Mirella Mozzini Scolari
Una buona scuola
Redazione
15.03.2023 09:38

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Cosa si intende per “buona scuola”? Una buona
scuola deve fornire un ambiente educativo che accolga e rispetti le
diversità e le potenzialità degli studenti. Una maggiore
personalizzazione dell'insegnamento, la creazione di un ambiente di
apprendimento che rispetti le differenze individuali e l'offerta di supporto
supplementare per gli studenti che ne hanno bisogno, sta alla base dello
sviluppo adeguato delle risorse. Secondo recenti studi condotti in
Italia, oltre il 70% degli studenti, se opportunamente supportati durante le
scuole obbligatorie, potrebbero riuscire nelle scuole superiori (SS, SUP)
e all’università. Gli insegnanti dovrebbero adottare strategie
pedagogiche che soddisfino le esigenze diverse di tutti gli studenti
affinché possano raggiungere buoni standard. Naturalmente sarebbero poi da
ripensare e ridurre i compiti amministrativi degli insegnanti che negli
ultimi anni sono aumentati in modo esponenziale.
“Le scuole
dell’obbligo hanno dunque una grande responsabilità riguardo alle successive carriere
formative e professionali delle persone. È a questo livello che si devono
affrontare i problemi – in seguito è molto più difficile.” (Daniel Fleischmann,
Transfer, La formazione professionale di base
perde terreno, 07.03.2023).
Una buona
scuola ha l’obbligo di essere inclusiva senza abbassare il
livello d’insegnamento, semmai proprio per elevarlo.
“Una scuola
senza qualità amplia il vantaggio dei ceti alti, quella di qualità attenua lo
svantaggio dei ceti popolari” e “nella gara della vita, sono i ceti deboli le
vere vittime di un abbassamento della qualità della scuola”, scrivono Paola Mastrocola e
Luca Ricolfi nel loro libro “Il danno scolastico”.
Una cattiva
scuola può avere anche un impatto economico negativo sulla società nel suo
complesso. Gli studenti che non ricevono un'istruzione adeguata potrebbero
diventare una forza lavoro poco qualificata, poco produttiva. È dimostrato che
gli Stati che investono molto nell’educazione e nella formazione professionale,
hanno anche un maggiore successo economico e una migliore qualità di vita. Non
è certo una coincidenza che fra i paesi più felici al mondo secondo il ”World
Happiness Report 2022”, figurano quelli che vantano un eccellente sistema
scolastico.
In
Svizzera, uno dei punti di forza è rappresentato dalla formazione di base
duale. L'apprendistato combina la formazione in aula con l'esperienza pratica
in azienda. Questa forma di apprendimento offre ai giovani la possibilità di
acquisire competenze trasversali fondamentali che fanno la differenza
nell'esercizio della professione, tra cui la capacità di socializzare,
risolvere problemi, la resilienza e molte altre. Queste competenze
contribuiscono anche ad aumentare la fiducia in sé stessi e rendono i giovani
diplomati subito operativi sul mercato del lavoro. Troppo spesso, i genitori
in primis e in parte i pochi orientatori, spingono alla scelta delle scuole
superiori ritenute, non sempre a ragione, un ascensore sociale. Le scuole
superiori purtroppo, in particolar modo nei primi due anni, presentano un alto
tasso di fallimento che si aggira attorno al 35%.
Negli
ultimi vent’anni, grazie al sistema modulare, sono state create delle
passerelle che permettono ai migliori di continuare la formazione fino
all’università e ai politecnici federali. Le donne e uomini che hanno
effettuato un percorso professionale di questo tipo, sono spesso eccellenti
insegnanti a loro volta, avendo un bagaglio intellettuale e pratico.
Oltre a
quanto previsto dai piani di studio, è indispensabile che una buona scuola
insegni agli studenti il discernimento, come verificare la veridicità delle
informazioni e come distinguere tra informazioni attendibili e non attendibili.
Ciò è particolarmente importante in un'epoca in cui l'accesso a informazioni è
facile, ma la verifica della loro attendibilità è difficile. Internet è una
miniera per chi lo utilizza con spirito critico e sa valutare se le
informazioni sono plausibili, accurate e coerenti.
Mirella
Mozzini Scolari, candidata al Gran Consiglio per il PLR

