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Italia, il Governo è destinato a durare

Per Roma più opportunità che rischi dalla frenata dell’economia europea e dalla crisi dell’Unione

Il Governo gialloverde italiano non sembra destinato a crollare presto, Infatti, anche se le parole dei politici debbono essere valutate con estrema cautela, le dichiarazioni di Matteo Salvini all’indomani del trionfo nelle elezioni regionali abruzzesi vanno in questa direzione. Il leader della Lega ha chiaramente affermato di non voler assolutamente sfruttare il tonfo elettorale del movimento capeggiato da Luigi Di Maio per rivendicare un maggiore peso nella coalizione governativa. Questa moderazione è comprensibile: la Lega sa che il fallimento del Governo Conte si rifletterebbe anche sui suoi consensi popolari e inoltre è consapevole che la “malferma alleanza di ferro” con i 5Stelle (come è stata brillantemente definita dal giornalista Minoli) dà a Salvini uno spazio di manovra nettamente più ampio di una coalizione di centro-destra con Silvio Berlusconi.

Di questa realtà ha preso atto anche la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, la quale non chiede più un rientro all’ovile di Matteo Salvini, ma che il leader della Lega si prodighi affinché anche il suo partito possa trovare alloggio nella coalizione di Governo. Dunque appare ridimensionato il pericolo che i mutamenti dei rapporti di forza elettorali tra i due partiti metta in pericolo la sopravvivenza del Governo e ciò vale per il ben più importante appuntamento con le urne per il rinnovo del Parlamento europeo. La strada per il Governo presieduto da Luigi Conte non è comunque priva di ostacoli. Messi in cantiere la mini riforma delle pensioni e il varo del reddito di cittadinanza, a preoccupare non sembrano essere tanto le divergenze sulla TAV (la linea ferroviaria veloce Torino – Lione) quanto piuttosto le resistenze europee e le gravi incognite sulle prospettive dell’economia. Ma questi rischi possono trasformarsi in grandi opportunità per la coalizione di Governo italiana.

L’Unione europea, “orfana” del grande protettore americano dopo l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca, è oramai senza bussola. Anzi l’amara esperienza dell’uscita della Gran Bretagna l’ha incattivita. Non sembra più in grado di lanciare grandi progetti, come è stata la realizzazione di Airbus, ed è soprattutto talmente divisa da far temere che non sappia più in quale direzione muoversi in un mondo sempre più dominato dal confronto tra Cina e Stati Uniti. Vi sono i nostalgici di un mondo fondato sulla globalizzazione e sul primato dei grandi interessi economici e finanziario. Vi sono colto che chiedono maggiore sovranità nazionale. Vi sono coloro che chiudono maggiore protezione del mercato interno per limitare gli effetti negativi della concorrenza internazionale su livelli salariali e occupazionali. Vi sono coloro che chiedono che venga costruito un nuovo patto sociale a livello continentale. E così via. L’esito di questo dibattito, destinato ad entrare nel vivo dopo le elezioni europee, sarà comunque determinato dagli assetti politici che si configureranno a livello planetario.

E ovviamente il ruolo di protagonista lo giocherà Washington. Anche negli Stati Uniti è in pieno corso la battaglia tra Donald Trump e i fautori di un’America che privilegi i propri interessi, da una parte, e coloro che vogliono rilanciare la globalizzazione e il ruolo globale dell’America, dall’altra. Possiamo dire che vi è una sempre più diffusa consapevolezza che il sistema attuale non regge e deve essere riformato e che quindi sulle due sponde dell’Atlantico i termini dello scontro politico sono simili. In questo confronto l’Italia può giocare un ruolo non secondario, anche perché nel corso della storia ha spesso anticipato le evoluzioni politiche che poi si sono registrate anche in altri Paesi. Quindi in un dibattito, che non si limiti più a spuntare un qualche piccolo vantaggio materiale rispetto agli altri partner europei, Roma ha tutto da guadagnare, poiché può anche presentare un modello politico nuovo che raccoglie il consenso di gran parte della popolazione.

Guadagni maggiori il Governo gialloverde è destinato a raccogliere dalla frenata dell’economia europea. Oramai è tesi sempre più diffusa nel Vecchio Continente che bisogna mettere almeno temporaneamente in soffitta le regole di Maastricht e pigiare l’acceleratore su investimenti e spesa pubblica per prevenire una caduta in recessione anche perché non si può più affidarsi alla politica monetaria per rilanciare l’economia in forte rallentamento. Anche questi cambiamenti di accento non sono sgraditi al Governo di Luigi Conte. Quindi le ombre che si addensano sul futuro, potrebbero trasformarsi in opportunità per il Governo gialloverde e non in una catastrofe, come i più invece sostengono.

Redazione | 13 feb 2019 06:00

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