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L’arte della Biennale per i migranti

Il 22enne ticinese Giacomo Braglia: “con le mie opere voglio sensibilizzare il pubblico sui rischi dell’emigrazione”

A soli 22 anni è arrivato ad esporre la sue opere alla Biennale di Venezia, una delle esposizioni artistiche più importanti a livello internazionale. Stiamo parlando del ticinese Giacomo Braglia, artista e fotografo che dall’11 maggio è uno dei protagonisti del Padiglione della Siria della celebre esposizione d’arte della città italiana.

Prendendo spunto dal titolo della Biennale di quest’anno ‘May You Live in Interesting Times’, Giacomo ha deciso di proporre delle opere che affrontano la problematica della migrazione, contrassegnandole con l’hashtag #MayYouLiveToHelpWalker. Un concetto che il giovane artista luganese ha deciso di condividere con Ticinonews.

Giacomo, sei arrivato ad esporre alla Biennale di Venezia a soli 22 anni, che effetto ti fa? Come mai sei ospite del Padiglione siriano?
È davvero una grande emozione! Esporre alla Biennale di Venezia è un’esperienza bellissima, non solo perché si tratta di un evento importantissimo ma anche perché Venezia è una delle città d’arte più influenti a livello internazionale. Mi hanno chiesto di esporre al padiglione siriano perché la tematica della migrazione, al centro delle mie opere, concerne molto da vicino la Siria.

#MayYouLiveToHelpWalkers è l’hashtag della tua esposizione, qual è il suo significato?
#MayYouLiveToHelpWalkers è il messaggio che voglio trasmettere attraverso le mie opere. Mi piacerebbe riuscire ad incoraggiare il pubblico a fare di più per i migranti perché scappano da paesi disastrati. Con le mie opere mi piacerebbe fare capire al pubblico l’importanza di questa tematica convincendolo ad impegnarsi maggiormente a sostenere queste persone nei loro paesi.

Da dov’è nata questa idea?
Da anni collaboro con la ‘Fondazione Nuovo Fiore in Africa’, di Lugano, che si occupa di costruire scuole in molti paesi con lo scopo di dare un’educazione ai bambini che permetta loro di formarsi per contribuire allo sviluppo del proprio paese. L’idea alla base delle opere che espongo a Venezia è nata da alcune esperienze di volontariato che ho fatto in Etiopia negli scorsi anni, durante le quali sono entrato in contatto con la realtà di questo paese, comprendendone le principali problematiche. Durante il volontariato ho lavorato in una scuola come insegnante e ho capito quanto sia fondamentale promuovere lo sviluppo dei paesi in difficoltà.

Le opere che esponi a Venezia sono per certi versi molto curiose, si potrebbe dire che sono un mix tra arte tridimensionale e fotografia…
Esattamente. A Venezia ho portato 3 scudi, una sfera d’acciaio e un busto in gesso rivestite con delle foto scattate da me e stampate su apposite pellicole. Per realizzare le strutture d’acciaio e di gesso mi sono fatto assistere da alcuni artigiani, mentre dell’applicazione delle fotografie me ne sono occupato io. L’idea è quella di rendere le immagini tridimensionali.

Quali sono i messaggi che rappresentano queste opere?
I 3 scudi in acciaio rappresentano simbolicamente la protezione da alcuni pericoli che molti migranti purtroppo incontrano sulla loro strada verso l’Europa: la siccità e la sete, che spesso devono affrontare durante le trasferte, la guerra, un pericolo da cui spesso i migranti scappano, e la morte, perché purtroppo sono in molti che nel tentativo di raggiungere disperatamente l’Europa perdono la vita. La sfera d’acciaio, sulla quale ci sono quattro foto, parla delle tappe del viaggio dei migranti, mentre il busto in gesso rappresenta la schiavitù, perché durante il viaggio, il rischio di finire in carcere o di venire catturati da malviventi è grande.

A soli 22 anni hai già raggiunto dei traguardi molto importanti. Quali sono le tue ambizioni per il futuro? Hai nuovi progetti in cantiere?
Per ora mi piacerebbe continuare sul percorso artistico e creare opere cercando di proporre temi sempre più importanti. In questo periodo sto lavorando con l’artista Helidon Xhixha, autore delle opere esposte attualmente sulle strade di Lugano, su un’installazione sul tema dell’inquinamento che sarà posizionata nel Canal Grande a Venezia. Si tratta di due sculture monumentali rappresentanti due bottiglie che avranno lo scopo di sensibilizzare le persone sui problemi legati all’inquinamento ambientale.

 

ps

Redazione | 22 mag 2019 06:00

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