Tonga, la peggiore eruzione degli ultimi anni
L’enorme fungo di fumo che si è alzato dalla bocca del vulcano ha raggiunto i 30 chilometri di altezza. La situazione nelle isole rimane critica, anche se ieri sono arrivati i primi aiuti. Nel nostro Decoder il punto della situazione e la spiegazione del professore di vulcanologia e petrologia all’Università di Ginevra Luca Caricchi
di Thomas Schürch
Tonga, la peggiore eruzione degli ultimi anni

L’eruzione avvenuta sabato mattina del vulcano sottomarino Hunga Tonga-Hunga Ha’apai, che ha devastato l’arcipelago di Tonga, è stata “500 volte più potente della bomba atomica sganciata su Hiroshima”, pari a circa “10 megaton - 10 milioni di tonnellate - di equivalente in tritolo”. È la stima di James Garvin, scienziato capo presso il Goddard Space Flight Center della Nasa, che spiega che si è trattato della maggiore eruzione degli ultimi decenni, registrata fino in Alaska, a 9’000 chilometri di distanza. Forse anche la più rumorosa sulla terra dal 1883, quando esplose il vulcano Krakatoa in Indonesia. L’evento ha generato un’onda d’urto propagatasi in tutto il globo e registrata, per un’oscillazione della pressione atmosferica, anche in Svizzera. Qualche avvertimento c’era stato, a partire dal 19 dicembre, ma poi a inizio anno l’attività del vulcano era tornata sui suoi livelli abituali. Fino allo scorso sabato. Nel nostro Decoder ripercorriamo i principali avvenimenti conosciuti fino ad oggi e assieme al professore di vulcanologia e petrologia all’Università di Ginevra Luca Caricchi cerchiamo di capire perché questa eruzione è stata così violenta.

Un disastro “senza precedenti”
L’enorme fungo di fumo che si è alzato dalla bocca del vulcano ha raggiunto i 30 chilometri di altezza, riversando sulle 170 isole dell’arcipelago gas, piogge acide e cenere che ha ricoperto praticamente tutto. Il governo di Tonga ha definito il disastro “senza precedenti”, affermando che onde alte fino a 15 metri hanno distrutto tutte le case su alcune isole. Le immagini satellitari mostrano una grande distesa d’acqua dove prima emergeva una parte del vulcano.

Arrivano gli aiuti
Nella giornata di mercoledì è stata finalmente sgombrata la pista principale dell’aeroporto internazionale, sepolta da 5-10 centimetri di cenere, e ieri i primi aerei militari australiani e neozelandesi sono atterrati nell’aeroporto principale dell’arcipelago di Tonga. Ulteriori aiuti sono stati promessi dal Giappone, che ha annunciato l’invio di due C-130, oltre che da Cina e Francia. Canberra e Wellington hanno organizzato anche navi con attrezzature di soccorso, acqua potabile e un’unità di dissalazione in grado di fornire 70’000 litri al giorno. Ma proprio l’arrivo dei soccorritori fa temere che alla crisi umanitaria possa aggiungersene una sanitaria legata al rischio di focolai Covid (nell’arcipelago finora non è stato registrato alcun caso di contagio).

La situazione è ancora critica
A sei giorni dall’eruzione del vulcano e del successivo tsunami, la situazione resta drammatica con le forniture di acqua potabile gravemente compromesse e le riserve alimentari che rischiano di non essere sufficienti. La totalità della popolazione, oltre 100mila persone, è in uno stato di necessità. “Le riserve d’acqua delle isole Tonga sono state gravemente contaminate dalla cenere e dall’acqua salata a seguito dello tsunami”, ha avvertito Katie Greenwood, della Federazione internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, aggiungendo che esiste “un rischio elevato di malattie come il colera e la diarrea”. Le prime immagini che arrivano dalla capitale Nuku’alofa mostrano edifici ricoperti di cenere, muri crollati e strade disseminate di rocce, tronchi d’albero e altri detriti. Secondo l’Onu, più dell’80% della popolazione dell’arcipelago è stato colpito dal cataclisma.

Le immagini satellitari prima e dopo l’eruzione della città di Nuku’alofa, Tonga. Immagine Maxar Technologies
Le immagini satellitari prima e dopo l’eruzione della città di Nuku’alofa, Tonga. Immagine Maxar Technologies

Comunicazioni difficili
Sono stati parzialmente ripristinati i collegamenti telefonici tra l’arcipelago e il resto del mondo, ha reso noto la compagnia di gestione della rete, Digicel, sottolineando che invece per la ripresa dei collegamenti internet occorrerà probabilmente almeno un mese, a seguito della rottura del relativo cavo di comunicazione sottomarino. I disagi, ha aggiunto l’operatore, secondo media internazionali, non potranno essere superati fino all’intervento di una nave specializzata, che dovrebbe partire dalla Papua Nuova Guinea nel fine settimana, ma dovrà prima recarsi a Samoa per caricare la necessaria strumentazione tecnica

La scheda di Teleticino

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Perché l’eruzione vulcanica è stata così violenta
Per capire meglio il fenomeno, i colleghi di Teleleticino hanno interpellato Luca Caricchi, professore di vulcanologia e petrologia all’Università di Ginevra. “Si è trattato di una manifestazione vulcanica normale, anche se molto più grande rispetto a quelle capitate di recente”, spiega l’esperto. Ma perché l’eruzione è stata così violenta? “È stata una combinazione di fattori: l’acqua non molto profonda, proprio a contatto con la bocca eruttiva del vulcano, ha prodotto questa esplosione molto potente. In molti casi l’elevata profondità dell’acqua contribuisce a rendere queste eruzioni molto meno esplosive”. La domada che tutti si pongono adesso è se possa esserci a breve una nuova eruzione. “Le analisi di questo vulcano mostrano che ci possono essere cluster di 10-15 eruzioni che si susseguono; è quindi possibile che vi siano altre manifestazioni”. Prevederne la portata “è abbastanza difficile, perchè si tratta di un vulcano collocato in una posizione remota e non disponiamo quindi di molti dati di monitoring. Tuttavia, il fenomeno potrebbe anche non ripetersi”.

Anticipare le eruzioni
Un’adeguata raccolta dati permetterebbe di anticipare, almeno in parte, questi fenomeni. “Non credo sarà mai possibile prevedere l’ora esatta di un’eruzione. Siamo però in grado adesso, utilizzando strumenti di monitoring e studiando la storia eruttiva dei vulcani, di arrivare a dire con una certa certezza quando un vulcano è in condizioni critiche. L’Hunga Tonga-Hunga Ha’apai aveva eruttato 2-3 giorni prima. Se avessimo avuto degli strumenti di monitoring, credo che sarremmo risuciti a dire che un’ulteriore emissione era imminente”.

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