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Nuova LIA: "Prima chiarezza su chi assume i notificati"

Matteo Pronzini interroga il Governo: "Questa dinamica vale anche per il settore dell’edilizia e dell’artigianato?"

Il deputato MPS Matteo Pronzini ha inoltrato un'interrogazione al Consiglio di Stato in cui chiede - prima di entrare nel merito della 'nuova LIA' , come da decisione di martedì del Gran Consiglio - di concentrarsi in primis sulla protezione degli artigiani locali dalla concorrenza sleale di imprese e indipendenti esteri.

"Vista la magra figura che hanno fatto le istituzioni in questa vicenda, stavolta sarebbe il caso, prima di lanciarsi a votare una nuova legge, di avere informazioni complete su chi assume i notificati e attraverso quali canali", rimarca il deputato nel suo atto parlamentare (che riportiamo integralmente di seguito).

"Del problema dei cosiddetti padroncini (prestatori di servizio indipendenti) e dei distaccati si è parlato molto in Ticino a partire dalla seconda metà del 2013, quando entrò in vigore il principio della “responsabilità solidale” in base al quale il committente può essere chiamato a rispondere degli abusi in materia di condizioni salariali e lavorative commessi dall’azienda esecutrice e dai subappaltatori. Prima di allora i committenti non rischiavano nulla se subappaltavano a imprese estere con salari vergognosi. Poi il tema nel 2017 è stato un po’ dimenticato, proprio quando si è registrato un calo di padroncini e distaccati e un aumento delle “assunzioni di impiego”, cioè lavoratori interinali assunti direttamente dalle imprese ticinesi per un massimo di 90 giorni su notifica.

L’unico risultato tangibile della LIA è stato di smontare la “narrazione” secondo cui sarebbero in grande maggioranza i privati ad assumere notificati. Se l‘introduzione della LIA ha provocato un netto calo di padroncini e distaccati e un aumento delle assunzioni di impiego significa che ad assumerli maggioritariamente sono state e sono ancora le imprese, non i privati. Ora si tratta di capire se questa dinamica vale anche per il settore dell’edilizia e dell’artigianato.

Stando agli ultimi dati il 75,9% di tutto il lavoro svolto dai notificati in Ticino è imputabile alle “assunzioni di impiego”. Il Corriere di Como, in un articolo pubblicato il 6 dicembre 2016 e intitolato “Ticino, boom di frontalieri interinali: aggirata la legge sull’Albo artigiani” si spiegava che “Gli artigiani italiani sono adesso assunti come frontalieri con contratti interinali. Contratti che – almeno stando alle cifre emerse nella riunione del tavolo in Camera di Commercio (di Como) – stanno crescendo in maniera esponenziale.

Se si vuole adottare una legge che protegga veramente gli artigiani locali dalla concorrenza estera è necessario quindi prima conoscere a fondo il problema e capire chi “importa” la concorrenza estera. L’MPS aveva già interrogato il Consiglio di Stato (Interrogazione 6 dicembre 2016 n. 197.16 LIA: chi “importa” la concorrenza sleale in Ticino?) per sapere quanti notificati vengono assunti da imprese. In tutta risposta (un anno dopo) ci sono state fornite globali le cifre contenute in un documento che noi stessi avevamo citato nell’interrogazione e da cui avevamo tratto il dati. Nella risposta all’interrogazione 197.16 il Consiglio di Stato precisa che la Commissione paritetica dell’edilizia e dei rami affini, la Commissione paritetica per i rami della tecnica della costruzione e delle metalcostruzioni e L’Associazione interprofessionale di controllo hanno a disposizione la lista della notifiche. Sarebbe pertanto possibile fornire dati dettagliati su quante imprese e quanti privati chiamano notificati. Se gli artigiani e gli impresari costruttori chiedono allo Stato una legge che li protegga dalla concorrenza sleale, mi sembra corretto che mettano almeno a disposizione del Gran Consiglio dati affidabili su chi importa questa concorrenza, per evitare di votare un’altra legge inutile. Non si tratta di violare la privacy e citare nomi e cognomi, come era avvenuto ad esempio quando la lista di controllo del’AIC era stata fornita al settimanale Il Caffè, ma di fornire dati per capire quale percentuale di notificati giunge in Ticino su richiesta delle imprese stesse.

Sottolineiamo inoltre che - secondo quanto affermato dallo stesso Consiglio di Stato nella risposta alla nostra interrogazione 126.17 - “il Cantone finanzia il 50% dei costi salariali sostenuti dall’AIC (50% di 6 unità ispettive), oltre a fr. 20'000.- di spese amministrative, per un importo complessivo di fr. 220'000.-. Il Cantone versa anche un sussidio all’AIC dal 2002 (inizialmente il sussidio corrispondeva a un forfait di CHF 100'000.-).

Sempre in base alla stessa risposta, il Cantone finanzierà anche il costi di 4,5 unità ispettive della Commissione paritetica cantonale dell’edilizia e genio civile (finora 2) e 1 unità ispettiva per le CP tecnica della costruzione e metalcostruzioni (finora 1). Visto che il cantone investe soldi pubblici, la trasparenza mi pare doverosa verso i contribuenti".

Fatte queste premesse Pronzini pone le seguenti domande al Consiglio di Stato:

1. Quante giornate di lavoro svolgono in Ticino le “assunzioni di impiego” su richiesta delle aziende e quante su richiesta di privati?
2. Quante giornate di lavoro svolgono in Ticino i “prestatori di servizio indipendenti” (padroncini) su richiesta delle aziende e quante su richiesta dei privati?
3. Quante giornate di lavoro svolgono in Ticino il distaccati su richiesta delle aziende e quanti su richiesta dei privati?
4. Quale è la percentuale di “assunzioni di impiego” controllate e quale il tasso di abusi riscontrato?
5. Quale è la percentuale di “prestatori di servizio indipendenti” controllati e quale la percentuale di abusi?
6. Quale è la percentuale di distaccati controllati e quale la percentuale di abusi?
7. Sul totale degli abusi riscontrati quanti coinvolgono notificati chiamati da aziende e quanti quelli chiamati da privati?
8. Quanti notificati vengono assunti tramite le agenzie interinali svizzere e quanti attraverso altri canali? Quali sono questi altri canali?

Redazione | 9 nov 2018 10:15

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