“Chi garantisce la sicurezza deve poter lavorare”
Luca Albertoni non è d’accordo con la lettera aperta di alcuni economisti favorevoli a un altro lockdown. “A questo punto mi chiedo a cosa servono le misure”
di Teleticino/MMINO
“Chi garantisce la sicurezza deve poter lavorare”

Un gruppo di economisti è convinto che un nuovo confinamento sarebbe necessario e sostenibile. È quanto ha riportato nei giorni scorsi il Cdt, spiegando che alcuni professori di diversi atenei svizzeri, tra cui anche l’Usi, hanno inoltrato una lettera aperta al Consiglio federale per spiegare la necessità di introdurre un secondo lockdown nel Paese. I firmatari, dunque, sono tutti convinti della necessità e della sostenibilità di un secondo confinamento purché sia accompagnato da misure fiscali. Giovanni Pica, intervistato dai colleghi di Muzzano, ha spiegato che “studi mostrano come la recessione sia avvenuta non per le chiusura ma perché la crisi sanitaria ha portato le persone a cercare il distanziamento sociale e quindi a rinunciare a tutti i servizi che richiedono contatti personali”.

Ma non tutti sono d’accordo con questa tesi. Una delle voci economiche fuori dal coro la si trova alla Camera di Commercio, dove il direttore Luca Albertoni si dice contrario con le affermazioni. “Non mi professo esperto di sanità ma quello che constato sul terreno è che sarebbe assolutamente disastroso”, ha asserito. “Mi chiedo anche a cosa servono tutte le misure di protezione che le aziende rispettano”, aggiunge.

In diversi cantoni romandi introducono mini-confinamenti ma secondo Albertoni “vengono disposte regole discutibili, senza discriminanti particolari e per questo io sarei molto prudente a parlare di lockdown indoloroso”.

Una cosa è certa. Se il sistema sanitario dovesse arrivare al collasso e le cure intense dovessero riempirsi come pronosticato dallo stesso Ufficio della sanità pubblica sarà necessario introdurre misure molto più drastiche. “La salute è il bene primario, ma non bisogna contrapporre la salute e l’economia”, sottolinea. Inoltre, la differenza tra attività ritenute indispensabili e quelle meno non piace al direttore della Camera di commercio. “Ci sono tante altre attività che sono assolutamente importanti anche individualmente, io ritengo che non sia giusto rimane sul termine dell’indispensabile. Secondo me, chi garantisce tutte le norme di sicurezza deve poter lavorare”, conclude Albertoni.

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