Djokovic, il ministro prende tempo sul visto
Il ministro dell’Immigrazione australiano Alex Hawke ha deciso di prendersi oltre le 4 ore previste dalla legge per decidere se annullare il visto al tennista. Nel frattempo la polizia fa uso di spray al pepe contro i tifosi riuniti di fronte allo stabile dei legali del 34enne
Redazione
Djokovic, il ministro prende tempo sul visto
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(Aggiornamento delle 11.45) - Il ministro dell’immigrazione australiano non prenderà una decisione imminente sulla revoca del visto di Novak Djokovic. Alex Hawke aveva quattro ore di tempo dalla decisione del tribunale per esercitare il suo potere personale ai sensi del Migration Act nel caso in cui il governo avesse voluto tenere in detenzione il campione di tennis. Ma il Governo ha deciso di non prendere una decisione entro il periodo di quattro ore, ciò significa che Djokovic è per il momento libero. Il ministro dell’immigrazione può comunque ancora decidere se annullare ancora il visto. Si prevede possa farlo nella giornata di domani, scrive il quotidiano australiano The Age.

Voci di un possibile arresto
Dopo la decisione del tribunale di rilasciare il tennista, si è parlato di un possibile arresto di Djokovic. Il portale serbo kurir.rs ha parlato di arresto, con il fratello che ha confermato il fermo alla TV PRVA. Diversi siti australiani e inglesi hanno parlato di una presenza massiccia delle forze dell’ordine davanti all’ufficio dei legali di Djokovic. In seguito le voci di un suo arresto sono però state smentite da fonti governative, riportano i portali australiani The Age e The Sydney Morning Herald. Nel frattempo diversi tifosi del tennista si sono riuniti davanti allo stabile e, tra musica e balli, hanno intonano in coro “free Novak”. La polizia ha dovuto fare uso di spray al pepe quando alcune persone hanno assalito un’auto che usciva dallo stabile.

Djokovic vince la battaglia legale
Il tribunale australiano ha annullato lunedì mattina la decisione del governo di annullare il visto della star del tennis, riaccendendo dunque la possibilità che possa partecipare al torneo Australian Open. Il giudice della corte Antohny Kelly ha ordinato l’immediato rilascio di Djokovic dalla struttura dove è detenuto da giovedì dopo aver annullato la decisione del governo. L’udienza (online) tra i legali di Novak Djokovic e le autorità australiane per decidere se la superstar del tennis può rimanere a Melbourne è iniziata attorno alla mezzanotte (ora svizzera), in leggero ritardo a causa di un problema tecnico, ed è proseguita durante tutta la notte. Il giudice Kelly ha ritenuto “irresponsabile” il modo in cui il funzionario doganale ha preso la decisione di annullare il visto del 34enne e il ministero degli affari esteri deve prendere le misure necessarie per liberare Djokovic dalla detenzione entro e non oltre 30 minuti dopo l’ordine. Anche il suo passaporto e i suoi effetti personali devono essergli restituiti il prima possibile, ha detto il giudice Kelly. Il governo dovrà inoltre assumersi le spese legali. Secondo il giudice, al tennista serbo non è stato dato abbastanza tempo dopo la sua detenzione per discutere con i suoi avvocati e gli organizzatori del torneo.

Il governo potrebbe decidere nuovamente di revocare il visto
Non è tuttavia ancora detta l’ultima parola. Il ministro federale per l’immigrazione ha avvertito che potrebbe esercitare ulteriori poteri per annullare nuovamente il visto di Novak Djokovic. L’avvocato del governo, Christopher Tan, ha detto che il ministro dell’immigrazione Alex Hawke valuterà ora se esercitare il suo “potere personale” per revocare nuovamente il visto. Secondo la legge sull’immigrazione australiana, il ministro ha poteri eccezionali per annullare i visti per qualsiasi motivo.

La vicenda
Djokovic, ricordiamo, è arrivato mercoledì scorso per partecipare al torneo e al suo arrivo in aeroporto è stato interrogato. Il suo visto è stato poi revocato e il campionte è stato trasferito in una struttura di detenzione per immigrati a Melbourne in attesa dell’espulsione. Si riteneva che Djokovic, non vaccinato, non avesse fornito prove adeguate per un’esenzione medica.

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