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Soggiornò illegalmente, ma voleva studiare in Ticino

Il TAF ha dato parzialmente ragione a un giovane sudamericano che voleva frequentare un istituto ticinese

Storia a lieto fine quella di un giovane cittadino colombiano che intendeva frequentare gli studi in Ticino. Per farlo, era entrato in Svizzera grazie a un visto turistico della durata di 90 giorni a contare dalla sua entrata sul territorio svizzero avvenuta il 30 giugno 2017. Visto che la sua domanda di iscrizione per l’anno scolastico 2017/2018 non era ancora stata evasa dall’istituto privato ticinese che aveva scelto, il giovane era rimasto in Ticino e il 7 ottobre 2017 stato fermato mentre si recava da Bellinzona a Zurigo con il treno.

Il giorno successivo il Ministero pubblico del Canton Zurigo (Limmat) lo aveva sanzionato con una pena pecuniaria di 30 aliquote giornaliere da 30 franchi cadauna, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, per il reato di soggiorno illegale. A questa condanna aveva fatto seguito la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (SEM) che il 9 ottobre 2017 aveva pronunciato nei suoi confronti un divieto d'entrata in Svizzera e nel Liechtenstein della durata di tre anni, valido dal 17 ottobre 2017 al 16 ottobre 2020. Il medesimo giorno la sezione della migrazione del Canton Zurigo aveva ordinato all'interessato di lasciare la Svizzera entro il 16 ottobre 2017.

Il giovane sudamericano aveva quindi presentato ricorso contro il citato provvedimento dinanzi al Tribunale amministrativo federale (TAF), spiegano di essere rimasto in Svizzera oltre la durata del consentito poiché in attesa del rilascio della conferma di iscrizione all'anno scolastico 2017/2018, ciò che gli avrebbe permesso di ritornare in patria e postulare la concessione di un permesso presso la rappresentanza elvetica in Colombia. Frequentare il suddetto istituto scolastico svizzero, ha rimarcato, gli permetterebbe un aumento sensibile delle possibilità di inserimento lavorativo al suo rientro in patria.

I giudici sangallesi constatata la violazione della legislazione sugli stranieri hanno da un lato riconosciuto la fondatezza del divieto d’entrata e dall’altro ritenuto sproporzionata la sua durata. La Corte ha ritenuto che “l'interesse pubblico alla pronuncia del divieto di entrata nei confronti del ricorrente prevale su quello di quest'ultimo ad entrarvi”.

Tuttavia “la violazione in cui è incorso il ricorrente è limitata al soggiorno illegale per una durata estremamente esigua, ovvero a soli 8 giorni, dalla scadenza del suo visto turistico. Inoltre, egli non si è opposto al decreto di accusa del Ministero pubblico di Zurigo e ha fatto rientro in patria nei giorni seguenti quest'ultimo. Nel frattempo, il 12 ottobre 2017, egli ha effettivamente ottenuto la conferma di iscrizione all'anno scolastico desiderato”. Conseguentemente, “da una corretta valutazione degli interessi pubblici e privati in gioco”, “emerge che il divieto d'entrata di tre anni è sproporzionato e va adeguato alle circostanze del caso concreto”. Il Tribunale ritiene infatti che il divieto d'entrata debba essere ridotto al giorno della crescita in giudicato della presente sentenza, ovvero il 25 febbraio scorso. Il giovane potrà quindi iniziare regolarmente i suoi corsi.

(Sentenza F-6062/2017 del 25 febbraio 2019)

Redazione | 15 mar 2019 06:30

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