Il vuoto digitale attorno a Trump
Bannato da Facebook e Twitter, il presidente uscente pare stia cercando nuove piattaforme. Ma anche le alternative sono nei guai
di fsu
Il vuoto digitale attorno a Trump

Sospeso da Facebook per almeno due settimane, cacciato da Twitter. Ma ora ci si mette anche Amazon, che ha staccato la spina a quella che sembrava essere l’alternativa, Parler. Dopo la sommossa del 6 gennaio al Campidoglio, Donald Trump si sta scontrando con i colossi del web. Il presidente uscente americano è da tempo che combatte con i social network. Pur essendo la sua piattaforma di comunicazione più importante, infatti, Facebook e Twitter da tempo cercano di mettere in guardia gli utenti sulle affermazioni di Trump, segnalando i contenuti che non corrispondono alla realtà.

Twitter e Facebook

Ma mercoledì, aver invitato i suoi sostenitori a muovere verso Capitol Hill è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Sia Twitter che Facebook hanno iniziato rimuovendo alcuni post, poi hanno sospeso provvisoriamente il presidente, poi lo hanno sospeso a tempo indeterminato. In entrambi i casi il timore è che il presidente possa, attraverso i suoi messaggi, incitare (o quantomeno provocare) nuove violenze.

Adesso arriva Parler

Trump ha già annunciato di considerare la creazione di un suo social network. Annuncio fatto attraverso l’account ufficiale del presidente degli Stati Uniti, @POTUS, con alcuni tweet prontamente cancellati dalla piattaforma. Nel frattempo, però, i media statunitensi affermano che il presidente sia approdato su Parler, un social network che si pubblicizza quale piattaforma per la libertà di espressione, descritto da molti come il Twitter alternativo. Sulla piattaforma da tempo sono approdati molti sostenitori di Trump ed è sufficiente iscriversi per vedere come gli account suggeriti, propongano discorsi vicini a quelli del presidente. La stessa Ivanka Trump, figlia di Donald, si è recentemente iscritta. Non vi sono invece conferme che il presidente abbia creato un suo profilo ufficiale. I profili che portano il suo nome sono innumerevoli, ma probabilmente tutti falsi.

Amazon stacca la spina

Ma anche su Parler c’è un problema. Molte inchieste giornalistiche, tra cui una del Washington Post, hanno infatti mostrato come sia stato uno dei luoghi digitali dove i manifestanti del Campidoglio si siano coordinati. Proprio in seguito a questo, Amazon ha cancellato l’accordo con cui affittava i server al social network, il colosso di Jeff Bezos è tra i maggiori fornitori di spazio web al mondo. Ad annunciarlo lo stesso fondatore di Parler, John Matze: “A mezzanotte di domenica Amazon spegnerà tutti i nostri server in un tentativo di rimuovere completamente la libertà di espressione da internet. C’è la possibilità che Parler resti non raggiungibile per una settimana, mentre ricostruiamo da zero”. Anche Google e Apple hanno preso iniziative simili, rimuovendo l’applicazione dai rispettivi store.

Impossibile staccare tutto

Parler, comunque, è ancora online e non è possibile sapere se il social network di Matze riuscirà a superare la giornata di oggi o meno. Quello che è sicuro è che, in un modo o nell’altro, Trump e i suoi sostenitori riusciranno a trovare un porto sicuro sul web. Affidandosi a piattaforme non statunitensi o creando una propria infrastruttura (anche fisica). Chiaramente un “trasloco” farebbe perdere al presidente uscente la platea generalista.

Nel mondo offline

Intanto nel cosiddetto mondo reale, il vicepresidente Mike Pence potrebbe aver cambiato idea sul 25esimo emendamento. È quanto riporta la Cnn citando sue fonti. Nel Partito democratico, invece, continuano i lavori per lanciare un nuovo impeachment del presidente uscente, sarebbero già 180 i deputati favorevoli. Una mossa che non piace a molti repubblicani, che hanno chiesto ufficialmente a Joe Biden di convincere Nancy Pelosi, promotrice dell’azione, a fare un passo indietro, così da non creare ulteriori tensioni.

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