Djokovic si allena in attesa della decisione sul visto
Il ministro per l’immigrazione australiano deve ancora decidere un’eventualre revoca. Al vaglio alcune incongruenze nelle dichiarazioni rilasciate dal tennista al suo arrivo in Australia
Redazione
Djokovic si allena in attesa della decisione sul visto
Immagine Shutterstock

Novak Djokovic si prepara agli Australian Open, che prendono il via il 17 gennaio, allenandosi a porte chiuse alla Rod Laver Arena di Melbourne in attesa delle decisioni del ministero per l’immigrazione australiano. Dopo aver vinto la battaglia legale ieri contro la cancellazione del suo visto, la star del tennis deve infatti aspettare la mossa del ministro Alex Hawke che potrebbe decidere di annullarlo in base alla sezione 133C(3) del Migration Act. “In linea con il principio del giusto processo, il ministro esaminerà a fondo la questione”, si legge in una nota del portavoce di Hawke. Secondo i media locali sarà tuttavia difficile che una decisione arrivi entro oggi.

Incongruenze nelle sue dichiarazioni
Secondo quanto riferiscono i media australiani al vaglio del ministro ci sarrebbero delle incongruenze nella dichiarazione rilasciata dal 34enne al suo arrivo in Australia, come riportato dalle carte rese pubbliche dal tribunale. Il tennista ha per esempio dichiarato di non aver viaggiato nei precedenti 14 giorni all’ingresso nel Paese. Il 34enne serbo tuttavia ha viaggiato da Belgrado (dove è stato visto a Natale giocare a tennis per strada) a Marbella, sua ‘sede spagnola’, da dove si sarebbe imbarcato per l’Australia. Sul modulo in cui è stata formulata la domanda: “Avete viaggiato o viaggerete nei 14 giorni precedenti il vostro volo per l’Australia?” è chiaramente specificato che “dare informazioni false o ingannevoli è un reato grave. Si può anche essere soggetti a una sanzione civile per aver dato informazioni false o fuorvianti”. Djokovic si è giustificato davanti ai funzionari di frontiera sostenendo che la dichiarazione di viaggio australiana era stata compilata da Tennis Australia a suo nome.

La presa di posizione dell’Atp
Intanto l’Atp ha commentato la decisione del Tribunale australiano: “Accogliamo con favore la sentenza. Si continua a raccomandare vivamente la vaccinazione. Siamo incoraggiati dal fatto che il 97% dei Top 100 si sia vaccinato prima degli Australian Open”. “Arrivando a Melbourne, è chiaro che Djokovic pensava di aver accesso all’esenzione medica necessaria per adempiere ai requisiti per entrare nel Paese”, si continuna a leggere. “Gli eventi che hanno preceduto la sentenza di lunedì sono stati dannosi in tutti i sensi, incluso per la preparazione di Novak al torneo. Le richieste di esenzione medica dei giocatori vengono valutate da un ente indipendente dall’Atp, che comunque è rimasta in costante contatto con Tennis Australia per chiedere chiarezza lungo tutto il processo. Accettiamo il verdetto dell’udienza di lunedì, e approcciamo con entusiasmo le prossime settimane di grande tennis”. “Più in generale - prosegue la nota - continuiamo a raccomandare fortemente la vaccinazione per tutti i giocatori dell’Atp Tour, in quanto la riteniamo essenziale per il nostro sport per affrontare la pandemia. Ciò è supportato da evidenze scientifiche che chiariscono i benefici dei vaccini e serve anche a soddisfare i requisiti per viaggiare, che, anticipiamo, verranno resi più stringenti”.

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