Cosa ci attende nel 2022
Panoramica degli appuntamenti di sport e politica che questo nuovo anno, che si apre ancora una volta nel segno della pandemia, riserva al pianeta
di daco
Cosa ci attende nel 2022
Immagine CdT/Shutterstock/Instagram/Ticinonews

Si apre davanti a noi un nuovo ciclo di dodici mesi. Per la seconda volta, alle nostre latitudini questi primi giorni dell’anno sono segnati dalla pandemia. Due anni fa, l’11 gennaio 2020, davamo per la prima volta notizia di “un nuovo tipo di virus della stessa famiglia della Sars, che tra il 2002 e il 2003 uccise oltre 700 persone tra Cina e Hong Kong”. In quell’articolo parlavamo dell’annuncio cinese del “primo decesso legato ai casi di polmonite virale registrati a partire da dicembre dal focolaio individuato a Wuhan, nell’Hubei”.

A due anni di distanza, il Covid-19 scombussola ancora i piani di persone, gruppi e Stati. Ciononostante, il calendario 2022 è ricco di appuntamenti, alcuni dei quali sono però direttamente minacciati dal coronavirus.

Olimpiadi e Mondiali
Fra questi ci sono i grandi eventi sportivi, i quali fra annullamenti e posticipi negli ultimi due anni hanno dimostrato di non essere immuni al virus, nonostante budget spesso miliardari. Covid permettendo, dopo Tokyo 2020 tenutasi nel 2021, gli occhi del mondo sportivo si volgeranno nuovamente verso l’Asia: fra il 4 e il 20 febbraio sono infatti in programma i XXIV Giochi olimpici invernali, ospitati a Pechino. Sul fronte calcistico, invece, dimenticatevi di seguire le partite della Nati in pantaloncini e maniche corte: i Mondiali di calcio si terranno infatti, per la prima volta nella loro storia, fra alberello e presepe. Le torride temperature estive del Qatar hanno infatti imposto lo spostamento della kermesse al tardo autunno (21 novembre - 18 dicembre).

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Prime votazioni il 13 febbraio
Anche nel 2022, in quanto cittadini svizzeri, saremo chiamati a esprimerci su diversi temi politici. Nell’anno in cui presidente della Confederazione è (per la prima volta dal ’98) un ticinese, al momento l’unica data fissata per le votazioni è il 13 febbraio. Quel giorno gli svizzeri decideranno i destini di quattro oggetti: l’iniziativa “Sì al divieto degli esperimenti sugli animali e sugli esseri umani”, l’iniziativa “Sì alla protezione dei fanciulli e degli adolescenti dalla pubblicità per il tabacco”, la modifica della Legge federale sulle tasse di bollo (Ltb) e la Legge federale su un pacchetto di misure a favore dei media.

Immagine CdT/Zocchetti
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Presidenziali francesi
Nel mondo non mancheranno però soprattutto gli appuntamenti elettorali. Nel Vecchio Continente spiccano fra tutti le elezioni presidenziali francesi. È dal 2002, quando Jacques Chirac ha sconfitto al secondo turno Jean-Marie Le Pen, che un presidente della Repubblica uscente non riesce a essere riconfermato dai suoi cittadini. Vedremo quindi se 20 anni dopo il difficile compito riuscirà a Emmanuel Macron: al momento, la sua poltrona appare insediata principalmente dal polemista televisivo Éric Zemmour, che si presenta alle urne con un nuovo partito (Reconquête, “Riconquista”), dall’attuale presidente dell’Île-de-France Valérie Pécresse (centro-destra) e dalla figlia di Jean-Marie Le Pen, Marine, leader del Rassemblement National e già protagonista del secondo turno contro Macron nel 2017. Appuntamento dunque per il 10 aprile per il primo turno e il 24 aprile per il ballottaggio.

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Il Cavaliere al Quirinale?
In Europa, tuttavia, il primo evento politico nazionale di importanza centrale, anche per gli equilibri all’interno dell’Unione, è l’elezione del presidente della Repubblica in Italia. La data non è ancora stabilita, ma dovrebbe cadere intorno alla fine di gennaio, di modo che il nuovo (o la nuova) capo di Stato possa subito subentrare a Sergio Mattarella, il cui mandato scade il 3 febbraio. Sul nome del successore del siciliano politici, giornalisti e avventori di bar si confrontano da settimane, se non mesi. C’è chi vorrebbe Mattarella per un secondo mandato (ma il diretto interessato ha declinato più volte l’invito), chi punta su Silvio Berlusconi (che aveva solennemente promesso alla mamma Rosa che un giorno sarebbe salito al Quirinale) e chi invece sogna l’ex presidente della Bce e attuale presidente del Consiglio Mario Draghi. Solo che, stando ai sondaggi, gli italiani preferirebbero che il capo del Governo restasse tale: troppi gli impegni assunti con l’Europa e la pioggia di miliardi che questa ha mandato per affidare la guida dell’Esecutivo nazionale a qualcuno che si rivelasse incompetente. E su questo la politica italiana sembra dare ragione ai cittadini: ogni giorno che passa si affievolirebbero le possibilità che Draghi vada al Quirinale.

Immagine Instagram, pagina 50_sfumature_di_cattiveria
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Altrove in Europa
Nel resto d’Europa elezioni legislative nel corso del prossimo anno sono in programma in Portogallo (30 gennaio), Ungheria (aprile o maggio), Slovenia (24 aprile), Svezia (11 settembre). Per il presidente si voterà ancora in Slovenia (entro ottobre) e Austria (probabilmente in autunno).

Il presidente austriaco Van der Bellen. Non ha ancora sciolto le riserve su una sua ricandidatura, ma il suo gradimento nella popolazione rimane alto. Immagine Shutterstock
Il presidente austriaco Van der Bellen. Non ha ancora sciolto le riserve su una sua ricandidatura, ma il suo gradimento nella popolazione rimane alto. Immagine Shutterstock

Negli Usa
Il 2022 è un anno importante anche per la politica a stelle e strisce: le elezioni del prossimo 8 novembre potrebbero cambiare gli equilibri al Senato e alla Camera dei rappresentanti. L’esito del voto fungerà da termometro per valutare il gradimento della presidenza Biden e i suoi margini di manovra in parlamento nella seconda metà del suo mandato, nonché l’entità del peso politico ancora nelle mani di Donald Trump, su cui alcuni scommettono ancora per riconquistare la Casa Bianca nel 2024.

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Cambiamenti e riconferme in Asia
Anche l’Asia conoscerà appuntamenti politici rilevanti: gli elettori sudcoreani sono chiamati alle urne il prossimo 9 marzo, in un’elezione attesa dopo cinque anni di governo del Partito democratico segnati da accuse di corruzione e dallo stallo, malgrado le speranze iniziali, dei rapporti con il Nord. In India, invece, fra febbraio e marzo si voterà nell’Uttar Pradesh, Stato più popoloso del secondo Paese più popoloso al mondo. Sede del collegio elettorale del Primo ministro Narendra Modi, lo stato fa parte della cosiddetta “cintura Hindi” nell’India settentrionale ed è un indicatore chiave della popolarità del Bjp, il partito di Modi, che fomenta nuove tensioni religiose nel subcontinente fra la maggioranza indù e la minoranza musulmana, ma anche quella cristiana.

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Filippine: addio a Duterte (forse)
Nelle Filippine terminerà la presidenza di Rodrigo Duterte, conosciuto con l’eloquente pseudonimo de’ il “Castigatore”. La Costituzione dell’arcipelago non gli permette infatti di correre per un secondo mandato. La sua discussa eredità, caratterizzata da un autoritarismo molto spinto, potrà forse essere portata avanti da Ferdinand “Bongbong” Marcos Jr., figlio del presidente-dittatore Marcos (1965-1986). Marcos si presenta alle presidenziali in coppia con un’altra figlia d’arte: Sara Duterte-Carpio, figlia dello stesso Rodrigo, candidata alla vicepresidenza. Al momento la coppia Marcos-Duterte domina nei sondaggi, ma è insidiata da almeno altri quattro candidati, fra i quali il senatore Manny Pacquiao, ex pugile e primo e unico campione mondiale in otto differenti classi di peso. I filippini decideranno il 9 maggio.

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Chi se ne va e chi forse torna
Grandi ritorni sono attesi anche in Sudamerica. In ottobre il Brasile deciderà se dare altri quattro anni di mandato a Jair Bolsonaro, che a fine novembre poteva contare sull’approvazione di un misero 19% dei brasiliani. In testa alle preferenze al momento ci sarebbe un’altra figura controversa: i sondaggi danno al momento per favorito l’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva, che lo scorso marzo ha ottenuto l’annullamento della sua condanna per corruzione. Nel 2018 i delegati del suo partito lo avevano riproposto come candidato alla presidenza, poi vinta da Bolsonaro, nonostante Lula si trovasse in carcere. Il bando dalla corsa era diventato effettivo dopo la conferma della condanna in appello, ma la sua recente riabilitazione giudiziaria riapre i giochi per le prossime elezioni.
In Colombia invece si vota per il presidente a fine maggio. Il favorito è il candidato di sinistra, senatore ed ex guerrigliero Gustavo Petro, sconfitto alle presidenziali del 2018.

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E chi sparisce... per qualche decina di minuti
Infine, un evento che sicuramente avverrà, indipendentemente da situazioni sanitarie avverse o sconvolgimenti politici, è l’eclissi solare parziale del 25 ottobre, che sarà visibile anche in Svizzera nelle ore centrali della giornata. Quel giorno, il Sole sarà parzialmente nascosto dall’ombra della Luna, che si frapporrà fra la Terra e il suo astro.

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