“Baleari? Mascherina anche in spiaggia”
Questa una delle misure sanitarie adottate dalle autorità della meta turistica ambita da mezzo continente, che ha dovuto approntare un intero settore per far fronte all’afflusso di turisti. Ne parliamo con il giornalista Mario Magarò di Barcellona
Redazione
“Baleari? Mascherina anche in spiaggia”

Non solo nel nostro Cantone ma in tutta Europa si muovono flussi di turisti che cercano di sfuggire alle restrizioni casalinghe passando qualche giorno all’estero, possibilmente al mare. Una delle mete più ambite, specialmente dall’area di lingua germanica, sono le isole baleari, che risultano tuttavia ancora offlimits per gli stessi cittadini spagnoli. Una situazione paradossale che si è acuita quando, a seguito dell’apertura della frontiera tedesca, le autorità hanno dovuto approntare strutture di test per il tampone al rientro e alberghi per gli eventuali positivi, con misure di sicurezza accentuate. Teleticino ne ha parlato con Mario Magarò, giornalista di stanza a Barcellona, che ha fatto anche il punto sulle stranezze e i paradossi della situazione spagnola.

Com’è la situazione, sia dal punto di vista sanitario che dalle regole introdotte per fronteggiare la pandemia?
“Ci sono differenze importanti a seconda delle diverse regioni autonome della Spagna, soprattutto per quanto riguarda l’apertura di bar e ristoranti. Abbiamo da un lato Madrid dove la Presidente della regione è al centro della polemica perché negli ultimi giorni hanno fatto il giro del mondo le immagini delle strade e dei bar affollati della città. Affollati soprattutto da giovani francesi che, per sfuggire al lockdown quasi totale della Francia, sono venuti a Madrid per poter vivere e cercare dello svago. Quindi a Madrid è tutto aperto, c’è solo il coprifuoco dalle 23 alle 6 del mattino, mentre per esempio in Catalogna i bar e ristoranti sono aperti solo fino alle 5 di pomeriggio. Durante il periodo pasquale intanto, per tutta la Spagna, è stato stabilito il divieto assoluto di spostamento dalla comunità autonoma di residenza, però manca una gestione univoca per quanto riguarda l’emergenza sanitaria”.

Le baleari si preparano accogliere turisti da tutta Europa, Svizzera e Ticino inclusi. Com’è possibile? Non ci sono restrizioni?
“Le restrizioni ci sono e proprio questi numerosissimi arrivi, per la maggior parti di turisti tedeschi, hanno fatto si che le autorità delle Baleari chiudesse gli spazi interni di bar e ristoranti e imponesse l’obbligo della mascherina anche in spiaggia, che dev’essere rispettato da tutti i turisti. Questo oltre all’obbligo di un test molecolare negativo che viene chiesto a tutti quelli che arrivano in Spagna, non solo nelle Baleari. C’è però il paradosso che non è permesso agli spagnoli di altre comunità di recarsi alla Baleari se non per lavoro o motivi di salute, mentre i turisti stranieri possono arrivarci. Isole che sono storicamente un bastione del turismo tedesco e dove molti di questi hanno anche una seconda casa di residenza. Quindi c’è anche un aspetto economico per le isole, che vivono tradizionalmente di turismo”.

C’è da augurarsi che questo arrivo consistente di persone non peggiori la situazione sanitaria, che immagino sia questa la preoccupazione delle autorità...
“La preoccupazione sanitaria sia per quanto riguarda i locali ma soprattutto per le cronache che arrivano dalla Germania con la preoccupazione proiettata verso il governo di Angela Merkel, che da quando ha depennato le isole Baleari dalla liste delle località a rischio ha dato il via a una vera e propria caccia al biglietto aereo da parte della popolazione. È ovvio però che in Germania la preoccupazione è molta, d’altra parte il governo Merkel si è affrettato poi il fretta e furia a imporre l’obbligo di un test molecolare al ritorno in patria. Questo ha fatto sì che anche le autorità delle isole hanno dovuto improntare in fretta e furia degli alberghi per ospitare eventuali casi positivi e fornire in fretta e furia una serie di laboratori d’analisi o centri medici dove effettuare i tamponi, stando alle disposizioni attuate dal Governo tedesco”.

Hanno circolato molto le immagini di un concerto a Barcellona che ha concesso l’accesso a circa 5’000 spettatori, tutti testati negativi e con la mascherina. Una specie di esperimento che ha ridato speranza a un settore chiuso un po’ ovunque...
“Sì, il concerto ha avuto un grandissimo esito, in primis per quanto riguarda la band in questione che sono i Love of Lesbian, band famosissima in tutta la Catalogna. È stato un test pilota a tutti gli effetti e ha funzionato: ho parlato con due persone che sono andate al concerto e al di là del dover indossare la mascherina per tutta la durata me ne hanno parlato molto positivamente. D’altronde in tutta la Spagna, come in tutto il mondo, c’è tantissima voglia di vivere, soprattutto per quanto riguarda la cultura, e c’è anche molta voglia di tornare a una sorta di normalità. Soprattutto nelle regioni mediterranee dove inizia a incidere tantissimo anche la questione climatica: siamo in primavera, le giornate sono davvero belle e la gente inizia a voler andare in spiaggia. La cultura potrebbe essere uno dei primi settori a cercare una ripresa della normalità. Il test fatto al Palau de Sant Jordi è dunque molto importante”.

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