Crisi in Austria, Kurz in bilico ma non si dimette
Il governo austriaco di popolari e Verdi è sempre più in bilico dopo l’inchiesta della procura anti-corruzione che ha travolto il cancelliere Sebastian Kurz su presunte irregolarità nel finanziamento con fondi pubblici di alcuni sondaggi favorevoli al suo partito
di Keystone-ATS
Crisi in Austria, Kurz in bilico ma non si dimette

“Le accuse sono false, ma proprio perché sono false mi danno la forza per difendermi e per andare avanti”, ha annunciato il 35enne leader dell’Oevp prima di salire alla Hofburg ed incontrare il presidente Alexander Van der Bellen, che in questa situazione vuole vederci chiaro. Purtroppo per Kurz però gli ecologisti alleati al governo hanno preso seccamente le distanze, mettendo in discussione la “capacità d’azione” del cancelliere.

Quello tra popolari e Verdi non è mai stato un matrimonio d’amore: troppo distanti le posizioni su alcuni temi cruciali come l’immigrazione e l’ambiente, e troppo ingombrante la figura del giovane e carismatico cancelliere. Ora tutto rischia di precipitare a poco più di un anno e mezzo dalle nozze. Difficilmente gli ecologisti infatti, come ha ammesso il vice cancelliere Werner Kogler, potranno “far finta di niente e tirare dritto” dopo le perquisizioni in Cancelleria e nella sede dell’Oevp. Van der Bellen in queste ore frenetiche si sta confrontando con tutti i partiti presenti nel Nationalrat sulla “difficile situazione nella quale si trova il Paese”, come ha detto Kogler. Gli stessi Verdi hanno invitato tutti i capigruppo ad un giro di consultazioni. Mentre i tre partiti di opposizione - Spoe, Neos e Fpoe - hanno annunciato mozioni di sfiducia contro il cancelliere, che dovrebbero essere votate martedì, quando il Parlamento si riunirà per una seduta straordinaria.

Che nella tempesta Kurz provi a tirare dritto non è una grande sorpresa. “È giusto che la giustizia indaghi contro chiunque, ma la presunzione di innocenza è un pilastro della nostra democrazia, almeno fino a ieri”, ha fatto presente il cancelliere facendosi largo tra le telecamere e i fotografi prima dell’incontro con Van der Bellen. “L’Oevp - ha proseguito - si impegnerà per garantire stabilità al Paese. Con i Verdi finora abbiamo governato bene, durante la difficile fase della pandemia e ora varando l’importante riforma fiscale. Se ora ritengono di volersi cercare una nuova maggioranza sono liberi di farlo”, ha tagliato corto Kurz in tono di sfida. Per gli ecologisti la strada da percorrere sarebbe infatti quella di un maxi rimpasto, ovvero proseguire la collaborazione con i popolari ma senza Kurz e il suo cerchio magico. Un sogno che è destinato a restare tale, anche perché sia i ministri che i governatori dell’Oevp hanno blindato il loro leader: o con lui o con nessuno. “Resta molto da fare di quanto previsto dall’accordo di coalizione che porta la chiara impronta di Kurz - hanno messo nero su bianco gli esponenti del partito popolare -. Kurz è il cancelliere democraticamente legittimato ed espressione della volontà degli elettori, come dimostrano le due ultime tornate elettorali”.

Un’altra ipotesi che circola a Vienna è quella di un governo di larghe intese, forse addirittura con l’ultradestra Fpoe, ma anche questa appare difficilmente realizzabile e dal futuro incerto. Una novità assoluta per l’Austria, Paese di grande stabilità politica con appena 14 cancellieri dal dopoguerra ad oggi, sarebbe poi un esecutivo tecnico di esperti. L’ultima strada porta invece ad elezioni anticipate che però - tranne l’Oevp - nessuno sembra voler percorrere. Uscendo dalla Hofburg, Kurz è stato accolto da una folla di giornalisti e qualche sporadico grido e cartellone di manifestanti che ne chiedevano le dimissioni. “Il Volkspartei è pronto ad ogni scenario”, ha assicurato il giovane cancelliere con il suo sorriso instancabile. Sono i Verdi ora che hanno la palla tra i piedi e, dopo i palleggi di rito per guadagnare un po’ di tempo e stancare l’avversario, devono decidere il prossimo tiro. Al più tardi entro martedì.

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