Marco Altomare
Cure a domicilio e vita indipendente
Redazione
06.03.2023 17:54

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Le cure a domicilio hanno,
nel contesto dell’attuale sforzo di promozione di un sistema integrato di cure
medico-sanitarie, chiamato anche a calmierare il costante aumento dei costi della
salute, un ruolo importante. Si pongono come condizione imprescindibile per la
vita indipendente di anziani e persone con disabilità, e costituiscono, nel
pieno rispetto del diritto di autodeterminazione, una reale opportunità per non
dover accettare istituzionalizzazioni forzate.
Oggi si assiste a un aumento
crescente della richiesta di assistenza domiciliare dovuto sia ai processi di
veloce deospedalizzazione, sia al generale miglioramento delle cure mediche che
permette, molto più che in passato, di sopravvivere a malattie e infortuni e di
convivere, a lungo, con disabilità e età avanzata. A questo aumento non
corrisponde, però, un analogo adeguamento dell’offerta sanitaria. Gli Spitex
accusano una significativa insufficienza, anche se non in numeri assoluti,
delle risorse umane. E non è sempre e solo una questione di stipendi, anzi, il
loro aumento a volte porta, in nome della qualità della vita dell’operatore, a
una diminuzione della quantità di lavoro erogato, generando una sorta di
tensione fra le esigenze degli assistiti e le disponibilità degli assistenti.
Le professioni di cura
mettono a contatto, per loro natura, con l’umana sofferenza. La gestione delle
situazioni che ne derivano può essere complessa e contribuire al logoramento
del personale. Appare quindi necessario provvedere alla messa in atto di
un articolato sostegno psicologico ed istituzionale, che consideri anche
la possibilità di attivare reti di cure integrate in cui gli Spitex collaborano
con gli istituti. Ciò consentirebbe la salutare variazione dei luoghi e dei
modi di erogazione delle prestazioni. Aspetto questo che richiede la non
secondaria armonizzazione dei riferimenti giuridici, oggi ancora troppo
dissimili, nonché la messa in atto di un controllo centrale sull’adeguatezza delle
cure, che uniformi le prestazioni del pubblico e del privato, degli istituti e
dell’assistenza a domicilio. È un terreno su cui la politica è prepotentemente
chiamata a fare la sua parte.
Il reperimento e il mantenimento di
personale adeguato non è però l’unica sfida da affrontare. Nel nostro Paese il finanziamento della permanenza a
domicilio si basa sui contributi delle casse malati e, sussidiariamente, dello
Stato. Questi aiuti non coprono però la totalità delle spese. Troppe persone
sono quindi obbligate a ricorrere al, socialmente più costoso, ricovero in
istituto. L’istituzionalizzazione non voluta e non necessaria induce infatti, a
causa del minor stimolo ambientale e del distacco affettivo dal proprio
ambiente e dai propri affetti, un accumulo di disabilità con tutte le
conseguenze umane e finanziare del caso.
Di fronte all’insufficienza
del sostegno economico, i famigliari, in particolare le donne, assumono di
necessità il ruolo di assistenti e curanti. Si tratta di un lavoro non
retribuito, che non tutela adeguatamente chi lavora. Viene infatti a mancare
ogni forma di indennità (disoccupazione, malattia, infortunio) e non è
possibile cumulare un adeguato avere AVS. Il risparmio presente arrischia quindi
di trasformarsi in una spesa futura.
Eppure, il lavoro svolto dai
famigliari è enorme: l’impegno volontario delle 600’000 persone che si stima
prestino assistenza ai propri familiari ha un valore pari a circa 3,7 miliardi
di franchi all’anno e alleggerisce enormemente la spesa pubblica. Vi sono, in
questo settore, chiare necessità di intervento della politica. Bisogna
bilanciare gli obblighi delle casse malati e dello Stato, per l’assunzione
delle spese necessarie al mantenimento a domicilio delle persone anziane e con
disabilità, con il riconoscimento finanziario e assicurativo del lavoro dei
famigliari assistenti e curanti, pena il degrado progressivo di una situazione
che, nel tempo, potrebbe, a fronte del generale invecchiamento della nostra
società, farsi insostenibile.
Marco Altomare, candidato
GISO al Gran Consiglio

