Credit Suisse, potrebbero sparire 500 posti
A tanto potrebbe ammontare il taglio occupazionale della banca. L’ASIB accusa: “Scarsa solidarietà nei confronti dei dipendenti, no ai licenziamenti”
di Keystone-ats-ls
Credit Suisse, potrebbero sparire 500 posti

Fino a 500 posti di lavoro: a tanto potrebbe ammontare il taglio occupazionale in Svizzera annunciato oggi da Credit Suisse. Lo ha detto il responsabile dell’unità elvetica del gruppo, André Helfenstein. Impiego non equivale a persona, ha puntualizzato il manager in una teleconferenza per i giornalisti. L’intenzione è quella di assumere nuovo personale in altri comparti e quindi di trovare una sistemazione alternativa per i dipendenti interessati dalla ristrutturazione. Anche la fluttuazione naturale dovrebbe aiutare ad evitare licenziamenti.

Helfenstein ha pure precisato che entro due settimane sarà comunicato quali filiali chiuderanno. La banca ha deciso di ridurre la sua rete da 146 a 109 succursali: e non è escluso che in futuro la contrazione possa proseguire, ha aggiunto il dirigente rispondendo a una domanda. È comunque troppo presto per dire quello che accadrà fra cinque anni.

L’istituto presenterà inoltre una nuova offerta digitale orientata alla clientela medio-piccola. Credit Suisse vuole in tal modo guadagnare quote di mercato presso i giovani. I dettagli saranno comunicati in settembre, in ottobre partirà l’offerta concreta.

L’ASIB accusa l’istituto di scarsa solidarietà: “No ai licenziamenti”

Nel frattempo l’Associazione svizzera degli impiegati di banca (ASIB) ha lanciato un appello per evitare licenziamenti, perlomeno fino alla fine dell’anno, accusando l’istituto di scarsa solidarietà nei confronti dei dipendenti, alle prese con il difficile momento legato al coronavirus. Non è corretto ristrutturare, tagliando sul personale, in un momento di incertezza nazionale e globale mentre nel contempo gli utili (2,5 miliardi nel primo semestre) rimangono elevati, argomenta l’organizzazione in un comunicato odierno.

“A differenza di altri settori dell’economia, il ramo finanziario è stato in gran parte risparmiato dalla crisi Covid, motivo per cui la decisione di tagliare equivale a una mancanza di solidarietà con i dipendenti che operano su un mercato del lavoro già di per sé teso”, si legge nella nota. A fine luglio i disoccupati nel segmento bancario erano infatti 4’214.

Alla luce di un andamento degli affari considerato stabile, per non dire anticiclico, l’ASIB esorta Credit Suisse ad evitare rotture di rapporti di lavoro almeno sino a fine dicembre. Per le persone toccate trovare un nuovo posto sarebbe infatti assai arduo.

L’associazione critica anche l’integrazione della Neue Aargauer Bank (NAB), definito non solo un duro colpo per il personale - difficile che i dipendenti di una banca regionale possano identificarsi in una multinazionale - bensì anche un pericolo per lo stesso Credit Suisse. “Quanti collaboratori e clienti di NAB accetteranno il cambiamento?”, si chiede l’ASIB. Secondo l’organizzazione la l’istituto argoviese ha alle sue spalle una bella storia, cominciata nel 1812, ma deve ora confrontarsi con una brutta fine.

“In Ticino non è più tempo di tagli”
GIé nel recente passato il Ticino è stato confrontato con la chiusura di filiali, ricorda l’ASIB. Nel 2018 la banca ha infatti chiuso le succursali di Biasca e di Tenero. Inoltre, “la piazza finanziaria ticinese è stata quella a perdere più posti di lavoro negli ultimi 10 anni, risultando oggi la situazione più delicata che altrove” scrive l’ASIB. Anche per questo motivo l’associazione si attende in Ticino “un’assunzione di responsabilità da parte dei datori di lavoro”, compreso il Credit Suisse.

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