Targhe e domicili: i ticinesi scappano nei Grigioni
I nostri vicini retici non attirano solo società bucalettere: molti ticinesi trasferiscono il loro domicilio nei Grigioni per potervi comprare delle case di vacanza. E grazie a queste ultime, alcuni furbetti riescono anche a sfuggire alle imposte di circolazione ticinesi
di Daniele Coroneo
Targhe e domicili: i ticinesi scappano nei Grigioni
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Società bucalettere, domicili fasulli e auto immatricolate fuori cantone guidate da ticinesi. Cercando un minimo comune denominatore fra questi elementi, troveremmo probabilmente il Canton Grigioni. Se questi collabora attivamente con il Ticino nella lotta alle società bucalettere, il ruolo dei Comuni retici nel trasferimento di domicilio di persone residenti in altri cantoni, fra cui il Ticino, è più opaco. Quest’ultimo fenomeno è legato in particolare all’accesso all’acquisto di residenze secondarie. E proprio grazie a queste ultime è pure in parte spiegabile l’alto numero di veicoli con targa grigionese sulle nostre strade.

Domicilio nei Grigioni? Il motivo non è fiscale
Con la vicenda della moglie del municipale di Mendrisio, domiciliata a Celerina ma residente stabilmente nel Magnifico Borgo, è tornato alla ribalta il tema dello spostamento del domicilio di persone fisiche nei Grigioni. Nel caso del cantone alpino, il motivo che spinge numerosi ticinesi a portarvi il loro domicilio non è principalmente fiscale. A essere chiamata in causa è infatti la Legge sulle abitazioni secondarie (LASec), conosciuta anche come Lex Weber, dal nome dell’iniziativista che aveva proposto di limitare la costruzione di abitazioni secondarie in Svizzera. La Legge, accettata a sorpresa dal popolo nel 2012, impone un limite massimo del 20% di residenze secondarie in ogni comune svizzero. L’iniziativa Weber era stata respinta dai Grigioni e anche dal Ticino, entrambi cantoni turistici.

Evidenziati in blu i comuni con una quota di residenze secondarie superiore al 20%. Quasi tutti i comuni grigionesi superano il limite imposto dalla Lex Weber. Il problema è tuttavia molto presente anche in Ticino. Immagine Geo Admin
Evidenziati in blu i comuni con una quota di residenze secondarie superiore al 20%. Quasi tutti i comuni grigionesi superano il limite imposto dalla Lex Weber. Il problema è tuttavia molto presente anche in Ticino. Immagine Geo Admin

Il vincolo del domicilio per la casa di vacanza
“Con la Lex Weber, nata da un’iniziativa che considero anticostituzionale poiché de facto colpisce unicamente le regioni turistiche di Ticino, Grigioni e Vallese, posso comprarmi una casa di vacanza in un comune dove è superata la quota massima di residenze secondarie solamente se vi porto il mio domicilio”, illustra a Ticinonews l’avvocato Rossano Guggiari. In questo modo, la casa di vacanza figura ufficialmente come residenza primaria, sebbene il luogo dove la persona dimori “con l’intenzione di stabilirvisi durevolmente” (come in Svizzera è definito il domicilio) resti sempre in Ticino. Una situazione particolare, “su cui i Comuni in questione sono ben lieti di chiudere un occhio. Occorre però anche dire che quando qualcuno porta il domicilio altrove, non c’è modo di essere certi che questi si trasferisca effettivamente in maniera stabile”, commenta Guggiari. “Il problema in fin dei conti è solo fiscale e per il Canton Ticino e i suoi Comuni è difficile dimostrare che la persona risieda effettivamente in Ticino per la maggior parte del tempo, con l’obbligo quindi di mantenervi il domicilio”. È bene comunque ricordare che anche una parte significativa dei comuni ticinesi supera la quota del 20% di case secondarie: “Non si possono quindi escludere accorgimenti simili tra i Comuni del nostro cantone” quando i concittadini confederati intendono comprare un appartamento di vacanza da noi.

A pesca solo di pesci grossi
Secondo l’avvocato, a volte manca anche la volontà di verificare le situazioni dubbie: “Il Ticino si muove solo se nota una perdita fiscale significativa. Era successo alcuni anni fa con lo spostamento del domicilio di alcuni cittadini nei Cantoni di Zugo e Svitto”. Come a dire: se il pesce non è abbastanza grosso, non vale la pena pescarlo.

Lenzerheide (GR). Immagine Shutterstock
Lenzerheide (GR). Immagine Shutterstock

Auto grigionese... solo nei Grigioni
Le residenze secondarie, anche non correlate da un domicilio, sono uno dei motivi che spiegano la circolazione sulle nostre strade di auto immatricolate in altri cantoni ma guidate da ticinesi. Per avere ad esempio una macchina targata Grigioni, o di un qualsiasi altro cantone, è infatti sufficiente possedervi un appartamento di vacanza. Qui interviene l’art. 77 dell’Ordinanza sull’ammissione alla circolazione di persone e veicoli, che definisce come “luogo di stanza” del veicolo (ovvero di immatricolazione) “il luogo dove di regola il veicolo è custodito durante la notte dopo l’uso”. Ergo: l’auto con targa grigionese deve rimanere stazionata sotto la casa di vacanza grigionese. Non è quindi possibile fare affidamento sulla residenza secondaria nei Grigioni per immatricolarvi un veicolo da usare negli spostamenti quotidiani, approfittando peraltro in questo modo delle tasse di circolazione retiche, più vantaggiose rispetto a quelle ticinesi. “Ci vuole buon senso”, precisa tuttavia l’avvocato Rossano Guggiari, che è pure presidente dell’Unione Automobilisti e Motociclisti Ticino. “Se per un paio di settimane all’anno uso nei pressi di casa l’auto che dovrebbe essere stazionata sotto la residenza di vacanza fuori cantone, non ci dovrebbero essere particolari problemi. L’importante è non abusarne”.

“Non c’è un boom”
In ogni caso, sulle strade ticinesi circolano molte auto immatricolate nei Grigioni, anche lontano dal confine cantonale. L’impressione diffusa è che negli ultimi anni ci sia stato un vero e proprio “boom” di veicoli con targhe di questo colore. L’analisi non è però condivisa da Aldo Barboni, aggiunto e sostituto capo Sezione della circolazione: “Parlare di un “boom” ci sembra oggettivamente esagerato”, sebbene Barboni non neghi “l’esistenza del fenomeno”. I controlli comunque non mancano: “Le segnalazioni ci giungono in primo luogo dalle Polizie (cantonale e comunali) e da privati cittadini. Trattiamo mediamente una ventina di casi all’anno. Per circa un terzo di questi le targhe risultano conformi. Per gli altri due terzi procediamo alla sostituzione delle targhe”.

Non tutti sono irregolari
È però impossibile stabilire con certezza o anche solo stimare quante auto immatricolate fuori cantone e guidate da ticinesi ci siano. “Non abbiamo dati specifici e non ne possiamo avere, dato che sono veicoli immatricolati altrove e registrati nei rispettivi cantoni”, spiega Barboni. Inoltre, “Non tutti i veicoli con targhe di altri cantoni che circolano regolarmente in Ticino sono da considerare “casi sospetti”, in quanto in base a criteri specifici si tratta di una pratica ammessa”.

Immagine Wikimedia Commons
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Auto aziendale? Non con le società bucalettere
“Canton Grigioni” fa però rima anche con “società bucalettere”. Per Aldo Barboni, tuttavia, questo fenomeno non può essere legato all’alto numero, reale o presunto, di auto grigionesi in circolazione e intestate ad aziende di questo tipo: “Lo stazionamento fisico del veicolo è il criterio principale (per stabilire il Cantone di immatricolazione, ndr) e questo esclude di per sé un collegamento diretto con eventuali società bucalettere”.

Tema amato a Palazzo delle Orsoline
Certo è che il trasferimento di persone giuridiche nel Canton Grigioni, specialmente nel Moesano, gode di un’eco politica e mediatica maggiore rispetto alla questione dei domicili delle persone fisiche o dell’immatricolazione delle loro auto. Solo negli ultimi tre anni, la politica cantonale si è chinata sulla questione in almeno cinque occasioni. L’ultima risale al 30 settembre scorso, quando il Consiglio di Stato ha risposto a un’interrogazione del deputato ecologista Marco Noi.

In quattro anni 267 società ticinesi trasferite nel Moesano
Nella risposta del Governo, si scopre che fra il 2016 e il 2020 sono stati ben 267 gli enti giuridici che hanno trasferito la propria sede dal Canton Ticino al Moesano (sebbene ovviamente non tutti possano essere classificati come “società bucalettere”). Il dato è comunque sospetto: si tratta del 55% delle nuove iscrizioni di persone giuridiche nella valle italofona retica. Delle 267 società, ben 106 si sono installate nella sola Grono. “Possono essere diverse le ragioni per cui un’azienda ticinese trasferisce la sua sede fiscale fuori cantone in maniera fittizia”, spiega a Ticinonews Kathrin Egli Arginelli, vicedirettrice della Sezione delle contribuzioni. Tuttavia, negli atti parlamentari affiora a più riprese soprattutto una categoria professionale: i fiduciari. “Nel Canton Ticino vige la Legge cantonale sull’esercizio della professione di fiduciario, la quale regola l’attività dei fiduciari e soprattutto li obbliga a ottenere una specifica autorizzazione per l’esercizio di tale professione”, chiarisce Egli Arginelli. “È pertanto ipotizzabile che diversi enti giuridici si trasferiscano in cantoni dove non è stata adottata una legge simile per evitare di dover chiedere l’autorizzazione ed essere sottoposti a vigilanza”.

Un esercito di uffici per contrastare il fenomeno
Almeno sul fronte della lotta alle società bucalettere, i controlli e la collaborazione fra Ticino e Grigioni sono intensi. Fra gli enti che si occupano del contrasto al fenomeno, si possono elencare le polizie giudiziarie e gli uffici della migrazione dei due cantoni, l’Ufficio del registro di commercio, l’Autorità di vigilanza sull’esercizio delle professioni di fiduciario e, all’interno della Sezione delle contribuzioni ticinese, una “cellula di assoggettamento”: si tratta di “un team di 3-4 persone che si occupa delle procedure di assoggettamento in caso di società che hanno la propria sede fuori cantone, ma che de facto operano in Ticino”, ci descrive Egli Arginelli. Un impegno che dà i suoi frutti: l’attività della cellula “ha permesso di regolarizzare la situazione di diverse centinaia di società negli scorsi anni. Infatti, praticamente la totalità delle decisioni di assoggettamento fiscale sono state confermate dalla Camera di diritto tributaria o dal Tribunale federale”. Che l’occhio vigile di Bellinzona e Coira e la pressione delle istanze giudiziarie fungano da disincentivo per fuggire oltre il confine cantonale? Forse sì: “Dai dati estrapolati dal Registro di commercio del Canton Ticino si nota un calo dei trasferimenti di sede verso la regione della Moesa negli ultimi anni”. Quale però sia l’impatto del trasferimento di queste società sulle finanze cantonali resta un mistero: su quest’ultimo aspetto, conclude la vicedirettrice delle Contribuzioni, non esistono dati disponibili.

La Ca’ Rossa di Grono (GR): sino a fine 2017 era la sede di tante società fantasma. Immagine Reguzzi
La Ca’ Rossa di Grono (GR): sino a fine 2017 era la sede di tante società fantasma. Immagine Reguzzi
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