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Come sonnambuli dritti nella prossima crisi?

Così valutano i rischi gli esperti del World Economic Forum che si è aperto ieri a Davos

Anche le élite riunite da ieri sera a Davos per il tradizionale Forum sono consapevoli che il governo dell’economia mondiale sta sfuggendo di mano. Il pessimismo dell’assise, che da sempre è stata il simbolo della globalizzazione, non è frutto di un passeggero pessimismo, ma della consapevolezza che questi decenni di apertura dei mercati hanno sì portato ad una maggiore crescita economica, hanno sì favorito lo sviluppo di molti Paesi emergenti, ma hanno creato di potenti anticorpi soprattutto nei Paesi di vecchia industrializzazione che si stanno esprimendo in una rivolta contro le élite viste come autori di politiche che hanno favorito i pochi a scapito dei molti, distruggendone il tessuto sociale. Addirittura il fondatore del World Economic Forum, Klaus Schwab, sostiene che la continuazione di questo processo potrebbe portare al collasso delle istituzioni democratiche. Da questa premessa discende la proposta di Klaus Schwab, secondo cui la globalizzazione dovrà essere incentrata sui bisogni delle persone, dovrà essere sostenibile dal profilo ambientale ed inclusiva per diminuire le diseguaglianze e per aiutare non solo i più deboli, ma anche coloro che temono di venire emarginati per la perdita del posto di lavoro o altre disavventure. Insomma, occorre ridurre l’incertezza che corrode sia la sicurezza delle persone e quindi incide spesso anche sulla loro salute psichica. Si può certamente affermare che i campanelli d’allarme i successi elettorali delle forze sovraniste e populiste hanno cominciato a provocare segnali di allarme

Ma che fare? E qui giungono le note dolenti. Infatti l’economia mondiale è alla vigilia di un rallentamento superiore alle previsioni, come hanno confermato le previsioni del Fondo Monetario Internazionale rese note lunedì scorso. La crescita mondiale dovrebbe scendere di poco (dal 3,7% del 2018 al 3,5% quest’anno), ma la frenata è ben più consistente per i Paesi di vecchia industrializzazione (dal 2,3% al 2%). Le previsioni dell’Fmi sono sempre molto ottimistiche. E’ quindi prevedibile che queste stime debbano essere corrette al ribasso e in tal caso si pone il grande problema se nella situazione attuale con politiche monetarie già fortemente espansive vi siano gli strumenti efficaci per contrastare la frenata economica e soprattutto i problemi sociali che sarebbero destinati ad acuirsi. Questa preoccupazione di tipo congiunturali si sovrappone a quella strategica di come gestire la globalizzazione. L’idea di una globalizzazione a misura d’uomo che verrà proposta a Davos è infatti condivisibile ma inattuabile. Ogni Paese privilegia i propri interessi ed è impensabile che possa condividere un cambiamento di direzione che non corrisponda alle proprie esigenze. L’idea di una specie di governo mondiale vagheggiata con i vertici dei G20 dei Paesi più grandi del mondo è già franata con l’esplodere delle tensioni commerciali e soprattutto con il conflitto tra Cina e Stati Uniti. Addirittura la stessa Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) sembra svuotata di ogni potere anche perché la mancata designazione da parte di Washington sta rendendo impossibile il funzionamento dell’istituzione incaricata di dirimere le dispute commerciali. Infine appare un’utopia che possa essere ricostruito un nuovo patto sociale tra cittadini e i loro leader.

La realtà sembra ben diversa. Una gran parte dei cittadini dei Paesi occidentali non pensano che i loro disagi possano essere affrontati dalle élite che governano il mondo e addirittura in Europa non pensano che possano essere affrontati nemmeno dall’Unione europea, un’istituzione di dimensioni più modeste ma con legami politici e giuridici ben più profondi. E infatti un numero crescente di persone si rende conto che nell’era della globalizzazione anche i vecchi Governi nazionali sono come piume al vento e che quindi per riprendere il controllo sulle dell’economia globale occorre ripristinare la completa sovranità dei vecchi Stati nazionali. La riconquista della sovranità e quindi il protezionismo e politiche economiche e sociali nazionali vengono ritenute le premesse indispensabili per costruire un nuovo patto sociale.

La battaglia tra queste diverse visioni è in corso. Sarà da vedere se prevarranno i nazionalismi oppure si rimarrà legati in qualche modo ai meccanismi della globalizzazione attuale. La lotta è particolarmente accesa in Europa dove si scontrano le visioni sovraniste e populiste e quelle di un’Unione europea che aspira ancora a seguire la vecchia impostazione globalizzatrice. A questo riguardo saranno importanti le prossime elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo. Ad ogni modo tutto sembra in movimento e fa piacere che se se ne siano accorte anche le élite che cominciano a guarda al futuro con apprensione. Non a caso gli esperti del Forum di Davos si sono chiesti introducendo il loro “Global Risk Report” se “Stiamo camminando come dei sonnambuli dritti nella prossima crisi?” La risposta è chiara stiamo marciando come sonnambuli non solo verso una prossima crisi economica, ma contemporaneamente anche verso una gravissima crisi politica.

Alfonso Tuor

Redazione | 23 gen 2019 06:00

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