BNS non muove di un millimetro la sua politica monetaria
Il tasso guida viene mantenuto fermo al -0,75% e sono confermati anche gli interessi negativi, pure del -0,75%
Redazione
BNS non muove di un millimetro la sua politica monetaria
Immagine CdT

Confrontata con un franco che di recente ha raggiunto i massimi da oltre sei anni la Banca nazionale svizzera (BNS) non sposta di un millimetro la sua politica monetaria, che rimane ultra-espansiva. Le previsioni di inflazioni vengono ritoccate al rialzo, ma solo leggermente. Il tasso guida viene mantenuto fermo al -0,75% e sono confermati anche gli interessi negativi, pure del -0,75%, sui conti giro presso la BNS, cioè quelli a carico delle banche che depositano il loro denaro presso l’istituto. L’obiettivo rimane quello di garantire la stabilità dei prezzi e di sostenere la ripresa dell’economia svizzera dalle conseguenze della pandemia, afferma la BNS in un comunicato odierno.

Nell’ambito del tradizionale esame trimestrale della situazione economica e monetaria la banca ha oggi ribadito inoltre la disponibilità a procedere a interventi sul mercato dei cambi per contrastare la pressione al rialzo sul franco. “Il franco ha tuttora una valutazione elevata”, afferma la BNS. Se per il resto le decisioni erano ampiamente attese, proprio quest’ultimo punto aveva fatto discutere negli scorsi giorni. Gli specialisti si chiedevano infatti se non sarebbe cambiato il “wording”, cioè l’apprezzamento della situazione che avviene attraverso i commenti, indicazioni sulle quali i mercati finanziari sono sempre molto sensibili. La sorpresa che taluni si aspettavano non c’è quindi stata: e non mancano gli osservatori che vedono una certa contraddizione fra il considerare il franco ancora troppo forte e il fatto che negli ultimi mesi gli interventi della BNS siano stati relativamente limitati. “Non sarebbe ora di lasciare il franco in libertà?”, si è chiesto per esempio un analista.

È inoltre opinione dominante che l’istituto, prima di operare un’eventuale stretta della sua politica, debba prima aspettare un analogo movimento della Banca centrale europea (Bce), che nell’immediato non appare però all’orizzonte. Intanto la Federal Reserve si sta invece già muovendo per normalizzare il suo approccio monetario: ieri ha annunciato un’accelerazione del processo di riduzione degli acquisti di attivi e ha mostrato flessibilità sui tassi di interesse, pronosticando tre aumenti per il 2022. La BNS appare da parte sua immobile. La Svizzera conferma così anche dopo la giornata odierna di avere il tasso direttore più basso del mondo. E prosegue nel cammino degli interessi negativi introdotti nel gennaio 2015, allora considerati una sorta di bizzarria temporanea, ma che nel frattempo sono in vigore da quasi sette anni, con ripercussioni in parecchi ambiti, non da ultimi quelli dell’immobiliare o delle pensioni.

L’attenzione degli specialisti era però oggi rivolta anche alle previsioni della BNS, in particolare quelle relative all’inflazione. Il rincaro dovrebbe attestarsi al +0,6% quest’anno, per poi passare al +1,0% nel 2022; i pronostici di settembre erano rispettivamente di +0,5% e +0,7%; rimane per contro invariata al +0,6% la stima per il 2023. L’istituto ha anche ritoccato al rialzo le sue previsioni di crescita economica per il 2021 e ha avanzato una prima stima per il 2022: il prodotto interno lordo (Pil) dovrebbe salire quest’anno di “circa il 3,5%”, a fronte del “circa il 3%” stimato tre mesi or sono, mentre per i dodici mesi successivi il pronostico è di “circa il 3%”.

Nel suo scenario di base per l’economia planetaria la BNS ritiene che, nonostante l’attuale andamento sfavorevole della pandemia, non si imporranno nuovamente vaste misure di contenimento. La ripresa congiunturale dovrebbe pertanto continuare, seppure a un ritmo un po’ attenuato. In Svizzera intanto l’economia è tornata a crescere in modo vigoroso. Il miglioramento della previsione del Pil 2021 è legato al fatto che alcuni comparti del terziario, come i servizi di alloggio e ristorazione, hanno mostrato un andamento più dinamico del previsto. Segnali positivi si delineano anche sul fronte del mercato del lavoro. “Recentemente, però, la congiuntura ha di nuovo perso parte del suo slancio”, mette in guardia l’organismo guidato dal 2012 da Thomas Jordan.

Preoccupazioni giungono dal mercato immobiliare. I prestiti ipotecari e i prezzi degli immobili residenziali sono fortemente cresciuti negli ultimi trimestri, constata ancora una volta la BNS. Nel complesso, la vulnerabilità del mercato ipotecario e di quello immobiliare si è quindi ancora accentuata. La Banca nazionale verifica regolarmente la necessità di riattivare il cosiddetto cuscinetto anticiclico di capitale, cioè lo strumento che obbliga le banche a detenere fondi propri supplementari a copertura dei crediti ipotecari per gli immobili d’abitazione: un fattore di sicurezza soppresso nel marzo 2020, sulla scia della crisi del Covid, proprio per dare maggiore margine di manovra alle banche nella concessioni dei crediti e arginare quindi le conseguenze economiche della pandemia.

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