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Cantieri a prova di virus
Com’è cambiato il mondo delle costruzioni? Ne abbiamo parlato con il direttore di CSC che ha portato in Svizzera il modello di sicurezza applicato al cantiere del ponte di Genova
di Redazione

Ognuno di noi, in questi mesi di pandemia, ha dovuto imparare a fare le cose in modo diverso. Gestirsi nel telelavoro, mettersi in fila e tenere le distanze per fare la spesa, lavare ogni piega delle mani. Ci sono però mestieri che non si fanno a distanza, ma se non si fanno la società si ferma: uno di questi è l’edilizia. Dopo lo stop iniziale i cantieri hanno dovuto rimettersi a impilare mattoni. Ma come si sono organizzate le imprese? Come si ricomincia a lavorare sui cantieri in un mondo in cui quasi tutto è cambiato? Per capirlo abbiamo interpellato una delle più grandi imprese ticinesi, CSC. Dalla sua nascita del 1960 ha costruito la diga della Verzasca, ha contribuito al traforo ferroviario del San Gottardo e più recentemente è entrata a far parte del gruppo Salini Impregilo. Colosso italiano delle costruzioni, con attività in oltre 50 paesi, che da poco ha cambiato nome in Webuild.

“Come tutti, quello che sappiamo sul Covid lo abbiamo imparato vivendolo”, ci racconta il direttore generale Matteo Buzzetti, che dopo un decennio in Salini-Impregilo è sbarcato a Lugano 3 anni fa. “Nel nostro mestiere dobbiamo avere un’attenzione imprescindibile per la sicurezza, così la prima reazione è stata riflettere attentamente per capire cosa stava succedendo”.

Tutto parte da Genova

Il gruppo Webuild sta lavorando su un cantiere noto in tutto il mondo, quello del nuovo ponte di Genova. Un cantiere che non si è potuto fermare nemmeno nel pieno della crisi. Per questo il ponte costruito da Webuild è diventato un modello per capire come si poteva continuare a lavorare in sicurezza nei cantieri durante la pandemia. “Per questo abbiamo seguito il modello Genova e lo abbiamo portato nel nostro cantiere di Losanna, che a sua volta è diventato il modello per tutta la Svizzera, Ticino compreso”, chiarisce Buzzetti”. A Losanna, infatti, CSC sta costruendo il Parc du Simplon. Il nuovo quartiere a Renens, a ovest della città, è costituito da 10 palazzine. “Lì, nonostante il committente non ce l’avesse esplicitamente chiesto abbiamo preferito interrompere brevemente l’attività per 10 giorni per organizzare le misure di sicurezza”, spiega Buzzetti.

La mensa

Quando si parla di virus e contagi, uno dei momenti più delicati, sono le pause. Durante il pranzo ci si rilassa, si chiacchiera, si avvicinano le mani al volto. Ma come fare una mensa di cantiere che garantisse distanze e attenzione? “Abbiamo usato uno degli edifici che stiamo costruendo e ne abbiamo trasformato il piano terra in un’ampia mensa”, ci racconta il direttore. “Abbiamo usato dei separatori da sala operatoria, a un tavolo da 6-8 persone ora si mangia solo in due, a delle postazioni predefinite”. I pranzi, aggiunge, sono sfasati, i gruppi di operai mangiano in momenti diversi, così come le entrate e le uscite del cantiere non avvengono più allo stesso momento.

Cantieri a prova di virus

L’informazione e la formazione

In un grande progetto lavorano tante persone. Gli operai dell’azienda, ma anche i subappaltatori, pittori, elettricisti, idraulici. La formazione di chiunque metta i piedi in cantiere diventa quindi fondamentale. “L’informazione e la comunicazione interna è fatta attraverso cartelloni in tutto il cantiere, ma anche con momenti di formazione per operai e subappaltatori. I nostri ingegneri specializzati in sicurezza hanno istruito e formato tutto il personale su come ci si comporta in cantiere”, dice Buzzetti. Il personale addetto alla sicurezza sul lavoro è triplicato in questo periodo, a Losanna i responsabili sono passati da due a sei.

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Igiene

Mai come oggi lavarsi le mani è stato tanto importante. Come fare in un cantiere? “Avremmo potuto mettere un box con una decina di punti acqua”, ci racconta Buzzetti, “ma ci siamo resi conto che questo avrebbe potuto creare assembramenti. Così, anche se è un po’ meno bello da vedere, abbiamo distribuito oltre dieci punti per lavarsi le mani nel cantiere”. Intensificata, anche, la pulizia delle toilette, che oggi avviene al massimo ogni due ore.

Cantieri a prova di virus

Mascherine o visiere?

Ci sono lavori, nel costruire un palazzo, che rendono impossibile stare lontani. A Losanna uno di questi casi è la posa delle facciate vetro-acciaio in quota. “L’uso continuo delle mascherine è complicato, è difficile per gli operai stare sempre con le mascherine, così abbiamo fornito anche delle visiere lunghe che coprono il volto ma anche tutto il collo per evitare la possibile propagazione di droplets”. Per ogni diversa operazione di cantiere, però, gli addetti alla sicurezza hanno scelto le misure più adeguate.

Cantieri a prova di virus

Arrivare al lavoro

Il furgoncino degli operai è una delle immagini più iconiche dell’edilizia. Ma molti uomini spalla a spalla dentro a una scatola di metallo è quanto di meno distanziato che si possa immaginare. “Inizialmente le disposizioni erano molto rigide”, ricorda Buzzetti, “così in ogni furgone vi era l’autista con uno o al massimo due passeggeri a seconda delle dimensioni del mezzo. Ora vi è stato un allentamento delle misure di igiene accresciute, ma cerchiamo comunque di garantire la distanza di sicurezza, si devono indossare le mascherine in caso di distanza ravvicinata e, in ogni caso, gli operai non sono mai spalla contro spalla”.

Cantieri a prova di virus

Sensibilizzare

La popolazione di un cantiere è come quella di uno Stato, ognuno ha la sua idea. “Si possono offrire tutte le misure che si vuole, ma prima di tutto bisogna convincere le persone. Alla fine ad adottare le misure di sicurezza dev’essere la squadra che va a casserare, gli operai che vanno a mettere i ferri”, ci racconta Buzzetti, “per questo la formazione rimane il tassello principale. In cantiere la facciamo abitualmente, ma in questo momento è anche più importante e forniamo alla nostra gente una formazione sulla sicurezza supplementare relativa ai rischi legati alla possibile propagazione del Covid-19”.

Cantieri a prova di virus

Quanti operai?

Prima che tutto accadesse a Losanna lavoravano 200 persone, e oggi sono circa 160. “In questo momento stiamo ultimando gli appartamenti degli edifici residenziali del nuovo quartiere, non potremmo garantire le distanze se tutti fossero in cantiere, avremmo il pittore che cammina in testa al piastrellista”.

Cantieri a prova di virus

I controlli

Se gli operai lavorano, lo Stato non sta a guardare. Infatti le varie agenzie pubbliche svolgono i controlli per assicurare che i datori di lavoro offrano un ambiente il più sicuro possibile. “A Losanna abbiamo avuto due visite della Suva. Erano già soddisfatti dopo la prima, ma ci hanno chiesto un paio di accorgimenti in più che abbiamo introdotto prima che tornassero”, racconta Buzzetti. Ma anche in Ticino la CSC ha grossi cantieri aperti, un esempio è quello autostradale fra Melide e Lugano: “Anche lì abbiamo applicato gli stessi concetti di Losanna, oltre alla Suva anche l’Ustra ha controllato il cantiere e ha manifestato soddisfazione”.

Cantieri a prova di virus

E adesso chi paga?

Non serve aver messo le mani nella malta per capire una cosa, tutte queste misure hanno un costo, l’allungamento dei tempi anche. Alla fine chi pagherà? “Il contesto normativo è chiaro, è un evento di forza maggiore, era imprevedibile e deve essere riconosciuto”, spiega Buzzetti. “I grandi committenti pubblici come Ffs e Ustra stanno già approntando delle direttive standard per queste situazioni”. Discorso meno facile, ma fortunatamente meno costoso, è quello dei piccoli cantieri, la famiglia che aspetta la nuova casa o la piccola palazzina che il proprietario sta aspettando di affittare: “È una questione che dovremo analizzare”, spiega Buzzetti.

Finché non sarà trovato un vaccino sarà difficile abbandonare completamente le misure di sicurezza accresciute. (Matteo Buzzetti)

Il domani

Oggi è così, si lavora in meno, più distanti e forse con più calma. Ma prima o poi i cantieri torneranno a ciò che conoscevamo? “Finché non sarà trovato un vaccino sarà difficile abbandonare completamente le misure di sicurezza accresciute”, analizza il direttore di CSC. “Man mano che si conosce il virus si possono adottare alcuni allentamenti, ma fino al vaccino di mascherine e distanze sociali dovremo tenere conto. Solo dopo si potrà discutere del ritorno alla normalità”.

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