“Don Roberto era un riferimento quotidiano”
L’assassinio del sacerdote, molto conosciuto nella città di Como per il suo prezioso aiuto ai senzatetto, ha scosso la comunità. Luigino Nessi: “Era uno dei simboli dell’accoglienza”
di Radio3i/MMINO
“Don Roberto era un riferimento quotidiano”
Foto de Il settimanale della diocesi di Como

Aveva scelto di stare dalla parte degli ultimi, gli emarginati, i migranti, i senzatetto, a cui ogni mattina portava la colazione. Erano la sua parrocchia, la sua vita. Don Roberto Malgesini, 51 anni, è morto questa mattina, assassinato sulla via che da casa sua porta alla chiesa, in piazza San Rocco a Como.

Il suo carnefice si sarebbe già costituito: sarebbe un senzatetto con problemi psichici. Resta da capire cosa sia successo tra i due, perché non vi sarebbero testimoni dell’aggressione: Don Roberto è stato colpito da varie coltellate, quella letale sembrerebbe al collo. Dopo avere ferito mortalmente il prete, l’omicida è andato a piedi a costituirsi alla caserma dei carabinieri, che dista circa 400 metri da San Rocco lasciando lungo il percorso gocce di sangue.

Ma chi era Don Roberto? A raccontarlo è Luigino Nessi ai microfoni di Radio3i, che proprio con don Malgesini condivideva l’amore per i più poveri tra i poveri. “Era il vangelo vissuto quotidianamente”, spiega afflitto. “Era uno dei simboli dell’accoglienza a Como, sempre attento a chi aveva bisogno, andava sempre in carcere, ogni attimo di vita era dedicato agli altri”, aggiunge. “Abito in un quartiere di periferia e quando sono arrivato a San Rocco ho visto tutta la gente che aiutava disperata. È un brutto colpo per la città, era un riferimento quotidiano”.

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