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Harry Herber: “Sono un po' l’ultimo dei Mohicani”

Candidato per il Consiglio di Stato nella lista “Bello Sognare”, il giardiniere 77enne di Lugano racconta i suoi cavalli di battaglia

“Per Amore”, “Carabbia in fiore”, “Non5ma500”, “Movimento degli assenti”. Sono alcuni nomi dei movimenti a cui Harry Herber, 77enne di Lugano ha fatto parte (i primi tre fondati da lui stesso). Ora il giardiniere in pensione e appassionato di sport si accinge di nuovo a scendere in campo politico, questa volta per la corsa al Consiglio di Stato. Già Municipale a Pazzallo e Carabbia e deputato in Gran Consiglio nel 1991 (dove rimase solo per sei mesi per dissidi interni con la Lega, movimento che allora rappresentava) Herber si presenta quest'anno con una nuova lista denominata “Bello sognare”. Ticinonews lo ha contattato per sapere cosa lo ha spinto a buttarsi in questa nuova sfida e quali sono i suoi cavalli di battaglia.

Signor Herber, come mai ha deciso di candidarsi?

Pensavo che la mia candidatura al Consiglio federale nel 2017 sarebbe stata l’ultima. Poi, nel mese di dicembre, mi hanno chiesto se mi sarei candidato alle elezioni cantonali o se rinunciavo perché avevo paura di fare una figuraccia. La mia risposta allora è stata pronta: certo che mi candido! Nello spazio di dieci giorni ho preparato tutto e ho presentato per primo la lista, con tutti i requisiti richiesti. Sono comunque onesto, ho 77 anni e sono “all’ultima spiaggia”, ma ho deciso di fare una votazione con i fiocchi.

Quali sono i temi che vorrebbe portare avanti nella prossima legislatura?

Non sono uno di quelli che fa promesse troppo lunghe o complicate, per cui i temi che mi stanno a cuore sono abbastanza semplici e si declinano in quattro punti principali. Il primo riguarda la scuola. Credo sia importante che ci sia di nuovo autorità e serietà nelle istituzioni e che ci sia una chiara distinzione tra la funzione del docente e quello del genitore, con quest’ultimo che troppo spesso e volentieri vorrebbe comandare. Sono poi per un abbigliamento semplice e decoroso a scuola, per il divieto dei telefonini in classe, per la riduzione dell’uso di fotocopie e anche per una cura dimagrante in seno alla Divisione apprendimento e formazione della Supsi. 

Un altro punto riguarda i cani. Vorrei che si adeguasse la legge affinché possano scodinzolare liberi nei boschi e non nei parchi. Inoltre proporrei di abolire la tassa cantonale a partire dal terzo cane (provvedimento valevole solo in ambito privato).

A livello politico invece mi piacerebbe portare, tramite un’iniziativa, il Consiglio di Stato a 9 membri, con una diversa ripartizione dei dipartimenti e una riduzione del 20% degli stipendi.

Vorrei infine istituire una sorta di “premio” per i comuni ogni sette anni. L’idea è che il Cantone dia uno sconto del 17% sul riparto Cantone-comuni per premiare il lavoro degli enti locali, che sono sempre più confrontati con oneri maggiori.

Quindi se venisse eletto, sarebbe disposto a ridursi lo stipendio del 20%?

Sì, fare il consigliere di Stato non dovrebbe diventare un mestiere. Certo sono i cittadini che lo eleggono, ma è una scelta personale quella di candidarsi che non dovrebbe essere a scopo di lucro. Con 4 membri in più, inoltre, ci sarebbe una migliore ripartizione dei compiti per affrontare temi sempre più complessi.

Che cosa rappresenta “Bello Sognare”?

Ognuno ha i propri sogni, che concernono i più disparati campi. Sognare è lecito, ma a volte andiamo fuori strada oppure i nostri sogni svaniscono. La lista vuole rappresentare quelle persone che ancora credono nei sogni, come me, e anche la classe più bassa della popolazione, per dare una possibilità in più alla gente. 

Lei si presenta come unico candidato della sua lista. Ha provato a coinvolgere anche altri cittadini?

È molto difficile coinvolgere la gente. C’è chi segue volentieri la politica, ma preferisce non mettersi in gioco. E quindi c’è solo il sottoscritto.

Come ha vissuto l’elezione federale di Ignazio Cassis? È rimasto deluso per non essere stato eletto?

No affatto e non ero presente a Berna quando è successo, quindi non l’ho vissuto di prima persona. Mi è solo dispiaciuto un po’ che i giornali hanno dato ampio spazio ai candidati ufficiali dei partiti. Mi ha comunque fatto piacere che alcuni si sono interessati di me, come la Tribune de Geneve o la Luzerner Zeitung, che mi hanno intervistato. Insomma, è una soddisfazione personale.

Suo figlio è Massimiliano Herber, giornalista e responsabile del Quotidiano alla Rsi. Fa il tifo per la sua candidatura?

Credo che sia l’unica che sostiene (ride)… forse perché sa che è l’ultima. Comunque si è dimostrato comprensivo e ho saputo che ha scritto qualcosa online.  

Un'ultima domanda: il suo sogno infine qual è?

Il mio desiderio è essere in corsa e fare una buona votazione. Tra l’altro prevedo una partecipazione alle urne più alta rispetto a 4 anni fa visto il numero record di liste e candidati che si sono presentati. È incoraggiante, c’è chi vuole veramente cambiare le cose. Comunque, dei candidati presentatisi nel 1991, sono l’unico in lizza ancora adesso, ad eccezione forse di Attilio Bignasca. Insomma, sono un po’ l’ultimo dei Mohicani.

 

LS

Redazione | 4 feb 2019 07:00

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