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Alla sbarra due funzionari di polizia

Devono rispondere di sequestro di persona e abuso di autorità. Avrebbero rinchiuso un sospettato in una cella a Lugano

Due funzionari di polizia dovranno comparire in Pretura penale a gennaio per le modalità di un arresto e di un interrogatorio avvenuti nel 2008. Le accuse nei loro confronti (per cui vige la presunzione d'innocenza) sono di sequestro di persona e abuso di autorità. 

I due, riferisce il Corriere del Ticino, avrebbero rinchiuso in una cella sita in una stanza della sede della polizia cantonale in via Bossi a Lugano una persona allora sospettata di pornografia (sospetti poi mai provati), che all'epoca era professionalmente a contatto con i bambini. Secondo l'accusatore privato la cella sarebbe stata particolarmente angusta, mentre per la difesa sarebbe un normalissimo spazio in cui collocare le persone in stato di fermo.

Il motivo per cui il rinvio a giudizio giunge a un decennio dai fatti è che l'indagine nei confronti dei due è stata complicata. Del caso si sono occupati diversi procuratori (nell'ordine: Nicola Respini, Chiara Borelli – poi ricusata – l'ex procuratore generale John Noseda e, ora, l'attuale procuratore generale Andrea Pagani, che ha ereditato l'incarto). L'ex procuratore generale Noseda per esempio aveva sposato la tesi difensiva, anche lui convinto che non vi fosse stato abuso di potere e che la cella fosse adeguata. Per questo aveva firmato due decreti d'abbandono. Ma la Corte dei reclami penali (CRP), sollecitata dai legali della persona arrestata, li aveva entrambi annullati. Prima chiedendo un complemento d'inchiesta, poi chiedendo il promovimento delle accuse in base al principio in dubio pro duriore. In altre parole, è stato deciso che la vicenda dovrà andare davanti a un giudice e che starà a lei o a lui decidere se quel giorno di dieci anni fa nella sede di via Bossi della polizia cantonale è stato commesso o meno un reato.

Maggiori dettagli nell'edizione odierna del Corriere del Ticino 

Redazione | 9 nov 2018 06:00

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