Dove e come si faranno i test di massa
Il Canton Ticino ha deciso la sua strategia per i test di massa, coinvolte le scuole con convitto, le aziende e alcuni istituti. Ecco come funzionerà
di fsu
Dove e come si faranno i test di massa
Foto Shutterstock

Le autorità cantonali hanno definito la strategia per i test di massa come richiesto dalla Confederazione. Un ambito sul quale il nostro Cantone si è sempre mostrato molto prudente e con un certo scetticismo. Nella sua analisi della situazione, infatti, il medico cantonale Giorgio Merlani scrive: “Se l’idea della prevenzione del virus attraverso i test su larga scala può colpire, non significa ancora che questo investimento (logistico, organizzativo e finanziario) si rivelerà decisivo per il contenimento della pandemia”. Quindi l’adozione di un piano cantonale è stata fatta, si legge ancora, “nonostante rimangano perplessità”. E, visti i criteri che vengono illustrati in seguito, si è ben lungi da definirli test di massa. Ecco quindi chi potrà farli.

Scuole, solo quelle con convitto
Il primo esempio è proprio mostrato dalle scuole. Solo quelle con un rischio particolarmente alto sono incluse. Si parla quindi di “scuole con convitto, collegi o centri educativi per minorenni in cui i giovani risiedono”. Per tutti gli altri la situazione continuerà a essere quella attuale, in cui partono le indagini ambientali se qualcuno viene trovato positivo.

Criteri molto rigidi
Il Cantone ha scelto comunque una serie di criteri particolarmente rigidi per adottare i test ripetuti. Nelle scuole, ma anche nelle aziende e negli altri istituti, gli screening vengono autorizzati solo nel caso in cui si preveda che la prevalenza sia tra lo 0,05% e l’1%. Se si immagina che meno di un ospite su duecento possa essere positivo la struttura è esclusa, se si prevede che oltre un ospite su cento sia positivo le misure adottate sono altre.

Alto rischio di trasmissione
Come detto sono poi prese in considerazione solo le istituzioni dove i ragazzi soggiornano anche o dove vi sono alunni provenienti da paesi ad alto rischio. Vi sono poi i centri educativi per minorenni, che dovranno annunciarsi volontariamente.

Solo su consenso
In ogni caso (e questo vale anche per le aziende) serve il doppio consenso: da parte della scuola e da parte delle persone che vengono sottoposte ai test. Se questo consenso viene a mancare, l’istituto viene escluso dallo screening. L’esclusione avviene anche quando vi sono casi accertati, infatti in quel caso parte l’indagine ambientale.

Quale test? Quanto spesso?
Per le scuole con allievi sopra gli 11 anni, si useranno test antigenici rapidi fatti con tampone nasofaringeo. Per le scuole con bambini sotto gli 11 anni si è invece scelto il test salivare Pcr. In tutti i casi si parla di un test a settimana fino alla fine dell’anno scolastico.

Dove e come si faranno i test di massa

I costi
La Confederazione coprirà per le scuole con allievi oltre gli 11 anni fino a 34 franchi per test, mentre per le scuole con allievi più piccoli fino a 250.50 franchi, visto che le analisi, in questo caso, sono molto più costose.

Le critiche
Appena presentata, la strategia del Cantone ha sollevato perplessità. A Teleticino, Gianlunca D’Ettorre del sindacato docenti OCST non ha risparmiato critiche alla linea seguita dal Cantone: i docenti avrebbero auspicato che i test fossero fatti in tutte le scuole.

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Le aziende

Se per le scuole incluse nello screening la divisione è fatta per età, per le aziende si è scelto di dividere per livello di rischio. Potranno aderire allo screening finanziato dalla Confederazione le aziende ad alto rischio, con una copertura totale dei costi e quelle con un rischio ordinario, ma con una copertura parziale degli stessi.

Aziende ad alto rischio

Le aziende ad alto rischio sono quelle con oltre dieci dipendenti e un’attività che, nonostante i piani di protezione, comporta un rischio più elevato di trasmissione. Il Cantone, che stabilirà se l’azienda è ad alto rischio o a rischio ordinario, si baserà anche sulla mobilità e la provenienza dei dipendenti, sulla quota di dipendenti in telelavoro, sulla promiscuità durante le ore libere, sulla conformazione del luogo di lavoro e sul contatto diretto con la clientela. Queste aziende si vedranno coperti i costi per intero a condizione che vi sia il consenso dell’azienda e dei dipendenti testati, che siano testati almeno il 60% dei dipendenti presenti quotidianamente, che vi sia una continuità di adesione e che vi sia un piano di protezione. Saranno utilizzati test antigenici rapidi da fare ogni 5 o 7 giorni per almeno un mese.

Aziende a rischio ordinario

Per le aziende a rischio ordinario, alle quali viene riconosciuto un rimborso minore, è invece necessario che vi siano 5 dipendenti almeno, che sia l’azienda che le persone testate diano il loro consenso. Vengono escluse le aziende in cui manca il consenso o in cui è esploso un focolaio. I test antigenici saranno fatti ogni 5 o 7 giorni per almeno un mese.

I costi

La Confederazione riconoscerà fino a 34 franchi a test per le aziende ad alto rischio, tariffa che comprende tutto il necessario nonché il personale che si occuperà di svolgere lo screening. Per le aziende a rischio ordinario, invece, la Confederazione riconosce solo il costo del materiale diagnostico, al massimo 8 franchi.

“Troppo oneroso”
Come per i docenti, anche gli imprenditori non sono usciti del tutto soddisfatti dal piano cantonale di test. A Teleticino, il presidente di Aiti Fabio Regazzi ha giudicato troppo oneroso il sistema per le aziende, sia dal punto di vista logistico che finanziario, sollevando dubbi sull’adesione in massa delle aziende.

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Altre strutture

Test ripetuti potranno essere fatti anche in strutture per persone ad alto rischio. Si parla quindi di case per anziani, istituti per invalidi, strutture psichiatriche, di riabilitazione, somatiche acute, come in servizi di assistenza e cura a domicilio o servizi di appoggio. In queste situazioni, anche per monitorare il successo della campagna di vaccinazione, il medico cantonale ritiene prioritario osservare e monitorare, ma senza imporre test a tappeto. Potranno comunque aderire le strutture che hanno visitatori, ospiti che escono o pazienti ambulanti. Anche ui è necessario che vi sia il consenso di tutte le parti e non vi siano focolai acuti in corso.

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