Cosa sta succedendo tra Stati Uniti e Iran?
Ecco cosa c'è da sapere sulla situazione creatasi dopo l'uccisione in Iraq del generale iraniano Soleimani da parte di un drone statunitense
Redazione
Cosa sta succedendo tra Stati Uniti e Iran?
Cosa sta succedendo tra Stati Uniti e Iran?

Il generale iraniano Qassem Soleimani, figura chiave del Medio Oriente, è stato ucciso nella notte fra giovedì e venerdì all’aeroporto internazionale di Baghdad durante un raid con droni ordinato dal presidente americano Donald Trump. Di conseguenza, la tensione tra Stati Uniti e Iran è altissima e a risentirne è anche l’economia mondiale. Gli analisti concordano su due cose: in primo luogo l’attacco degli USA è una vera e propria dichiarazione di guerra e, in secondo luogo, quasi sicuramente l’Iran vendicherà la morte di Suleimani.

Chi era Qassem Soleimani?Nato nel 1957, Soleimani era dal 1998 a capo delle forze speciali Al Quds, nonché il corpo speciale delle guardie rivoluzionarie iraniane con l’incarico di compiere operazioni segrete all’estero. Pertanto negli ultimi vent’anni è stato responsabile di quasi tutte le più importanti operazioni militari: dalla Siria all’Afghanistan al Libano.Gli uomini della CIA impegnati nella regione hanno definito Soleimani “il funzionario più potente che si trova oggi in Medio Oriente”. Di Soleimani sappiamo che era stato la mente dietro i principali conflitti mediorientali degli ultimi anni, aveva organizzato la guerra del presidente siriano Bashar al-Assad contro i ribelli, la presenza filo-irachena in Iraq e ad un certo punto anche la lotta contro l’Isis.Dal momento della sua uccisione, Soleimani è però diventato il martire per eccellenza, nonché la figura attorno alla quale Teheran può ricompattare un paese estremamente diviso al proprio interno.

La dinamica dell’attaccoLe prime ricostruzioni parlano di missili a pioggia lanciati da un drone su più di un convoglio all’aeroporto di Baghdad. Le conseguenze di un gesto simile, spiegano gli esperti, saranno ingenti. La scelta di assassinare Soleimani era già stata messa al bando per evitare una guerra tra Iran e Stati Uniti. Stando alle informazioni che stanno circolando, Donald Trump avrebbe dato il via libera all’opzione presentatagli dal Pentagono già qualche giorno prima. La decisione di Trump sarebbe stata presa alla luce di un’escalation di violenza registratasi a Baghdad nel corso dell’ultima settimana, culminatasi poi nell’assalto all’ambasciata statunitense condotto da miliziani iracheni collegati all’Iran e poi nell’uccisione di un contractor civile statunitense.

Le giustificazioni dalla Casa BiancaLa giustificazione ufficiale da parte della Casa Bianca è quella della “difesa preventiva”, contro gli attacchi a obiettivi statunitensi che il generale Suleimani stava pianificando in Iraq. Forse plausibile, ma impossibile da verificare e per questo motivo l’ONU si è espresso in merito denunciando “gli omicidi mirati attraverso i droni perché non vengono giustificate nel diritto internazionale umanitario oltre che a presentare una seria sfida alla sovranità nazionale”.

Un calcolo di politica estera e di politica internaLa volontà di attuare una mossa del genere può essere stato un mix di fattori. Da una parte la politica interna, il 2020 infatti è l’anno delle elezioni americane e, lo ricordiamo, per Trump non sono stati mesi proprio facili visto e considerato l’impeachment nei suoi confronti. Perciò, secondo gli esperti di politica internazionale, si può sospettare che possa essere una sorta di mossa tattica da presentare ai cittadini statunitensi.Per quanto riguarda la politica estera, invece, Trump ha agito in ordine con la strategia della massima pressione a proposito delle petroliere nel Golfo, alla base della quale c’è l’idea che un Iran indebolito e piegato possa chiaramente crollare alle proprie richieste.

La tensione è altissimaLa morte di Soleimani segna però l’inizio di fortissime tensioni in Medio Oriente e non solo. Teheran, dove il generale era visto come un eroe nazionale, ha subito parlato di “atto terroristico internazionale”. Inoltre, il ministro degli esteri iraniano Javad Zarif ha twittato puntualizzando che: “Gli Stati Uniti dovranno assumersi la responsabilità di questo atto”. Anche da Teheran è arrivato il commento del Presidente Hassan Rohani il quale afferma che: “Gli iraniani e le altre nazioni libere del mondo si vendicheranno senza dubbio contro gli USA criminali”.

 

I rischi di un’escalationLa Repubblica Islamica, lo ribadiamo, ha quindi promesso che l’uccisione di Soleimani non potrà rimanere impunita. Da qui il rischio di una formazione bellica a livello mondiale. L’Iran dispone della capacità di colpire obiettivi statunitensi nella regione e nelle zone degli alleati, tra cui Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti. Ciò che è certo secondo gli esperti è che l’Iran è praticamente obbligato a rispondere all’uccisione di Soleimani. Di conseguenza però, alle forze iraniane non può non essere evidente che una risposta eccessiva potrebbe provocare una replica statunitense, portato i due paesi in un’escalation senza fine.Trump nei giorni scorsi, per cercare di impedire che l’Iran possa rispondere in maniera massiccia, ha minacciato, sempre via Twitter, di colpire 52 siti sul suolo iraniano - come il numero dei diplomatici statunitensi presi in ostaggio a Teheran nel 1979 - e di portare avanti un’offensiva “anche in modo sproporzionato”.

Le possibili reazioni da parte dell’IranUna reazione forte che potrebbe dunque attuare la parte colpita è quella di accelerare il programma nucleare o attuare una reazione militare nel tentativo di internazionalizzare la crisi cercando appoggio dal fronte anti-statunitense e quindi cercando consenso da Russia e Cina. Nelle prime ore di mercoledì 08 gennaio l'Iran ha lanciato l'operazione "Soleimani martire" attraverso un attacco missilistico in due basi irachene che ospitano truppe statunitensi. Dopo gli attacchi, il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif ha twittato nelle prime ore di mercoledì mattina che l'Iran non "ha cercato l'escalation o la guerra".

Alle nostre altitudini, il DFAE si è espresso in merito cercando di fare da mediatore tra Iran e USA al fine di evitare ogni escalation possibile. Ovvio è che ci sia aria di guerra, dettato appunto dal fatto che l’Iran non è una potenza isolata ma che fa molto affidamento su Putin e proprio quest’ultimo non può permettere che l’Iran venga sconfitto.

(Crediti foto: Masoud Shahrestani)