Beirut, cosa sappiamo finora?
Il punto della situazione sulle cause dell’esplosione in Libano e gli ultimi aggiornamenti sulla drammatica situazione della città
di Marco Jäggli
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Più di 100 morti e oltre 4’000 feriti il bilancio provvisorio, comunicato questa mattina dalla Croce Rossa, della gigantesca esplosione avvenuta ieri nella zona del porto di Beirut, attorno alle 17 ora svizzera. Un bilancio che sembra essere destinato ad accrescersi ulteriormente nel corso della giornata, visto che secondo quanto riferito da Reuters la stessa Croce Rossa si sta al momento coordinando con il Ministero della salute per costruire degli obitori d’urgenza a causa del sovraffollamento degli ospedali. Ospedali che nella giornata di ieri hanno emanato un appello alla popolazione di non presentarsi al pronto soccorso salvo ferite potenzialmente letali, proprio per evitare un ulteriore sovraccarico dei nosocomi.

300’000 senza casa
La detonazione ha distrutto i vetri delle case in tutta la città e, secondo diverse testimonianze, sarebbe addirittura stata avvertita fino a Limassol, sull’isola di Cipro, a circa 240km di distanza, dove le finestre di molti palazzi hanno tremato. Lo scoppio ha causato gravi danni in circa la metà del territorio cittadino, portando secondo le ultime stime del Governatore della città a oltre 300’000 sfollati. Sempre secondo il Governatore i danni materiali ammontano a oltre tre miliardi di dollari. Un avvenimento che piomba sul Paese in un momento delicato, vista la grave crisi economica che da oltre un anno porta i manifestanti in piazza contro la gestione del Governo, situazione resa ancora peggiore dal coronavirus. L’esplosione ha inoltre distrutto silos di grano e stock di cibo presenti nell’area del porto, che resta la principale via di approvvigionamento della città, peggiorando la situazione umanitaria e le prospettive economiche per il prossimo futuro.

Le lacrime del Governatore della città nell’annunciare la gravità della situazione:

Le cause dell’esplosione
La dinamica dell’incidente è ancora in corso di chiarimento. Di fronte alle prime immagini si era parlato di un’esplosione in una fabbrica di fuochi d’artificio, viste anche le diverse piccole esplosioni in rapida successione riprese da molti video, prima della detonazione principale. Si trattava però di speculazioni. Durante la notte sono emersi nuovi dettagli: il Presidente libanese Mchael Aoun ha comunicato che all’origine della deflagrazione ci sarebbero 2’750 tonnellate di nitrato d’ammonio immagazzinate in un edificio della zona portuale. Un materiale impiegato nei fertilizzanti ma anche nella fabbricazione di esplosivi. Aoun ha definito “inaccettabile” che un tale quantitativo di materiale esplosivo fosse immagazzinato in un singolo capannone e senza adeguate misure di sicurezza. Non si sa inoltre cosa potrebbe aver innescato il materiale esplosivo, visto che il nitrato d’ammonio necessita di altri materiali o temperature molto alte per poter deflagrare.

Il porto di Beirut prima e dopo la deflagrazione:

Un carico bloccato da 6 anni
Stando a quanto affermato dal Direttore generale della pubblica sicurezza, il carico di nitrato d’ammonio deriverebbe da un sequestro effettuato in passato dalle autorità libanesi. Secondo quanto rivelato da Al-Jazeera però, lo stock sarebbe stato nel porto da ben 6 anni, ovvero dal sequestro di una nave russa, battente bandiera moldava, presa in consegna mentre stava compiendo una tratta tra la Georgia e il Sudafrica. La nave sarebbe stata costretta a fermarsi nel paese a causa della mancanza di carburante e provviste. L’equipaggio sarebbe stato in seguito espulso dal paese e il carico abbandonato sul posto e immagazzinato nella struttura del porto.

Gli stranieri colpiti
Al momento, oltre alle migliaia di feriti libanesi che stanno affollando gli ospedali di Beirut, si parla solo di alcuni cittadini stranieri colpiti, tra i quali un militare italiano di stanza nel paese, che avrebbe riportato ferite lievi. Più grave la situazione di diversi cittadini della numerosa comunità filippina che, stando a quanto affermato dal ministero degli esteri delle Filippine, conterebbero due morti, otto feriti e ben 11 dispersi. Anche un cittadino australiano ha perso la vita nell’esplosione, come confermato dal primo ministro Scott Morrison. Per quanto riguarda gli svizzeri invece, il Dipartimento federale degli affari esteri sta ancora verificando lo stato di salute dei cittadini elvetici nella regione. Al momento è stato certificato solo il ferimento dell’ambasciatrice Monika Schmutz, rimasta leggermente ferita ieri e tornata già oggi al lavoro, come dichiarato dal DFAE. Il resto del personale dell’Ambasciata è illeso e in buona salute. Attualmente in Libano vivono 1’500 cittadini svizzeri e circa 20 turisti elvetici sono attualmente registrati presso l’Ambasciata.

La drammatica condizione degli ospedali cittadini (attenzione, le immagini potrebbero turbare):

Cos’è il nitrato d’ammonio?
Il nitrato di ammonio è uno dei fertilizzanti maggiormente utilizzati in agricoltura al mondo, noto più comunemente con il nome di salnitro, viene classificato come materiale pericoloso ed è quindi sottoposto a una serie di regolamentazioni. Viene utilizzato in molti tipi di esplosivi utilizzati nelle miniere e nelle cave, dove viene fatto esplodere dopo essere miscelato con carburante. I maggiori depositi si trovano nel deserto di Atacama in Cile, da dove viene estratto. Oggi quasi il 100% della sostanza chimica utilizzata è sintetica, prodotta facendo reagire l’ammoniaca con l’acido nitrico. Relativamente stabile, è economico da produrre, rappresenta l’80% di tutti gli esplosivi industriali utilizzati negli Stati Uniti. Secondo quanto riportato dall’agenzia Keystone ATS, è impossibile che il nitrato di ammonio s’infiammi da solo. A temperature decisamente elevate, però, il nitrato di ammonio può decomporsi da solo. Questo processo può creare gas tra cui ossidi di azoto e vapore acqueo che possono poi provocare un’esplosione.

Una nuova Hiroshima?
La potenza dell’onda d’urto e il “fungo” emerso dall’esplosione hanno fatto pensare a molti, in un primo momento, a una piccola bomba atomica. Anche il Governatore di Beirut, Marwan Aboud, aveva rimarcato la somiglianza specificando che le esplosioni “sembravano Hiroshima”, aggiungendo inoltre che si tratta di un “disastro nazionale senza precedenti”. Ipotesi sollevata anche da vari network, più o meno complottisti, che hanno inoltre tirato in causa Israele come potenziale responsabile, ma al momento priva di fondamento e smentita non solo dal Governo libanese e da quello israeliano, ma anche da Hezbollah, movimento sciita militante legato all’Iran e storico avversario dello Stato ebraico nella regione.

Foto Twitter
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Sull’effettiva potenza dell’esplosione circolano in rete diverse versioni: si parla dell’equivalente di 240 fino a diverse migliaia di tonnellate di TNT. In ogni caso, comunque, siamo ancora ben lontani dalla potenza di “Little boy”, ovvero l’ordigno esploso il 6 agosto 1945 su suolo giapponese: si parla infatti di 15 kilotoni, ovvero l’equivalente di 15’000 tonnellate di tritolo, cifra decisamente superiore a tutte quelle prese in considerazione per Beirut. “Little boy” che, va comunque specificato, è un ordigno ancora debole rispetto ai modelli successivi, che sono arrivati fino a un massimo di 50 megatoni, ovvero 50 milioni di tonnellate di TNT, nel caso della bomba “Tsar” sovietica.

Precedenti storici
Nel 1947 a Texas City un carico di 2’300 tonnellate della stessa sostanza, stipate in una nave, esplose uccidendo quasi 500 persone e creando un’onda anomala di 4,5 metri di altezza. Anche a Tianjin (Cina) nel 2015 avvenne un incidente simile: secondo le autorità cinesi le temperature estive diedero fuoco a della nitrocellulosa, un materiale fortemente infiammabile. Le fiamme si propagarono poi a un deposito di nitrato d’ammonio, facendolo detonare causando la morte di 173 persone e ferendone diverse migliaia. Il nitrato di ammonio fu anche il componente base degli attentati di Oklahoma City nel 1995 dove 2,3 tonnellate del materiale, assieme a diverse centinaia di kg di altri esplosivi, erano bastati a devastare completamente un intero palazzo dell’amministrazione federale, causando 168 morti e danneggiando gravemente diversi edifici circostanti.

Il palazzo Alfred P. Murrah dopo l’attentato di Oklahoma City (Foto Wikipedia)
Il palazzo Alfred P. Murrah dopo l’attentato di Oklahoma City (Foto Wikipedia)
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