Violenza domestica perseguibile d’ufficio
Da domani il codice penale introdurrà maggiore protezione per le vittime di violenza domestica: ritirare la denuncia non ferma più il procedimento
di Teleticino
Violenza domestica perseguibile d’ufficio
Foto CdT/Reguzzi

Una donna viene picchiata dal marito, va in polizia e denuncia il fatto. Qualche settimana dopo si presenta nuovamente agli agenti spiegando che le cose si sono messe a posto, che quella sera parlava la rabbia più che la ragione, che in realtà suo marito non le ha fatto male. Capita spesso che le denunce per violenza domestica vengono ritirate e le autorità hanno le mani legate, anche se ad aver fatto ritirare la denuncia sono le pressioni del partner denunciato. Questo fino a oggi, perché da domani, primo luglio 2020, cambia il codice penale. Il procuratore pubblico, infatti, anche ritirata la querela di parte, potrà e dovrà valutare anche altre circostanze, come eventuali recidive, prima di decidere se lasciar perdere il procedimento penale. Inoltre il procedimento penale potrà essere sospeso solo se questo sarà di giovamento alla situazione della vittima.

“Questo dal punto di vista delle autorità non era più tollerabile”, ha spiegato il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. “Questa norma è a tutela delle vittime che sono già state vittime di violenza e poi rischiano di diventarlo di violenza psicologica”.

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Inoltre, se il procedimento viene sospeso lo Stato potrà costringere il presunto partner violento a seguire un corso di sei mesi di prevenzione della violenza, programma che sarà coordinato dall’Ufficio dell’assistenza riabilitativa.

Aiuto alle vittime

Se dei partner violenti si occuperanno quindi i corsi dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa, come ha spiegato Raffaele De Rosa in conferenza stampa, a pensare alle vittime c’è il Servizio di aiuto alle vittime del Dipartimento della sanità e della socialità. A questo ufficio si rivolgono circa un terzo delle vittime di violenza domestica, 162 su 598. Durante la pandemia, invece, sono state di meno le violenze denunciate: nei primi sei mesi di quest’anno si parla di 159 casi, un 30% in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. A spiegare perché la Delegata per l’aiuto alle vittime di reati Cristiana Finzi.

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Una coordinatrice sul tema

Da tre mesi è entrata in azione una nuova figura dedicata a questo tema, la coordinatrice istituzionale in ambito di violenza domestica, Chiara Orelli Vassere. Il suo compito è approntare il piano d’azione cantonale per prevenire questi episodi, partecipare a gruppi di lavoro e conferenze sul tema, gestire la rete di contatti di operatori del settore e gestire la sensibilizzazione e la formazione. Secondo Orelli Vassere, che ha appena iniziato occuparsi del tema, se le istituzioni sono pronte, molto c’è ancora da fare nella sensibilizzazione.

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