La Fed alza i tassi di mezzo punto, aumento maggiore dal 2000
Una stretta forte e decisa per combattere un’inflazione che galoppa e che rischia di accelerare con la guerra in Ucraina e i lockdown in Cina
Redazione
La Fed alza i tassi di mezzo punto, aumento maggiore dal 2000

La Fed alza i tassi di interesse di mezzo punto percentuale per la prima volta dal 2000. Una stretta forte e decisa per combattere un’inflazione che galoppa e che rischia di accelerare con la guerra in Ucraina e i lockdown in Cina. Confermandosi falco, la banca centrale americana annuncia anche l’avvio della riduzione del suo bilancio, schizzato a 9.000 miliardi di dollari con la pandemia. Il processo inizierà l’1 giugno a una velocità di 47,5 miliardi di dollari al mese, ma non è escluso che possa successivamente aumentare.

“L’inflazione è troppo alta ed è essenziale abbassarla” per promuovere una crescita a beneficio di tutti, afferma Jerome Powell aprendo la sua prima conferenza stampa in persona in due anni e rivolgendosi direttamente agli americani. “La Fed ha gli strumenti per ridurla e si sta muovendo rapidamente per farlo”, aggiunge il presidente della Fed aprendo a ulteriori rialzi da mezzo punto percentuale nelle prossime riunioni. L’inflazione negli Stati Uniti è in corsa ormai da mesi e in marzo è volata all’8,5%, il livello più alto da quaranta anni, mentre nei paesi Ocse è salita addirittura all’8,8%, ai massimi dal 1988. Al momento non si intravede all’orizzonte negli Stati Uniti una frenata dei prezzi nonostante il rallentamento dell’economia, che nel primo trimestre si è contratta a sorpresa dell’1,4%. L’invasione dell’Ucraina è probabile che crei “ulteriori pressioni al rialzo per l’inflazione oltre a pesare sull’attività economica. Inoltre i lockdown per il Covid in Cina potrebbero esacerbare le difficoltà delle catene di approvvigionamento. La Fed è molto attenta ai rischi di inflazione”, il cui livello attuale riflette gli squilibri fra l’offerta e la domanda, si legge nel comunicato finale diffuso al termine della due giorni di riunione. Nel tentativo di stemperare i timori ormai diffusi di stagflazione, Powell assicura che l’economia americana è forte e può sopportare una politica monetaria meno accomodante. Una recessione nel 2023 è data quasi per scontata dagli analisti, ma la vera paura è quella di un’inflazione alta e di una crescita bassa, un fenomeno molto più difficile da combattere.

“Ci attendiamo che l’inflazione torni all’obiettivo del 2% e il mercato del lavoro resti forte”, osserva comunque la Fed ribadendo di essere in grado di traghettare l’economia americana a un atterraggio morbido. “Ci sono buone chance” che questo accada, spiega Powell ritenendo “ulteriori aumenti dei tassi di interesse appropriati”. La Fed ha aperto il periodo di rialzi dei tassi di interesse più aggressivo della sua storia, è la convinzione di molti analisti secondo i quali in giugno la banca centrale potrebbe alzare il costo del denaro di addirittura 75 punti base. E questo perché - è l’idea dei critici - è stata troppo colomba e ora è in ritardo nella battaglia contro il caro-prezzi. da qui la necessità di agire con rapidità ma con l’elevato rischio di far scivolare l’economia in recessione. L’ipotesi di una stretta da 75 punti base, spiega Powell, non “è considerata attivamente” dalla Fed. La banca centrale avrebbe dovuto alzare i tassi prima, dice senza esitazione l’amministratore delegato di JPMorgan, Jamie Dimon descrivendo come “forte” l’economia americana e quindi in grado di sopportare i rialzi della Fed. Sulle prospettive economiche, ammette però Dimon, pesa l’incertzza dell’Ucraina, che è il rischio maggiore. Nel caso in cui il conflitto dovesse peggiorare, l’Europa potrebbe scivolare in recessione e questo rischierebbe di infliggere un duro colpo alla ripresa americana.

Dopo una seduta cauta e una reazione fredda all’atteso rialzo dei tassi di interesse da mezzo punto percentuale, Wall Street avanza decisa, con i listini che brindano a Powell e all’esclusione di un aumento dei tassi da 75 punti base in giugno.

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