“Dimagrire aiuta contro il Covid-19”
Secondo la nutrizionista Barbara Naldi le restrizioni britanniche contro il junk food sono efficaci, e potrebbero aiutare anche a ridurre gli effetti del coronavirus, come confermato da varie associazioni elvetiche
di Radio3i/ls
“Dimagrire aiuta contro il Covid-19”

Obesi a rischio coronavirus. L’allarme lanciato dalle associazioni sanitarie elvetiche mette in guardia sui rischi di un decorso grave legati al sovrappeso. Un tema che ha tenuto banco anche in Inghilterra, dopo che il premier britannico Boris Johnson ha deciso di mettere a dieta gli inglesi lanciando una campagna contro l’obesità attraverso, ad esempio, il divieto di pubblicità del cibo spazzatura, l’obbligo per i ristoranti di indicare l’apporto calorico dei cibi e la messa al bando dei dolciumi alle casse dei supermercati. Una decisione che non stupisce la nutrizionista Barbara Naldi, intervistata da Radio 3i: “L’arrivo del coronavirus ha aumentato ancora di più la paura della gente e la loro sensibilità. Va tuttavia detto che una prevenzione alimentare non è sufficiente per prevenire di ammalarsi di coronavirus, però può sicuramente aiutare a guarire meglio. Se siamo sani di base, la capacità di un organismo di difendersi da una malattia è maggiore che in un terreno non sano e soprattutto obeso”.

Il caso inglese
Ma le misure adottate dagli inglesi sono efficaci? “Credo di sì, salvo scrivere le calorie nel menu del ristorante. Di sicuro le leggeranno con interesse le persone che sono già sensibili al tema, come quelle sportive che già mangiano sano, mentre quelle che non hanno interesse leggeranno forse le cifre, ma sorvoleranno la questione. Per fare un esempio: anche sul pacchetto delle sigarette c’è scritto “il fumo uccide”, ma il fumatore, pur sapendo il danno che si sta arrecando, fuma lo stesso. So che è stato anche proposto di abbassare il costo di frutta e verdura in modo che le persone con una minor possibilità economica possano nutrirsi più regolarmente di questi alimenti, nonché aumentare del 20% il costo delle bevande zuccherate per sensibilizzare su quanto è malsano lo zucchero raffinato. Sono ottime idee e sicuramente possono portare a un risultato”.

Obesità in Svizzera: meno evidente ma in aumento
Il fenomeno dell’obesità colpisce anche la Svizzera. Com’è la situazione nel nostro paese? “In proporzione ad altri paesi, come gli Stati Uniti, l’obesità è meno evidenziata. Da noi esiste piuttosto il sovrappeso. Si stima però che per i prossimi 20 anni potrà esserci un aumento abbastanza evidente, soprattutto se si continua a mangiare fast food o junk food in quantità, come viene proposto oggigiorno dall’industria, con la possibilità che i bambini si muovano di meno e giochino di più ai videogiochi e al telefonino. Per questo motivo i pediatri cercano di sensibilizzare i genitori sul tema”. Quali misure sono state introdotte in Svizzera per evitare questo tipo di fenomeno? “Per esempio nelle scuole si cerca di introdurre la mela in modo che i bambini evitino di portare merendine o cibi spazzatura da casa. È chiaro che anche l’esempio di noi adulti aiuta. Ma si dovrebbe fare di piû”.

In Inghilterra per esempio hanno deciso di togliere la cioccolata vicino alla cassa. “È una buona cosa. Per una mamma questo può essere un gran sollievo. Mettendo questi cibi all’altezza di mano del bambino, quest’ultimo può continuare ad alllungare le mani o iniziare a urlare se non ottiene quello che vuole. possono diventare situazioni difficili. Istintivamente al bambino piacciono cibi dolci. Toglierli da lì sarebbe la soluzione”.

Restrizioni fattibili anche da noi?
Una campagna sullo stampo di quella inglese sarebbe fattibile nel nostro paese? “Bisognerebbe vedere se il Dipartimento opere sociali è disposto a farlo. Sono stati fatti molti passi negli anni. Ci sono campagne che con poche parole possono entrare nella testa di tutti, come slogan. Comunque sapere è un punto, applicare è un altro. Le persone sanno tante cose, ma poi non le fanno. Si tratta di prendere il ritmo nel fare le cose, in modo da diventare un automatismo. Per questo la campagna da lanciare dovrebbe portare a vedere non cosa non ci succede se mangiamo succede, ma cosa cii succede di bello quando mangiamo sano. Con gli esempi negativi spesso il paziente non si sensibilizza”.

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