Il cambiamento climatico non ha influito sui rimborsi assicurativi
Le ultime statistiche indicano che al netto dell’aumento di valore assicurato il maltempo non è costato di più alle assicurazioni. Determinanti anche fattore umano e comportamenti precauzionali
di Keystone-ATS/Redazione
Il cambiamento climatico non ha influito sui rimborsi assicurativi
CdT/Gabriele Putzu

Le autorità politiche affermano che sebbene il cambiamento climatico sia in atto, le statistiche assicurative non permettono di dimostrare che l’aumento dei fenomeni di maltempo porti a un volume maggiore di danni. È quanto emerge da un articolo che la NZZ dedica oggi al tema.

“Se correggiamo i dati storici dei danni in base all’aumento di valore dei beni che ha avuto luogo non possiamo ancora identificare alcun effetto del cambiamento climatico”, afferma Eduard Held, direttore del pool contro i danni causati dagli elementi naturali presso l’Associazione svizzera assicurazioni (SIA), in dichiarazioni riportate dalla testata zurighese. A incidere sull’evoluzione dei sinistri negli ultimi decenni sono stati altri fattori, che per la gran parte hanno a che fare con il comportamento umano.

Una crescita degli importi da ricondursi all’aumento di valore
La crescita degli importi dei danni è dovuta soprattutto all’aumento di valore menzionato da Held: in Svizzera, sempre più case vengono distrutte o danneggiate da tempeste e inondazioni semplicemente perché ce ne sono di più. Inoltre, gli edifici stanno diventando più costosi a causa dell’inflazione e perché il loro prezzo di mercato aumenta. Le somme assicurate contro gli eventi naturali sono aumentate di più di sei volte dal 1970, con una progressione media di quasi il 4% all’anno. Se si elimina questo effetto non viene rilevata nessuna tendenza nei dati delle richieste di risarcimento che indichi un’influenza del cambiamento climatico.

Il fattore umano
Il fattore umano gioca un ruolo significativo. Per esempio, in caso di inondazione, decisivo è quanto il terreno è asfaltato. Prati, parchi o boschi permettono infatti di assorbire acqua, specialmente nelle città densamente costruite, ma anche nei villaggi. Un esempio sono le nuove stazioni delle FFS, con i loro sottopassaggi uniformi e in cemento: “Agiscono come imbuti”, spiega Held. Inoltre, sempre più valore viene raggruppato intorno a queste superfici sigillate: negozi con interni costosi invece di un semplice pannello informativo giallo con gli orari di partenza dei treni. Sempre più immobili vengono poi costruiti in luoghi pericolosi. Il fatto che l’assicurazione contro i rischi naturali richieda un premio standard può essere considerato solidale, ma toglie ai proprietari l’incentivo finanziario a non costruire vicino a un torrente pericoloso. La pianificazione del territorio dovrebbe essere un correttivo, ma non sempre è così. “Costruiamo sempre più spesso in luoghi dove 50 o 60 anni fa non viveva nessuno”, critica Bruno Spicher, presidente della Piattaforma nazionale dei rischi naturali, parlando con i giornalisti del quotidiano di Zurigo. “La gente ha difficoltà ad affrontare i rischi che si verificano raramente: se chi decide, per esempio in un comune, non ha mai vissuto un’inondazione sottovaluta il pericolo”.

Comportamenti precauzionali
Anche le piccole misure di protezione possono avere un grande effetto. Soprattutto non si dovrebbe mai conservare beni preziosi direttamente sul pavimento del seminterrato se la casa è a rischio di inondazione. Spicher cita il quartiere della Matte di Berna: lì le inondazioni si sono già verificate più volte in passato e i residenti erano abituati a conservare in cantina magari le patate, ma difficilmente qualcosa di costoso. Questa conoscenze si perdono però rapidamente: soprattutto gli immigrati provenienti da altri cantoni e paesi spesso non sono consapevoli dei rischi locali, afferma lo specialista.

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