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Como, infermiera narcotizzata e abusata
Immagine Shutterstock
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8 giorni fa
Un medico primario di anestesia della clinica di Villa Aprica avrebbe narcotizzato e stuprato un’infermiera con cui aveva avuto una relazione. L’abuso sarebbe avvenuto a casa dell’uomo, ma lui nega ogni accusa

È stato arrestato nelle ultime ore il medico, primario del reparto di anestesia, che a inizio luglio avrebbe narcotizzato e poi stuprato un’infermiera con cui aveva avuto una relazione, ormai terminata da mesi. Lo riporta la Provincia di Como, dove si legge che l’uomo, 52enne di Saronno, lavorava presso la clinica Villa Aprica di Como ed è anche titolare di uno studio medico a Saronno, nonché consulente di diversi studi dentistici. L’abuso sarebbe avvenuto nell’appartamento dell’uomo, dove la donna si era recata in serata; serata di cui però non ricorda quasi nulla. Ore di vuoto che ha cercato di ricostruire il giorno seguente, durante la telefonata con il medico, il quale nega però tutte le accuse nei suoi confronti.

Le accuse
L’accusa da parte del gip (giudice per le indagini preliminari) di Busto Arsizio è quella di violenza sessuale aggravata dall’uso di sostanze narcotiche, con l’ipotesi che abbia anche somministrato alla donna una dose di sedativo che l’avrebbe indotta in stato di incoscienza. Il giorno seguente la donna ha telefonato l’uomo e, dopo aver registrato la conversazione, si è recata dai carabinieri di Turate per sporgere denuncia. Il medico, nella telefonata, avrebbe ammesso di averle somministrato un farmaco per poi abusare di lei quando era ormai priva di sensi.

Le indagini
Questa brutta vicenda è stata la scintilla che ha scatenato un’indagine coordinata dalla Procura di Busto Arsizio, che ha poi dato seguito a diverse testimonianze collaterali, così come l’esito di perquisizioni portate avanti a carico dell’indagato, soprattutto sui suoi apparecchi telefonici e informatici. Di particolare importanza sono state le analisi delle cronologie di ricerca online, che hanno evidenziato che dal 1° luglio il medico si sarebbe informato sulle conseguenze di uno stupro commesso tramite l’uso di farmaci, nonché sui costi dei risarcimenti delle spese processuali. Ma non finisce qui: l’uomo avrebbe anche condotto delle ricerche su internet sulle conseguenze a cui si va incontro quando si picchiano e si uccidono i cani (la donna ne possiede più di uno), così come i segnali premonitori dei serial killer. Un campanello d’allarme che non ha lasciato indifferenti gli inquirenti e che ha permesso loro di tracciare una premessa di potenziale pericolosità sociale.

L’interrogatorio
A queste scoperte si è poi aggiunto un ulteriore episodio, avvenuto successivamente alla perquisizione, quando l’uomo era già a conoscenza di essere indagato. A fine luglio si sarebbe infatti avvicinato alla donna sul luogo di lavoro, spaventandola al punto da portarla a chiedere aiuto. Dopodiché è stato interrogato dal magistrato, dove ha fornito una sua versione dei fatti, negando ogni accusa (sia la somministrazione del farmaco sia lo stupro). La richiesta del suo arresto è la dimostrazione della credibilità della versione fornita dalla vittima, supportata anche da ulteriori riscontri che hanno tutta l’aria di andare verso un quadro accusatorio sufficientemente definito e l’esigenza di preservarlo da un eventuale inquinamento delle prove.

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