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Il popolo di Greta

Moltissimi ragazzi ticinesi hanno preso parte alla manifestazione mondiale per il clima lanciata dall’attivista svedese

Il popolo di Greta Thunberg. Potremmo chiamarli così i numerosissimi giovani che oggi, in tutto il mondo, hanno deciso di manifestare per sensibilizzare le istituzioni sui problemi climatici. Tra di loro ci sono anche migliaia di ragazzi ticinesi, che oggi hanno deciso di non andare a scuola per scendere in strada in difesa del futuro del pianeta.

Lo sciopero è iniziato questa mattina in tutte le sedi delle scuole superiori ticinesi, nelle quali sono stati organizzati workshop e assemblee. A Lugano i ragazzi dei licei cittadini hanno marciato verso Piazza Riforma, dove hanno consegnato una lettera al Municipio con la quale chiedono di proclamare l'emergenza climatica e propongono delle misure incisive per la città, come ad esempio la pedonalizzazione del centro urbano e la gratuità dei mezzi pubblici.

Oggi pomeriggio invece, gli studenti si sposteranno a Bellinzona, dove a partire dalle 14.00 avrà luogo la manifestazione cantonale. Lo scopo è quello di protestare in modo costruttivo per instaurare un dialogo con le istituzioni cantonali che permetta l’implementazione di una politica ambientale basata sul rispetto del clima. Nel corso del pomeriggio i ragazzi consegneranno una petizione alla Cancelleria dello Stato, lanciata il 2 febbraio in occasione della prima manifestazione ticinese, per sollecitare la politica a intraprendere rapidamente degli interventi concreti a salvaguardia del clima.

Non si sciopera solo in Ticino

Migliaia di giovani e studenti, circa 10'000 secondo la polizia, hanno invaso oggi le strade di Losanna per sostenere lo sciopero globale per il clima. Per la terza volta in questo 2019, il capoluogo vodese è stato teatro di un'imponente mobilitazione, accompagnata da centinaia di cartelloni, striscioni e fischietti. I sostenitori dello sciopero, che chiedono ai politici maggiori misure a favore del clima e dell'ambiente, si sono trovati questa mattina alle 10.30 alla stazione di Losanna. Il lungo corteo si è poi diretto verso il centro della città.

Per questa nuova protesta, il Dipartimento della formazione, della gioventù e della cultura (DFCJ) vodese ha indicato che non vi saranno sanzioni nei confronti di chi si assenterà dalle lezioni per raggiungere il corteo di manifestanti. Anche i giovani apprendisti potranno prendere parte allo sciopero senza il rischio di ritorsioni. In occasione del primo sciopero sul clima, avvenuto venerdì 18 gennaio 2019, a Losanna avevano partecipato oltre 8'000 giovani, mentre in occasione della seconda manifestazione di sabato 2 febbraio le persone in strada erano circa 10'000.

Circa 1500 persone, soprattutto giovani ma anche anziani, hanno invece manifestato a Lucerna. Hanno attraversato la città cantando cori in favore della "giustizia climatica" e alzando striscioni con slogan del tipo "Nonna, cos'è la neve" o "Make Love, non CO2".

"Tutti quelli che finora hanno tratto beneficio da un comportamento dannoso per il clima devono rendersi conto delle proprie responsabilità", ha dichiarato una ragazza. "Le conseguenze del cambiamento climatico sono davanti agli occhi di tutti. Chi lo nega si comporta come chi sostiene che la terra è piatta", ha aggiunto.

"In gioco ci sono il nostro futuro e il nostro clima", hanno sottolineato i manifestanti. I giovani chiedono che la Svizzera dichiari l'emergenza climatica e riconosca ufficialmente il riscaldamento globale come una crisi.

Lo stesso dovrebbe fare anche la città di Lucerna, sulla scia di quanto sta avvenendo in altre città svizzere. Durante la manifestazione sono state raccolte le firme per un cosiddetto "Bevölkerungsantrag", una "proposta popolare" che davanti al consiglio comunale ha il valore di una mozione e che per riuscire necessita di 200 sottoscrizioni.

A Berna i manifestanti sono stati circa 5'000 secondo le prime stime. Studenti, apprendisti e persone di tutte le età hanno reclamato a gran voce un maggior coinvolgimento della politica su questo tema, chiedendo anche che la Svizzera dichiari l'emergenza climatica e riconosca ufficialmente il riscaldamento globale come una crisi. Il corteo - partito dall'edificio centrale dell'Università attorno a mezzogiorno - ha fatto una prima tappa alla Waisenhausplatz, a pochi metri da Palazzo federale. In seguito è partita la marcia in direzione di Viktoriaplatz, oltre il ponte del Kornhaus. Altre manifestazioni si sono svolte - nel canton Berna - a Thun e Bienne.

(Foto: Facebook)

Redazione/ATS | 15 mar 2019 11:45

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