È utile pubblicare il conteggio dei casi ogni giorno? Se ne discute in Francia
Le cifre più recenti dei test raggiungono proporzioni mai viste. Per l’epidemiologo Bruno Hoen, con la divaricazione crescente fra numero di casi e ricoveri e con l’inflazione di tamponi, “non ha più nessun senso mettersi a contare i tamponi positivi”
Redazione
È utile pubblicare il conteggio dei casi ogni giorno? Se ne discute in Francia

Con il divaricarsi delle cifre fra il numero di ricoveri e il numero di tamponi positivi da parte del ministero della Salute francese anche in Francia diversi virologi ed epidemiologi propendono ormai per l’inutilità di un conteggio quotidiano dei casi di positività. “La diffusione estremamente rapida della variante Omicron - spiega la Direzione generale della Sanità a Libération nella sua rubrica ‘CheckNews’ - ha provocato un aumento eccezionale dei contagi, spingendo i francesi a sottoporsi a tampone in modo massiccio. Così le cifre più recenti dei test raggiungono proporzioni mai viste. Fra il 31 dicembre 2021 e il 6 gennaio 2022, sono stati effettuati circa 9,5 milioni di tamponi”, con un aumento di circa il 25% rispetto alla settimana precedente.

Questa brusca accelerazione e la moltiplicazione dei casi contatto che, a loro volta, facevano il tampone, ha spinto persone asintomatiche a farsi testare (cosa che in precedenza non avrebbero fatto) facendo aumentare ulteriormente il numero dei casi. Stesso discorso per gli autotest, che si sono diffusi ampiamente e portano oggi all’individuazione di positività che non sarebbero emerse in precedenza”. Per l’epidemiologo Bruno Hoen, con la divaricazione crescente fra numero di casi e ricoveri e con l’inflazione di tamponi, “non ha più nessun senso mettersi a contare i tamponi positivi”. Per lui, “bisogna smettere di utilizzare quell’indicatore, e guardare unicamente al numero di forme gravi che necessitano il ricovero in ospedale. È questo l’indicatore che conta”.

Parere più sfumato per un altro epidemiologo, Yves Coppieters, intervistato dalla tv Lci. Per lui, è meglio continuare a prendere in esame “i due indicatori, anche se non sono più legati”, perché “vigilare sui contagi” consente anche “di sorvegliare le caratteristiche delle persone contaminate”.

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