Il Giappone vuole riavviare un reattore vicino a Fukushima
Entro il 2023 potrebbe ripartire la centrale di Onagawa. A 160 chilometri da quella di Fukushima, la centrale fu danneggiata nel 2011
di Keystone-ATS
Il Giappone vuole riavviare un reattore vicino a Fukushima
La centrale di Fukushima. Foto Shutterstock

Lo ha comunicato il governatore della prefettura di Miyagi, Yoshihiro Murai, ammettendo che la scelta delle 35 municipalità, per quanto difficile, ha a che fare con le aspettative di un ritorno economico per l’intera area e si basa comunque sulla promessa dell’operatore Tohoku Electric Power di un ulteriore aggiornamento delle linee guida imposte dal governo all’indomani della catastrofe del 2011.

“Ci attendiamo la creazione di numerosi posti di lavoro con la ripresa delle attività del reattore numero 2 della centrale di Onagawa e le amministrazioni locali vedranno un maggior introito fiscale dalle imposte sugli immobili e le tasse sui combustibili”, ha detto Murai in una conferenza.

Un muro anti-tsunami

L’operatore punta a mettere in moto l’impianto da 825 megawatt a partire dal 2023, in linea con il completamento delle misure di sicurezza imposte dalle autorità, inclusa la costruzione di un muro anti-tsunami alto 29 metri. Lo scorso febbraio l’Autorità di regolamentazione del nucleare (Nra) aveva dato la certificazione per la riapertura della centrale che contiene un totale di tre reattori e che si prepara a inoltrare una richiesta per il riavvio di un ulteriore reattore.

Al pari della centrale Daiichi di Fukushima, quella di Onagawa dispone di reattori ad acqua bollente (Bwr) e durante il terremoto e il successivo tsunami di 9 anni fa, riuscì ad attivare solo parzialmente il sistema di raffreddamento, riportando circa 1.000 crepe all’interno dell’edificio.

Prima del 2011 il Giappone possedeva 54 reattori, un numero sceso a 33 con la dismissione graduale degli impianti più obsoleti. Attualmente solo nove reattori sono in funzione, distribuiti su cinque centrali atomiche. Il governo ha bisogno di riavviarne almeno 30 per rispettare l’obiettivo di derivare tra il 20 e il 22% del proprio fabbisogno energetico dal nucleare entro l’anno fiscale 2030.

Il disastro nucleare

L’incidente del marzo 2011, innescato dal terremoto di magnitudo 9 e il successivo tsunami, provocò il surriscaldamento del combustibile nucleare, seguito dalla fusione del nocciolo, a cui si accompagnarono le esplosioni di idrogeno e le successive emissioni di radiazioni.

Secondo le statistiche dell’Agenzia nazionale di polizia al primo marzo di quest’anno, il disastro ha provocato 15’899 vittime mentre altre 2’529 persone risultano ancora disperse.

A distanza di oltre nove anni, gli ordini di evacuazione nella zona circostante l’impianto - emessi dalla prefettura locale all’indomani dell’incidente - sono stati in gran parte ritirati, mentre il lavoro di bonifica del territorio prosegue.

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