Accedi
Commenti 3

No all’isolamento della Svizzera e all’iniziativa per l’autodeterminazione

Se l’iniziativa venisse accettata, diverse centinaia di importanti accordi internazionali sarebbero oggetto di una riserva permanente e diversi dovrebbero essere rinegoziati

Oggi a Giubiasco è stata lanciata la campagna contro l’iniziativa per l’autodeterminazione. Il comitato interpartitico cantonale "No all’isolamento della Svizzera" ha presentato i rischi legati all’accettazione dell’iniziativa.

La Svizzera deve gran parte del suo successo e del suo benessere agli scambi commerciali con altri Stati. Due franchi su cinque sono guadagnati grazie alle esportazioni dei nostri prodotti e servizi. È dunque di importanza vitale mantenere i circa 600 accordi economici, nell’interesse anche delle 97'000 imprese esportatrici.

Se l’iniziativa venisse accettata, diverse centinaia di importanti accordi internazionali sarebbero oggetto di una riserva permanente e diversi dovrebbero essere rinegoziati o addirittura denunciati.

Inoltre, l’iniziativa rimette in discussione la credibilità dell’impegno della Svizzera in materia di protezione dei diritti umani. Attaccando direttamente la Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU), l’iniziativa minaccia direttamente la protezione giuridica di cui beneficiano i cittadini e le cittadine svizzeri residenti all'estero.

Con un'economia aperta e fortemente interconnessa su scala internazionale, la Svizzera ha bisogno di relazioni stabili e affidabili con l'estero. Il diritto internazionale, che è di grande importanza soprattutto per i piccoli Stati come la Svizzera, è alla base di tali relazioni poiché consente agli Stati di promuovere i propri interessi a livello internazionale e pone le basi per la competitività, il successo e la prosperità.

L’iniziativa isola la Svizzera sulla scena internazionale rimettendo in discussione la sua reputazione di partner affidabile. Instaurando la supremazia del diritto costituzionale sul diritto internazionale, l’iniziativa destabilizzerebbe profondamente il nostro ordinamento giuridico e susciterebbe una grande incertezza in Svizzera e all’estero. La nostra reputazione di partner affidabile verrebbe indebolita.

Quale Stato vorrebbe ancora concludere un accordo con noi, se ci riservassimo sempre il diritto in qualsiasi momento di non onorare i nostri impegni? In una simile condizione sarebbe molto difficile, se non impossibile, ampliare la nostra rete di accordi economici, di fondamentale importanza per il nostro paese.

L’iniziativa è contraria ai valori umanitari della Svizzera

La Svizzera è conosciuta in tutto il mondo per la sua lunga tradizione umanitaria. La patria della Croce Rossa non può voltare la schiena al diritto internazionale. Se l’iniziativa venisse accettata, la Svizzera non sarebbe più tenuta a rispettare la Convenzione europea dei diritti
dell’uomo (CEDU), visto che quest’ultima non è stata sottoposta a referendum. Ciò avrebbe delle pesanti conseguenze. In primo luogo, gli svizzeri e le imprese elvetiche sarebbero privati della protezione garantita dalla CEDU. Inoltre, l’immagine della Svizzera, sede di numerose organizzazioni internazionali e ONG, perderebbe credibilità e la nostra posizione internazionale di partner contrattuale affidabile sarebbe indebolita.

L’iniziativa è un attacco al nostro Stato di diritto e al pragmatismo svizzero

Perfino il titolo è fuorviante, un "sì" non garantirebbe una maggiore autodeterminazione nazionale, ma introdurrebbe vincoli più rigidi. L’iniziativa per l’autodeterminazione non è amica della democrazia diretta come vorrebbero farci credere i suoi sostenitori. Oggi la Svizzera ha a disposizione diverse opzioni per affrontare le contraddizioni tra diritto nazionale e internazionale. In passato ci si è sempre trovati bene con soluzioni pragmatiche, che però l’iniziativa renderebbe impossibili. Oltre ai diritti umani, l'iniziativa dell’UDC attacca anche la separazione dei poteri come fondamento del nostro Stato democratico costituzionale. Lo scopo degli iniziativisti è quello di mettere a tacere il Tribunale federale nell'applicazione del diritto internazionale. L'iniziativa mette in discussione elementi fondamentali dello Stato di diritto e della separazione dei poteri.

In conclusione, l’iniziativa per l’autodeterminazione indebolisce irreparabilmente le fondamenta della democrazia svizzera, fa sì che la Confederazione non rispetti i propri impegni ed emargina il nostro paese dal punto di vista economico e della politica estera. Una vasta alleanza combatte contro l’iniziativa per l’autodeterminazione: Il Consiglio federale, il Parlamento e i Cantoni raccomandano di votare NO all’iniziativa per l’autodeterminazione il prossimo 25 novembre. Anche il PLR, il PPD, il PS, i Verdi liberali, il PBD, il PEV e i Verdi, le associazioni economiche, i sindacati e numerosi rappresentanti della società civile respingono l’iniziativa in modo netto.


Contatti:
- Alessandra Alberti, Direttrice Chocolat Stella SA
- Bruno Balestra, già Procuratore Generale, Repubblica e Cantone Ticino e co-presidente del comitato “Uniti dal diritto”
- Marina Carobbio Guscetti, Consigliera nazionale PS
- Giovanni Merlini, Consigliere nazionale PLR
-  Marco Romano, Consigliere nazionale PPD

Per maggiori informazine: www.isolamento-no.ch

Redazione | 15 ott 2018 16:36

Vuoi dire la tua sull'argomento? Clicca 'Commenti'