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"Reintegrate i due dipendenti licenziati ingiustamente"

A chiederlo 7 consiglieri comunali al Municipio di Locarno: "Non si tratta di assenteismo, ma infortuni professionali"

Sette consiglieri comunali di Locarno - Fabrizio Sirica (PS), primo firmatario, Pier Mellini (PS), Damiano Selcioni (PS), Simone Beltrame (PPD), Mauro Cavalli (PPD), Matteo Buzzi (Verdi), Marko Antunovic (PLR) - chiedono al Municipio di reintegrare due dipendenti licenziati lo scorso anno. Secondo loro, i due collaboratori sono stati licenziati "ingiustamente" visto che le loro ore di assenza erano corredate da certificati medici validi. Non si tratterebbe quindi di semplice "assenteismo o scarsa propensione al lavoro". Vi riportiamo qui di seguito il testo integrale dell'interpellanza: 

"Martedì 12 febbraio u.s. è stato consegnato all’esecutivo un appello sottoscritto da 61 dipendenti della città, nel quale si chiede il reintegro al lavoro per due ex colleghi, licenziati dal Municipio l’anno scorso. Con il presente atto intendiamo sostenere quanto promosso dalle maestranze, esporre il nostro punto di vista e chiedere di rivalutare la situazione.

I motivi del licenziamento per i due dipendenti in oggetto riguardano l’applicazione dell’articolo 81 a, cpv. 1 e 2, del “Regolamento organico dei dipendenti Comune di Locarno” (ROD). Esso disciplina il numero massimo di assenze, oltre al quale si è licenziabili.

Sentiamo di dover dare alla faccenda un’interpretazione etica e comprensiva dal lato umano. Non vogliamo addentrarci su questioni tecniche, come il fatto che sono stati conteggiati come giorni interi di assenza anche giornate in cui i lavoratori hanno operato nella misura del 50% (per reintegrare il lavoro dopo periodi di infortunio) gonfiando di molto il dato totale. Desideriamo soprattutto sottolineare che il Municipio riconosce a questi nostri ex dipendenti che le loro assenze erano corredate da certificati medici validi, comprovati e che non sono stati messi in discussione. Non si tratta pertanto di assenteismo o scarsa propensione al lavoro.

Molti di questi giorni di assenza sono dovuti ad infortuni professionali! In altre parole, nell’ambito della loro professione, che comprende mansioni fisicamente logoranti, essi hanno subito degli infortuni. Invece di offrire riconoscenza per le tante ore impiegate in favore dei servizi per la città, invece di loro la possibilità di reintegro oppure di evitare di conteggiare quei giorni nel computo delle assenze, il Municipio li liquida!

Il Municipio non mette in discussione il curriculum professionale e il lavoro svolto per quasi due decenni dagli operai. Non vi è traccia di rimproveri, ammonimenti, nulla. Anzi, in uno dei due casi c’è pure una valutazione positiva dell’operato professionale, ancora pochi mesi prima del licenziamento.

A dimostrazione della freddezza con cui il Municipio ha trattato le due persone (persone, prima che collaboratori e concittadini) c’è questo passaggio, estratto da una presa di posizione firmata dal Sindaco a nome dell’esecutivo: “La disdetta non è da ricondurre ad un comportamento reprensibile, ma a cause oggettive di natura valetudinaria e quindi indipendenti dalla volontà del dipendente (…) in altre parole, è licenziato per causa e non per colpa (…) Poco importa che le sue prestazioni di lavoro fossero buone o scadenti.”

Il Municipio potrà (forse) avere ragione sul piano legale, trincerandosi dietro ad un articolo del Regolamento Organico dei Dipendenti, ma a livello morale questo comportamento è ingiustificabile! Simili gesti, privi di gratitudine e con uno sguardo alla manodopera soltanto nella voce dei costi, è purtroppo riscontrabile spesso nel settore privato e fa specie che un ente pubblico ne segua la linea.

Considerata l’età degli ex dipendenti, il Municipio con questa scelta sottopone queste persone ad un elevato rischio psicosociale. La frustrazione derivata dall’ingiustizia subita, il sentimento di totale irriconoscenza del datore di lavoro per il quale per quasi 20 anni si sono spesi, sommato alle oggettive difficoltà di trovare una nuova soluzione lavorativa, costituiscono fattori di rischio non indifferenti. Il paradosso, è che questa scellerata scelta, giustificata soltanto da questioni di risparmio, potrebbe tornare indietro come un boomerang, costando alla collettività in termini di spesa sociale. Ma cosa ben più grave, potrebbe compromettere pesantemente la qualità della vita dei lavoratori e delle loro famiglie.

Per concludere ci chiediamo se questo drastico cambio di rotta, questa strategia, rappresenti un metodo di gestione portato dal nuovo direttore del personale. Serpeggia infatti, comprensibilmente, l’idea che questi licenziamenti siano atti dimostrativi, per far vedere che la musica è cambiata e per scoraggiare le assenze. Una sorta di “punirne alcuni per educarli tutti.”

Se così fosse non sarebbe accettabile. Monitoreremo con attenzione ogni sviluppo.

Alla luce delle considerazioni sovraesposte, nello specifico chiediamo:

- Il Municipio intende dar seguito all’appello lanciato dai dipendenti? Se no, per quale motivo?
- Il Municipio ha tenuto in considerazione l’aspetto umano e i rischi psicosociali ai quali sottopone i due dipendenti freddamente licenziati?
- Il responsabile della gestione del personale, prima dell’arrivo del nuovo direttore delle risorse umane, è mai intervenuto, ad esempio con colloqui per capire le cause degli infortuni e, più in generale, le problematiche di salute? Se no, per quale motivo?
- C’erano dubbi sulla possibilità per i due operai di tornare a svolgere le loro mansioni? Se sì, è stato valutato un accompagnamento verso gli uffici competenti (domanda di invalidità)?
- A cosa è dovuto questo drastico cambio di rotta nella gestione del personale? È una strategia voluta dal nuovo direttore del personale?"

 

Redazione | 15 feb 2019 15:05

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