Confermato il divieto di esercitare per ex capo-giurista della BSI
Il TAF ha condiviso l’opinione della Finma, secondo cui l’uomo è personalmente responsabile di gravi violazioni delle norme sul riciclaggio di denaro nelle transazioni con il fondo sovrano malese 1MDB
di Keystone-ats-ls
Confermato il divieto di esercitare per ex capo-giurista della BSI

Il Tribunale amministrativo federale (TAF) ha confermato il divieto di esercizio della professione per tre anni inflitto a Beat Ammann, l’ex responsabile dell’ufficio legale della Banca Svizzera Italiana (BSI). Gli è stata attribuita una responsabilità sostanziale in relazione alla violazione delle norme sul riciclaggio di denaro nelle transazioni con il fondo sovrano malese 1MDB.

In una decisione pubblicata oggi, il TAF condivide l’opinione dell’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (Finma), secondo la quale Ammann è personalmente responsabile di gravi violazioni delle norme sul riciclaggio di denaro, nonché di gravi violazioni dei requisiti organizzativi della banca. La corte ritiene che la durata del divieto sia proporzionata. I considerevoli beni coinvolti non avrebbero precluso una durata più lunga del divieto.

Secondo le sue stesse dichiarazioni, Ammann è in pensione e lavora come consulente indipendente dal settembre 2016, si legge nella sentenza. Il divieto imposto dalla Finma riguarda l’attività dirigente presso una società sottoposta a vigilanza e si applica dal momento in cui la sentenza diventa legalmente vincolante. Contro la sentenza pubblicata oggi Ammann ha ancora possibilità di presentare un ricorso al Tribunale federale.

A causa dello scandalo di corruzione legato al fondo sovrano 1MDB, sono stati avviati procedimenti contro diverse banche in tutto il mondo. La Finma ha condotto quattro procedimenti di enforcement contro persone fisiche a seguito del caso BSI. Oltre ad Amman, il divieto pluriennale di esercizio della professione è stato imposto a un’altra persona.

(Sentenza B-7186/2018 del 29.7.2021)

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