Brexit: la legge supera il primo scoglio
La seconda lettura del provvedimento - voto introduttivo in aula - è passata ieri sera con 340 sì e 263 no, ma con una maggioranza azzoppata da varie astensioni che lascia intuire una partita forse ancora aperta
Redazione
Brexit: la legge supera il primo scoglio

Primo scoglio superato alla Camera dei Comuni britannica per il contestatissimo progetto di legge del governo di Boris Johnson che mira a rimettere in discussione attraverso una norma nazionale (Internal Market Bill) alcuni degli impegni presi per il dopo-Brexit nell’Accordo di recesso firmato con l’Ue, in particolare sullo status commerciale e doganale dell’Irlanda del Nord, e che ha scatenato l’ira di Bruxelles. La seconda lettura del provvedimento - voto introduttivo in aula - è passata ieri sera con 340 sì e 263 no, ma con una maggioranza azzoppata da varie astensioni che lascia intuire una partita forse ancora aperta nelle prossime tappe dell’iter.

Accenti sulla potenziale violazione del diritto internazionale
Alla maggioranza teorica Tory di più 90 circa sono mancati una ventina di ribelli, critici con diversi accenti sulla potenziale violazione del diritto internazionale espressa in alcuni punti del testo: un segnale che il governo potrebbe essere ancora a rischio nelle votazioni destinate entro la prossima settimana ad affrontare emendamenti ideati per annacquare almeno in parte la legge; senza contare il successivo passaggio tecnico in una Camera dei Lord ostile.

Johnson attacca l’Ue
L’Internal Market Bill è stato difeso in apertura di dibattito dal premier Johnson in persona e nelle conclusioni pre-voto di ieri sera dal ministro Michael Gove, dottor sottile del gabinetto Tory. Johnson ha attaccato a spada tratta l’Ue, accusandola di non aver negoziato “in buona fede” l’intesa sul divorzio e d’aver mostrato un approccio “estremo” nei successivi colloqui sulle future relazioni commerciali, tuttora in corso ma al momento in stallo.

Barriere con l’Irlanda
Ha poi sostenuto che in caso di fallimento finale di questi colloqui sarebbe pronta a pretendere un vero e proprio confine doganale fra Irlanda del Nord e resto del Regno Unito mettendo a rischio “l’integrità territoriale” britannica; e che l’approvazione finale della legge servirà a togliere dalle mani dei 27 questa “pistola”, spingendoli semmai verso un compromesso negoziale con Londra sul libero scambio: compromesso che il governo resta impegnato a raggiungere, ha poi minimizzato Gove. In nessun caso, ha assicurato comunque Johnson, deal o no deal, il suo governo porrà barriere alla frontiera fra l’Irlanda del Nord e la Repubblica d’Irlanda, nel rispetto di quanto previsto dallo storico accordo di pace del Venerdì Santo 1998. La perorazione non ha però convinto una parte di deputati conservatori, che ha annunciato di non poter dare in coscienza l’approvazione finale a questo testo se non sarà emendato.

Rigetto dall’opposizione
Mentre è stata rigettata duramente dalle opposizioni, col laburista Ed Miliband che ha accusato governo e premier di “incompetenza”, di “teppismo legislativo” e di “gettare fra i rifiuti la reputazione internazionale” del Regno con un atto legislativo criticato fra gli altri dagli ultimi tre ex attorney general Tory e - bipartisan - da tutti e cinque gli ex primi ministri britannici viventi (John Major, Tony Blair, Gordon Brown, David Cameron e Theresa May, unica ancora in Parlamento).

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