“Sproporzionato l’insegnamento a distanza”
Manuele Bertoli non ha dubbi: “Per soli tre casi di variante, su 50mila allievi, non è il momento di ordinare la scuola a distanza”
di Teleticino/MMINO
“Sproporzionato l’insegnamento a distanza”
© CdT/Gabriele Putzu

Nelle ultime ore è risultato positivo un nuovo allievo delle scuole di Morbio, un altro caso di variante inglese. Al momento però, come sottolineato in diretta a Ticinonews su Teleticino dal consigliere di stato Manuele Bertoli, non è tempo di bilanci. Per quelli bisognerà attendere la fine dei test a tappeto. In ogni caso, ha confermato il direttore del Decs, non ci sono altre sedi sotto osservazione del Dss e del Medico cantonale.

Le misure affrontate dalla scuola sono state sufficienti?
“Abbiamo tre casi di varianti inglese su 50mila allievi. A Morbio per mesi si è avuto un solo caso di Covid e quindi le misure hanno funzionato. Questi tredici casi sono usciti in poco tempo, non credo siano sbagliati i piani di protezione e per questo trovo sia sproporzionato andare in una versione di scuola a distanza per tre allievi su 50mila”.

Siamo confrontati con delle varianti che sembrano più contagiose tra i più giovani. Queste nuove mutazioni potrebbero portare a un cambiamento di paradigma?
“Tutto potrebbe portare a un cambiamento di paradigma, la pandemia ci ha insegnato che niente è definitivo e bisogna essere capaci di agire con flessibilità. Vedremo man mano come vanno avanti le cose, per noi è fondamentale che la scuola possa continuare in presenza”.

Il tema delle scuole si sta dibattendo anche a livello nazionale. Ci sono notizie di eventuali provvedimenti da Berna?
“No e comunque se ci fossero non creso sia giusto dirle così. Credo che comunque i membri della task-force aumentino la confusione. La comunicazione, sia da Berna che da Bellinzona, avviene in tempi rapidi e congrui quando c’è qualcosa di importante da comunicare e quando questa è preparata”.

Non è possibile ridurre il numero di passeggeri sugli autobus? Chi prende queste decisioni? Come funziona?
“Non è di mia competenza, potremmo forse incidere sui trasporti speciali, quelli organizzati per la scuola. La maggioranza degli allievi e delle allieve prendono il trasporto di linea ordinario e quindi le regole del trasporto pubblico, soprattutto quelle di occupazione, sono definite a Berna. È troppo facile mandare i ragazzi del post-obbligo a distanza per non affrontare il tema dell’occupazione dei trasporti pubblici”.

Insegnanti e vaccino. Non potrebbero rientrare nelle categorie?
“Io ho posto al Governo cantonale due questioni. Quella degli insegnanti insieme a chi esercita una professione con molti contatti e quella degli insegnanti vulnerabili. Il piano di vaccinazione federale non prevede di far passare queste categorie in priorità perché è stata fatta una scelta legata all’età delle persone e quindi si va avanti così. Ho chiesto di poter trovare, però, delle agevolazioni per chi esercita una di queste professioni con al centro la relazione”.

L’intervista completa

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