Ucraina, a che punto siamo
Le notizie sulle tensioni al confine con l’Ucraina si susseguono e c’è chi indica mercoledì prossimo come possibile data per un’invasione russa. Abbiamo provato a riassumere cause, strategie e conseguenze di un possibile conflitto militare oltre che diplomatico
di daco
Ucraina, a che punto siamo
Immagine Shutterstock

È sempre più tesa la situazione in Ucraina. Se dopo l’annessione russa della penisola della Crimea e la guerriglia nell’Est del Paese le relazioni fra Kiev e Mosca sono sempre state sul filo del rasoio, dal tardo autunno scorso le tensioni hanno ripreso vigore. L’Ucraina, ex repubblica sovietica con una forte minoranza russofona e filorussa ma sempre più proiettata verso l’Unione europea e soprattutto la Nato, si trova in mezzo a geostrategie globali che coinvolgono in primis (ma non solo) i protagonisti della Guerra fredda: Stati Uniti e Russia.

Se le due potenze non si sono mai scontrate direttamente l’una contro l’altra sul campo di battaglia, in queste ore la minaccia di un conflitto armato in Ucraina, che coinvolga forze russe, ucraine e forse anche dell’Alleanza atlantica, sembra sempre più reale. Da settimane la Russia ammassa decine di migliaia di soldati nei pressi del confine ucraino. Solo due giorni fa sono state annunciate delle esercitazioni militari congiunte fra Russia e Bielorussia, che il presidente ucraino Zelensky ha definito “la pressione psicologica dei nostri vicini”, affermando però che “Oggi abbiamo abbastanza forze per difendere con onore il nostro Paese”.

Crisi umanitaria immensa
Secondo Washington, tuttavia, un’invasione russa dell’Ucraina potrebbe avere un costo umano altissimo: dopo le quasi 15mila vittime del conflitto, mai sopito, nell’Est della repubblica, l’amministrazione Biden stima in caso di attacco 50mila morti civili e 23mila fra i militari ucraini (oltre a 3-10mila morti fra i soldati russi) e fino a 5 milioni di rifugiati che busserebbero subito alle porte della confinante Ue. Il tutto in una guerra che potrebbe durare anche solo un paio di giorni.

Allontanare da sé la minaccia-Nato
C’è chi crede che Mosca stia mostrando i muscoli per richiedere attenzione e dare forza alle proprie richieste: su tutte, la promessa che l’Ucraina non aderirà mai alla Nato, una possibilità desiderata da Kiev ma invisa alla Russia e ribadita da quest’ultima ancora ai colloqui Russia-Usa di Ginevra dello scorso mese di gennaio. In quell’occasione, il ministro russo Lavrov aveva chiesto pure il ritiro delle truppe dell’Alleanza da Bulgaria e Romania, “al fine di tornare alla situazione del 1997, in quei Paesi che all’epoca non erano membri della Nato”. Segnali chiari in questo senso non sono però stati dati dalla Nato, che non si è espressa su questa eventualità.

Si punta sulle sanzioni economiche
Stati Uniti e alleati (Ue inclusa) hanno sempre invocato una soluzione diplomatica, ma hanno sempre minacciato pesanti sanzioni economiche in caso di violazione della sovranità ucraina. Biden ha comunque inviato tremila soldati Usa in più in Europa, con lo scopo dichiarato “di proteggere la Nato”.

Ancora una telefonata fra Blinken e Lavrov
Per il momento il braccio di ferro è ancora diplomatico: ancora oggi si sono sentiti telefonicamente il segretario di Stato americano Blinken e il ministro degli Esteri russo Lavrov. Quest’ultimo ha ribadito una volta ancora come Stati Uniti e Ue abbiano “ignorato le richieste della Russia sulla sicurezza”. Il ministro di Vladimir Putin ha negato che il Cremlino abbia intenzione di invadere l’Ucraina: secondo lui, le affermazioni secondo le quali Mosca vorrebbe invadere l’Ucraina sono solo delle “provocazioni” e una scusa per fare “propaganda” antirussa. Da parte americana, invece, si sostiene che la Russia stia lavorando alla messa in scena di un attacco la cui responsabilità ricadrebbe sull’Ucraina, in modo da avere una giustificazione per invaderla. Blinken ha invitato ancora a procedere con una soluzione diplomatica, imponendo come condizione una rapida distensione.

Gli Stati fuggono dall’Ucraina
Nelle ultime ore, comunque, numerosi Paesi stanno evacuando le loro sedi diplomatiche a Kiev (fra gli ultimi Israele e gli stessi Stati Uniti e Russia) o consigliando ai loro cittadini di lasciare l’Ucraina o di evitarla: è il caso per esempio degli Usa, del Regno Unito, della Corea del Sud, del Giappone, della Lettonia, dell’Italia e anche della Svizzera. E ora per l’attacco, se mai avverrà, è indicata addirittura una data: fonti della Cia riferiscono che questo potrebbe avvenire mercoledì prossimo 16 febbraio.

  • 1