repressione.

Time paragona la mattanza in Iran a quella compiuta dai nazisti alla periferia di Kiev, il 29 e 30 settembre 1941, quando trucidarono 33.000 ebrei ucraini a Babyn Yar.

4 ore fa
Brucia a Gerusalemme la sede dell'Unrwa demolita da Israele

Un incendio è scoppiato nella sede centrale dell'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei profughi palestinesi (Unrwa) a Gerusalemme Est, recentemente demolita da Israele.

Lo riporta il Times of Israel riprendendo una nota del Servizio antincendio e di soccorso.

Nella nota si legge che le squadre sono state chiamate in seguito alla segnalazione di un incendio divampato nel sito raso al suolo e stanno lavorando per contenerlo e spegnerlo. Le autorità stanno anche perlustrando le rovine per escludere la presenza di persone intrappolate nell'incendio. Non si hanno notizie sulla possibile causa.

4 ore fa
Il punto alle 10:30

Cresce la tensione tra Usa-Iran. «Ali Khamenei si nasconde in un rifugio sotterraneo a Teheran», scrivono diverse testate, quasi tutte citando il sito web Iran International, indicato come vicinissimo all'opposizione iraniana. Le cose stanno davvero così? Non è dato saperlo. Il console iraniano a Mumbai respinge questa idea: sostiene che Khamenei abbia «personale di sicurezza a proteggerlo» ma che non si debba «pensare che sia nascosto in un bunker o in un rifugio».

Le tensioni tra Usa e Iran restano però altissime. E l'ipotesi che l'Ayatollah Khamenei si fosse nascosto in un bunker blindato era emersa già lo scorso giugno, in un altro momento di grandissima tensione: durante la «guerra dei 12 giorni» e i raid delle forze israeliane e americane sui siti nucleari iraniani.

Il presidente americano Donald Trump continua a flettere i muscoli. Ma lo fa con le sue consuete giravolte diplomatiche. Da un lato, pare allentare le minacce di un imminente attacco contro l'Iran, sostenendo che il regime avrebbe fermato le esecuzioni di «oltre 830 persone» dopo le proteste scoppiate a dicembre e che la polizia è accusata di aver represso con la più brutale violenza (secondo l'ong per la difesa dei diritti umani Hrana, i morti sono stati almeno 5.002, tra cui 4.716 manifestanti).

Ma dall'altro lato tuona, e afferma che Washington sta «tenendo d'occhio l'Iran» e che «una grande flotta si sta dirigendo in quella direzione». «Vedremo cosa succederà», ha dichiarato pochi giorni fa l'inquilino della Casa Bianca.

Secondo due funzionari Usa interpellati dal New York Times, oltre alla portaerei Lincoln, il Pentagono avrebbe ordinato la scorsa settimana di inviare in Medio Oriente anche tre cacciatorpedinieri lanciamissili e una dozzina di caccia F-15. Dura la replica di Teheran: tratteremo qualsiasi attacco «come una guerra totale contro di noi», dichiara un alto funzionario iraniano citato dal sito web della Reuters.

«Speriamo - afferma ancora - che questo rafforzamento militare non sia finalizzato a un vero scontro ma il nostro esercito è pronto per lo scenario peggiore». Ed è sempre la Reuters a far sapere che diverse compagnie aeree hanno cancellato o cambiato la rotta di diversi voli in tutto il Medio Oriente.

I media israeliani sostengono intanto che il capo del Comando centrale degli Stati Uniti, l'ammiraglio Brad Cooper, sia giunto in Israele per un incontro coi vertici militari locali. E sempre in Israele - annuncia Washington - sono arrivati il genero di Trump, Jared Kushner, e il suo inviato, Steve Witkoff, per fare il punto della situazione e parlare col premier Benyamin Netanyahu di Iran e della situazione nella martoriata Striscia di Gaza.

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